Ma il ministro Giovanni Tria ha vinto le elezioni? In lista con Boeri?

Ma il ministro Giovanni Tria ha vinto le elezioni? In lista con Boeri?
20 luglio 2018

Pare che il suo unico obiettivo sia mettere i bastoni tra le ruote al governo Conte-Di Maio-Salvini. Lo ha fatto con il ‘Decreto dignità’ e lo sta facendo con la Cassa Depositi e Prestiti. Da non eletto vuole dettare l’agenda economica ai due partiti che hanno avuto mandato popolare…

Già al momento della nascita del governo Movimento 5 Stelle-Lega, la nomina, con il placet del Quirinale, di Giovanni Tria al Ministero dell’Economia, dopo il no a Paolo Savona per le sue posizioni critiche sull’euro, qualche sospetto l’aveva destato. Un uomo dell’establishment in un ruolo chiave per bloccare l’azione politica dei due partiti che hanno vinto le elezioni?

Sospetti che, oggi, si amplificano. Con la vicenda della nomina dei vertici della Cassa depositi e prestiti, vero e proprio ‘forziere’ dello Stato, su cui è stallo. Il ministro Tria, infatti, vorrebbe imporre un suo uomo (gradito a Bruxelles?) contro il parere del premier, Giovanni Conte e dei due vice premier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

In pratica Tria vorrebbe assumere su di sé il potere di dettare l’agenda economica al governo. Come se avesse vinto le elezioni e avesse lui le chiavi dell’agenda politica.

Lo ripetiamo: è stato messo lì apposta?

Certamente solo due ‘fessacchiotti’ potrebbero cedere ai suoi diktat che sarebbero, peraltro, il de profundis del governo del cambiamento. La trappola è lì, bisogna vedere se ci cascheranno.

“Il problema- ha detto Conte- non è se ci sono o meno divergenze sulle nomine. Sono nomine importanti, perché Cassa depositi e prestiti è uno strumento chiave per quanto riguarda la politica nazionale e ha un rilievo strategico. Quindi è ovvio che vogliamo meditare bene sulle nomine e quindi ci stiamo riflettendo bene per non sbagliare”.

Insomma, per il momento Tria è all’angolo, ma se è vero che il suo nome è gradito alla solita nomenklatura, c’è da scommettere che non si rassegnerà facilmente. Questa è gente che della volontà popolare se ne infischia. E, d’altronde, siamo abituati ad essere governati da gente mai passata dalle urne.

Sta a Di Maio e a Salvini, insieme con Conte, mettere i puntini sulle ‘i’.

Da aggiungere che non è la prima volta che Tria mette i bastoni tra le ruote a chi è stato eletto per attuare un programma preciso.

Lo ha fatto anche con il cosiddetto ‘Decreto dignità’. Invece di occuparsi della copertura finanziaria, come dovrebbe, il Ministero dell’Economia, con la “manina”, ha inserito nel provvedimento una relazione sui presunti effetti negativi sull’occupazione.

La tensione è salita alle stelle e, probabilmente, per nascondere la spaccatura, da entrambe le parti hanno negato dissapori nel merito. Ma il danno era fatto. Adesso ad assumersi le responsabilità delle critiche è Tito Boeri, presidente dell’Inps, considerato un esponente “dell’opposizione” (un altro che fa politica senza essersi candidato), ma a microfoni spenti nessuno crede che Tria sia ‘innocente’.

A proposito di questa relazione, chiaramente mirata a denigrare il provvedimento del vice premier e Ministro Di Maio, ovvio che si tratta di stime discrezionali.

Come si legge sull’Huffington Post, in un articolo di Stefano Fassina, la relazione  non ha “nulla di oggettivo, nonostante la conciliante accusa di negazionismo economico” da parte del Presidente dell’Inps a chi osa criticare. Sono frutto di un paradigma economico, l’impianto neo-liberista, assolutizzato da decenni e sbandierato come “tecnico”. In realtà, uno dei paradigmi possibili. Uno, soltanto uno. La teoria economica, come riconosciuto dagli economisti “classici”, è politica: dipende dalle visioni del mondo, dall’ideologia, presente anche quando negata in nome di neutre valutazioni empiriche”.

E ancora:

“La scelta dell’Inps è legittima, ma è ‘politica’, non è l’unica possibile”.

Insomma Tria e Boeri cercano di imporre la loro visione politica al programma economico del governo. A che titolo?

A chi chiede a Di Maio se il Movimento sia pronto a chiedere le dimissioni del ministro dell’Economia Giovanni Tria, risponde “mai chieste, assolutamente”.

Fa male. Dovrebbero sbarazzarsene immediatamente. E poi rimpiazzare anche Boeri. Sono stati eletti con un programma preciso. E questi due personaggi sono lì per mettere i bastoni tra le ruote.

Ps

Scommettiamo che i soliti noti chiederanno le dimissioni di Paolo Savona per l’inchiesta sulla presunta usura bancaria relativo al periodo in cui era ai vertici di Unicredit? A questo proposito, il Procuratore di Campobasso, Nicola D’Angelo, ha specificato che “le indagini – tuttora nella fase preliminare – sono volte, come per legge, a verificare sia l’effettiva configurabilità del reato prospettato in denuncia sia, in caso affermativo, le posizioni e le condotte dei singoli soggetti astrattamente coinvolti”.

I soggetti coinvolti sono 22. Tra questi anche Alessandro Profumo e Fabio Gallia, attuale amministratore delegato e direttore generale di Cassa Depositi e Prestiti. Sono pochi i banchieri che non sono stati indagati per questa ipotesi di reato.

L’inchiesta su tassi usurai parte dalla denuncia di una società che in passato ha realizzato parchi eolici nel Sud Italia. I fatti sono riferiti al periodo 2005-2013.

All’epoca dei fatti contestati, il ministro era ai vertici della Banca di Roma, oggi Unicredit, e “non aveva competenza sui tassi di interesse”, riferiscono all’ANSA fonti vicine allo stesso Savona.

“È un’inchiesta tutta da svolgere ancora: la richiesta di proroga non dice nulla, né di grave né di meno grave”; c’è “bisogno di tempo ed è un atto dovuto”, ha detto il capo della Procura di Campobasso, Nicola D’Angelo all’ANSA. La materia bancaria, sottolinea D’Angelo, è un filone “per cui sono necessarie consulenze approfondite”.

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