Presidente Musumeci, ma non doveva applicare lo Statuto? L’art. 21 ad esempio…

Presidente Musumeci, ma non doveva applicare lo Statuto? L’art. 21 ad esempio…
5 luglio 2018

Illustrando all’Ars  le linee programmatiche del suo governo, il Presidente della Regione parlava di applicazione dello Statuto e della necessità di rivedere gli accordi firmati da Crocetta con Roma. E ora?

Ad otto mesi dal suo insediamento, possiamo cominciare a fare un bilancio dell’azione politica intrapresa dal Presidente della Regione, Nello Musumeci. Qui vi parliamo, nel dettaglio, della manovra economica che rischia di essere ghigliottinata da Roma, ma in questo post vogliamo soffermarci su un aspetto fondamentale per il futuro della Sicilia e a noi molto caro: l’applicazione dello Statuto siciliano.

Lo ha detto lui, sia in campagna elettorale che durante le dichiarazioni programmatiche all’Ars lo scorso Gennaio: “Chiediamo la piena applicazione dello Statuto” ha tuonato Musumeci. 

Ebbene, a che punto siamo? L’impressione è che non si stia facendo proprio nulla nemmeno per una parziale applicazione, figuriamoci quella “piena”.

L’articolo 21 dello Statuto, ad esempio, che recita così:

“Il Presidente è Capo del Governo regionale e rappresenta la Regione.
2. Egli rappresenta altresì nella Regione il Governo dello Stato, che può tuttavia
inviare temporaneamente propri commissari per la esplicazione di singole funzioni statali.
3. Col rango di Ministro partecipa al Consiglio dei Ministri, con voto deliberativo
nelle materie che interessano la Regione”.

Quante volte è andato a Roma, signor Presidente, per partecipare al Consiglio dei Ministri?

Sia gentile, ci risparmi di ricordarci quella volta che ha mandato il suo assessore, Marco Falcone: tutto ha fatto tranne che difendere la Sicilia. 

Ha solo annuito mentre il Consiglio dei Ministri approvava il decreto legislativo sull’Iva, quello che sancisce e ‘legalizza’- per quanto incostituzionale perché totalmente in contrasto con lo Statuto (che ha rango costituzionale)- lo scippo di queste risorse che spetterebbero ai siciliani e che, invece, vengono trattenute da Roma.

Una trappola di Forza Italia (partito di Falcone) che non voleva dare dispiaceri al Governo Gentiloni? E a lei, come mai è venuto in mente di mandare a Roma un berlusconiano?

Insomma, presidente, certo lei per farsi eleggere, ha accettato un patto col “diavolo”, ma diventarne servi lede alla sua dignità oltre che agli interessi dei siciliani.

Ora, peraltro, a Roma, non c’è più il governo targato PD-Forza Italia e quello nuovo potrebbe rappresentare una chance per la Sicilia, o comunque, una via tutta nuova da esplorare in tema di rivendicazione dei diritti della nostra isola.

Oppure adesso ci dobbiamo preoccupare di non irritare la Lega di Salvini?

Lei è o non è il Presidente dei siciliani?

Se lo ricorda che aveva promesso di rivedere gli accordi scellerati firmati dalla banda Crocetta-Baccei con Roma? Tutti, come lei spesso ricordava in Aula da semplice deputato, assolutamente penalizzanti per la Sicilia?

Come è possibile che al ragioniere generale dello Stato non risulti nessuna trattativa in corso per modificarli?

 

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