Decreto dignità: se Confindustria e PD sono contrari significa che è giusto

Decreto dignità: se Confindustria e PD sono contrari significa che è giusto
4 luglio 2018

Con il Decreto dignità il Governo Conte-Di Maio-Salvini assesta un duro colpo al padronato, cominciando a smantellare la legge infame denominata Jobs Act. Le imprese che si prendono le agevolazioni dello Stato italiano e poi delocalizzano all’estero dovranno restituire i soldi. Introdotto il divieto di pubblicità per il gioco d’azzardo. Insomam, i grillini e i leghisti fanno quello che avrebbe dovuto fare la sinistra… 

Il primo dato politico – a proposito del Decreto dignità varato dal Governo Conte-Di Maio-Salvini – che deve fare riflettere è la contrarietà di Confindustria (l’organizzazione imprenditoriale che in Sicilia, per anni, ha avuto il volto di Antonello Montante, mai mollato da Confindustria nazionale). Ebbene, se Confindustria è contraria, significa che il provvedimento è giusto.

Il secondo dato politico è la contrarietà a questo provvedimento da parte del PD: anche in questo caso, le critiche del Partito Democratico – ormai allineato a Confindustria e contro il lavoratori – ci dicono che il Decreto dignità è più che giusto: è giustissimo!

Partendo da questi punti-cardine non possiamo non osservare la montagna di critiche al provvedimento da parte della cosiddetta ‘Grande informazione’ italiana. Anche questo è un segnale preciso: significa che il Decreto dignità fa gli interessi dei lavoratori e non delle lobby.

Vediamo, adesso, di raccontare, per grandi linee, cosa prevede i Decreto dignità.

Di fatto, il provvedimento assesta un colpo duro al Jobs Act, l’infame legge sul lavoro – o meglio, sulla precarizzazione del lavoro – che le multinazionali che controllano l’Unione Europea stanno cercando di imporre in tutta l’Europa.

Ad introdurre in Italia questa legge infame, che rende precario il lavoro, è stato il Governo Renzi e il suo PD. Ed è anche logico: per fare ingoiare ai lavoratori questa vergogna ci voleva un Governo di ‘sinistra’.

Così il PD renziano e il passato Parlamento di ‘nominati’ hanno introdotto il Jobs Act. Ma i lavoratori non hanno seguito Renzi, tant’è vero che, alle ultime elezioni politiche, il Partito Democratico è scivolato al 18%.

Il mondo del lavoro italiano – o meglio, i lavoratori – sono contrari al Jobs Act: e infatti, alle elezioni dello scorso 4 marzo, hanno premiato i due partiti contrari al Jobs Act: il Movimento 5 Stelle e la Lega.

Contrariamente a quello che facevano Renzi e il PD che, quando governavano, dicevano una cosa e poi facevano l’opposto, il Governo dei grillini e dei leghisti sta mantenendo l’impegno che ha assunto con gli elettori, cominciando a smontare il Jobs Act.

Confindustria e, in generale, il padronato e gli organi di informazione espressione dello stesso padronato sbraitano. E questo ci sta: hanno preso una botta in testa e si lamentano.

In questo c’è anche un lato divertente: perché è davvero divertente vedere il mondo del PD e i vari corifei di questo partito allo sbando attaccare un provvedimento che ha la sola colpa di difendere i lavoratori dal precariato.

Non gli piace la “rapidità” con la quale è stato approvato il provvedimento, non gli piace la ‘forma’, non gli piace la ‘sostanza’: non gli piace niente del no-Jobs Act.

La verità è che al PD e ai suoi alleati non piace il fatto che il Governo grillino-leghista, battezzato di ‘destra’, abbia adottato un provvedimento di sinistra!

La cosa che il padronato non riesce proprio a digerire è l’aumento del costo dei licenziamenti. Con Renzi e con il PD i licenziamenti erano diventati il pane quotidiano delle imprese nel nome della santa “flessibilità”, con la CGIL che faceva finta di opporsi ma che, di fatto, contro questa vergogna non ha mai fatto le barricate.

Ora sono arrivati i grillini e i leghisti e, senza tanta filosofia, hanno stabilito, per legge, che per il padronato licenziare avrà un costo maggiore. Nell’Europa dell’euro, delle multinazionali, del CETA, del grano avvelenato, dell’ortofrutta mondializzata che ‘deve’ sostituire quella italiana l’aumento dei costi per le imprese che licenziano i lavoratori è una ‘tagliatina’ di faccia. Ma se la dovranno ‘assuppare’. Per giunta in un decreto che verrà poi convertito in legge!

I ‘Giornaloni’ fanno notare che non ci sono incentivi per trasformare il lavoro a tempo determinato in lavoro a tempo indeterminato. Dimenticando di precisare che questo non si può fare a causa degli strozzini che gestiscono la moneta unica europea. Ennesima dimostrazione che il sistema euro penalizza i lavoratori.

Al padronato non piace nemmeno la norma che penalizza le imprese che delocalizzano all’estero dopo aver intascato le agevolazioni. In pratica, le imprese che si ‘ammuccano’ le agevolazioni (cioè i soldi) italiani e poi, dopo qualche anno, se ne vanno all’estero dovranno restituire i soldi che hanno tolto agl’italiani.

Un provvedimento sacrosanto: ci vuole veramente coraggio ad affermare che è giusto che le imprese, dopo aver fatto man bassa di fondi pubblici del nostro Paese, hanno anche il diritto di andarsene in un altro Paese dove il costo del lavoro è più basso! Eppure, non ci crederete!, ci sono persone che attaccano l’attuale Governo italiano per aver adottato un provvedimento che, alla fine, difende, contemporaneamente, le ‘casse’ dello Stato italiano e i lavoratori del nostro Paese. Incredibile, ma vero!

Non è finita. Al padronato – e figurati! – non piace nemmeno il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo, fatti salvi i contratti in essere. Il Governo Conte-Di Maio-Salvini, alla fine, sta cercando di assestare un colpo a chi sfrutta l’ingenuità di milioni di italiani che, ogni anno, si rovinano con il gioco d’azzardo.

Invece di plaudire a un provvedimento che prova a tutelare le persone, soprattutto le più fragili e più deboli, attaccano l’attuale Governo perché, così facendo, si ledono gli interessi dei concessionari di questi giochi e dei editori e delle società di calcio che beneficiavano delle sponsorizzazioni di tale settore.

Insomma, per chi critica l’introduzione del divieto di pubblicità del gioco d’azzardo la vita di milioni di persone vale meno degli interessi di chi specula sul gioco d’azzardo sulla pelle di milioni di persone…

QUI IL TESTO DEL DECRETO DIGNITA’

 

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