Raffineria di Augusta: dopo i russi della Lukoil arrivano gli algerini della Sonatrach

Raffineria di Augusta: dopo i russi della Lukoil arrivano gli algerini della Sonatrach
9 maggio 2018

L’area industriale di Siracusa si conferma una ‘colonia’ ormai in vendita al migliore offerente. La preoccupazione dei sindacati che temono per i posti di lavoro. Dell’inquinamento si occupa solo Padre Palmiro Prisutto. Per la Sicilia la Sonatrach non è una novità. La compagnia petrolifera di Stato algerina, dai tempi di Verzotto, non ha portato fortuna alla nostra Isola… 

Dopo i russi della Lukoil nel pianeta delle raffinerie di Augusta arriva la compagnia petrolifera di Stato dell’Algeria, la Sonatrach. Gli algerini hanno rilevato la raffineria Esso di Augusta insieme con i depositi carburante di Augusta, Palermo e Napoli e relativi oleodotti.

In un articolo pubblicato da La Sicilia di Catania leggiamo una dichiarazione di Gianni Murano, presidente e amministratore delegato della Esso Italiana:

“La decisione è frutto di un’approfondita e attenta valutazione. Il nostro impegno in Italia, dove operiamo da oltre 125 anni, non viene affatto meno”.

“La Esso Italiana e le società del Gruppo ExxonMobil – leggiamo sempre su La Sicilia – sottoscriveranno con Sonatrach anche contratti pluriennali di natura commerciale e tecnologica relativi alla fornitura di prodotti petroliferi, ad attività operative e di sviluppo e all’utilizzo dei depositi carburante di Augusta, Palermo e Napoli. L’accordo non ha riflessi sulle stazioni di servizio a marchio Esso, sui clienti, distributors e grossisti carburanti e lubrificanti”.

Non mancano le dichiarazioni dei manager della Sonatrach:

“Sonatrach è estremamente orgogliosa di effettuare in Italia, in particolare ad Augusta, il suo primo investimento internazionale nel settore della raffinazione – ha detto Abdelmoumen Ould Kaddour, Chairman -. Ci impegniamo a mantenere i livelli occupazionali, la continuità gestionale, l’eccellenza operativa e gli elevati standard in materia di salute, sicurezza e ambiente. Il nostro obiettivo è una presenza di lungo termine”.

La cessione dovrebbe materializzarsi alla fine di quest’anno. Advisor della società algerina era Societè Generale.

Tutto a posto, allora? Il mondo sindacale siciliano non sembra molto felice della piega che sta prendendo la vicenda. La CISL siciliana ha diramato un comunicato dai toni piuttosto preoccupati:

“La Esso Italiana vende la raffineria di Augusta e i depositi logistici di Palermo, Augusta e Napoli alla Sonatrach, azienda di Stato algerina. È quanto hanno appreso i 660 dipendenti diretti dell’azienda durante l’informativa annuale tenutasi in data odierna, quando il management della società ha esposto la decisione, presa senza alcun preavviso alle organizzazioni sindacali. La scelta da parte della direzione aziendale ha sortito pesanti proteste da parte dei lavoratori e delle Segreterie Nazionali, delle strutture territoriali e del Coordinamento delle RSU Esso Italiana,
che hanno così visto violato il Protocollo sulle Relazioni sindacali in vigore tra le parti, che disciplina peraltro la gestione concordata delle criticità”.

“La preoccupazione dei sindacati – prosegue la nota della CISL – è estesa anche alle rimanenti attività che restano in capo alla Esso Italiana (la sede centrale, le attività commerciali, lo stabilimento di Vado Ligure, la raffineria SARPOM, i depositi di Chivasso, Arluno e Genova Calata Canzio, la direzione chimica di Milano)”.

“Deprecabile la decisione della Esso Italiana – hanno espresso le
Segreterie nazionali di Filctem, Femca e Uiltec – che mette a rischio
l’occupazione e lo stesso tessuto industriale e produttivo del nostro
Paese. Pertanto, le Segreterie di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno
immediatamente inviato una richiesta di incontro presso il ministero dello Sviluppo Economico, alla presenza della direzione della Esso Italiana e della società acquirente Sonatrach, per confrontarsi sul futuro lavorativo dei 660 dipendenti coinvolti e sulle prospettive per le restanti attività industriali nel nostro Paese”.

“Nel frattempo – conclude i comunicato della CISL – è proclamato lo stato di agitazione con sospensione di ogni prestazione straordinaria e il rigido rispetto delle procedure lavorative, oltre a un ciclo di assemblee con i lavoratori entro il prossimo venerdì 11 maggio per un aggiornamento tempestivo sulla situazione”.

Preoccupazione viene espressa anche dalla UIL per bocca del suo segretario nazionale, il siciliano Carmelo Barbagallo, e del segretario generale della UILTEC, Paolo Pira:

“La decisione di Esso di procedere alla cessione della raffineria di Augusta, dei depositi di prodotti petroliferi di Augusta, Palermo e Napoli per un numero complessivo di 700 lavoratori diretti e 900 dell’indotto alla algerina Sonatrach è inaccettabile. E’ l’ennesima prova della necessità di regole europee e internazionali che impediscano alla multinazionali di assumere unilateralmente decisioni dalle gravi ripercussioni sociali”.

Per Barbagallo e Pirani, si tratta di una exit strategy dall’Italia da parte di Esso:

“Occorre – dicono i due sindacalisti della UIL – una presa di posizione forte ed una assunzione di responsabilità di tutti per salvaguardare patrimoni industriali e posti di lavoro. Nonostante il momento, interesseremo immediatamente il Governo per le azioni necessarie del caso. Coinvolgeremo i lavoratori nelle azioni necessarie alla difesa dell’occupazione in un territorio come quello siracusano già pesantemente provato”.

Non abbiamo visto il comunicato della CGIL, che a Siracusa è ‘industrialista’ fino al midollo.

Che dire di questa storia? Che in queste ore nessuno si è preoccupato del fatto che questa raffinerie inquinano da decenni. La Sicilia, per la cronaca, raffina quasi il 50% del petrolio italiano. In cambio non ha avuto nulla.

Come ha ricordato il leader storico degli indipendentisti siciliani, Giuseppe ‘Pippo’ Scianò, la politica siciliana, solo una volta, nei primi anni ’80 del secolo passato, ha rivendicato la defiscalizzazione della benzina. Vennero raccolta oltre 50 mila firme. Si arrivò a un disegno di legge di iniziativa popolare che i parlamentari nazionali eletti in Sicilia dell’epoca lasciarono cadere.

In questi giorni il Presidente della Regione, Nello Musumeci, ha riesumato la richiesta di defiscalizzazione della benzina. Ma con l’Unione Europea dell’euro che chiede all’Italia una manovra di 4-5 miliardi di euro è probabile che la proposta di Musumeci non venga nemmeno presa in considerazione.

In ogni caso, il più grande problema dell’area industriale di Siracusa non sono gli agenti inquinanti prodotti dalle raffinerie e, in generale, dalle attività industriali. Ai sindacati e ai Governi regionali, delle persone che si ammalano e muoiono nel ‘triangolo’ comparso tra Priolo, Melilli e Augusta non glien’è mai fregato niente e continua a non fregargliene niente.

Una delle poche voci che in questi anni sta provando a sollevare questo problema è un sacerdote, Padre Palmiro Prisutto, che la politica di Siracusa – in assoluto, storicamente, una delle peggiori della Sicilia – ha provato, brigando con le alte gerarchie della Chiesa siciliana, ad allontanare. Operazione per fortuna non non riuscita (QUI UN ARTICOLO SU DON PALMIRO PRISUTTO).

Tornando agli algerini, la Sonatrach, per la Sicilia, non è una novità. Per essere precisi, alla nostra Isola la compagnia petrolifera dell’Algeria non ha mai portato fortuna.

Tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 del secolo passato l’allora presidente dell’Ente Minerario Siciliano (EMS), Graziano Verzotto (un veneto arrivato nella nostra Isola tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 con l’allora presidente dell’ENI, Enrico Mattei) aveva progettato di realizzare un metanodotto per collegare l’Algeria alla Sicilia. Il progetto prevedeva che una quota del gas algerino sarebbe rimasto in Sicilia a costo zero.

All’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) non c’era più Mattei, che era stato assassinato in circostanze in buona parte chiarite molti anni dopo (ottimo, sotto questo punto di vista, il libro Profondo nero scritto da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza). Dell’ENI si erano impossessati gli avversari di Mattei, filo americani (Mattei, invece, aveva aperto alla Russia comunista) e sfruttatori della Sicilia.

I ‘capi’ dell’ENI di allora dissero che il metanodotto era un’opera che non stava né in cielo, né in terra. Mentivano. Nel 1974 Verzotto, guarda caso, ‘scivolò’ in uno scandalo che sembrava essere stato ‘confezionato’ su misura per lui.

Del progetto del metanodotto si impossessò l’ENI. Così il progetto che “non stava né in cielo, né in terra” si realizzò, sotto l’egida dell’Ente Nazionale Idrocarburi. Il presidente della Regione siciliana dell’epoca, il democristiano Angelo Bonfiglio, e l’assessore all’Industria dell’epoca, il socialista Nicola Capria, provarono, in verità, a far assegnare alla Sicilia una quota del metano algerino a costo zero.

Ma anche questo passaggio dell’accordo con ENI e Algeria – al pari di tanti articoli dello Statuto siciliano – è rimasto sulla carta.

Sui danni prodotti in Sicilia dall’ENI post Mattei non c’è bisogno di dire nulla: sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti.

IN QUESTO ARTICOLO ABBIAMO PARLATO DELLA LUKOIL IN SICILIA

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Foto tratta da lasicilia.it

 

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