Puntare su due Governi: uno nel Centro-Nord (Salvini) e l’altro al Sud (Luigi Di Maio)

Puntare su due Governi: uno nel Centro-Nord (Salvini) e l’altro al Sud (Luigi Di Maio)
5 aprile 2018

Un’idea per dare un Governo stabile all’Italia: due ‘Governi di fatto’: uno al Sud a guida Movimento 5 Stelle e uno al Centro Nord a guida Lega di Salvini. Fantasie incostituzionali? Assolutamente no: tutto in accordo con la Costituzione. Due Governi in uno che, in prospettiva, potrebbero liberare l’Italia da Renzi e da Berlusconi. Vi pare poco? 

Dicono che il Movimento 5 Stelle e la Lega non sarebbero compatibili. Magari è anche vero. Non sono compatibili perché diversi.

Non solo. I leghisti di Matteo Salvini sono fortissimi al Nord, forti al Centro e deboli al Sud; mentre i grillini di Luigi Di Maio sono fortissimi al Sud e presenti ma minoritari nel resto d’Italia.

Ma chi l’ha detto che non possono governare insieme?

Serve un po’ di fantasia. Si potrebbe sperimentare un’alleanza politica con due Governi di fatto: uno nel Centro Nord presieduto dal Salvini e uno al Sud presieduto da Di Maio.

Qualcuno ci prenderà per matti dicendo che l’idea è incostituzionale. Niente affatto: basta adattare l’idea alla Costituzione italiana.

Ci sarebbe un Presidente del Consiglio, che dovrebbe essere Di Maio, perché i grillini, piaccia o no, con il 32,5% dei consensi, sono il partito di maggioranza relativa; e ci sarebbe un vice Presidente del Consiglio, che dovrebbe essere Salvini.

Quanto ai Ministeri, questo dovrebbe essere il metodo: dove il Ministro è espresso dai grillini ci sarebbe un sottosegretario della Lega o dei sui alleati; e viceversa.

Dopo di che bisognerebbe stabilire le competenze: i grillini si occuperebbero del Sud e i leghisti – insieme con Forza Italia e Fratelli d’Italia – del Centro Nord Italia.

Questo consentirebbe a Di Maio di non trattare – e quindi di non accreditare – Berlusconi. Il leader dei grillini tratterebbe con il leader del centrodestra, che è Salvini e non l’ingombrante ex Cavaliere.

Se Salvini si vorrà tenere Berlusconi nel Governo, che se lo tenga pure: ma questo non dovrebbe passare per un accordo tra Di Maio e l’ex Cavaliere: sarebbero fatti interni al centrodestra.

Qualcuno dirà: Berlusconi potrebbe spingere gli eventuali Ministri di Forza Italia a occuparsi del Sud, rompendo il ‘Patto’ tra Di Maio e Salvini. Vero. Ma a parte che Salvini potrebbe, se ciò avvenisse, sbattere fuori dal Governo Berlusconi e i Ministri di Forza Italia, ci sono sempre il Consiglio dei Ministri e la maggioranza del Parlamento, che fungerebbero da ‘camere di compensazione’ per appianare eventuali diatribe.

In ogni caso, Di Maio e Salvini, in Parlamento e in Consiglio dei Ministri, dovrebbero avere la maggioranza. Berlusconi e Forza Italia si dovrebbero adeguare.   

La chiave di volta di questo esperimento di Governo sarebbe il Bilancio. O meglio, le entrate. L’accordo dovrebbe prevedere l’applicazione, fino alle estreme conseguenze, della legge nazionale sul federalismo fiscale. Che potrebbe anche essere cambiata, in chiave ancora più federalista: il Centro Nord dovrebbe tenersi tutte le imposte e le tasse pagate dai propri cittadini; la stessa cosa farebbe il Sud.

In pratica, chi lavora nel Centro Nord pagherebbe imposte e tasse nel Centro Nord; chi lavora al Sud pagherebbe imposte e tasse al Sud.

Ciò significa che le imprese del Centro Nord che hanno stabilimenti al  Sud, ma sede sociale nel Centro Nord, pagherebbero le imposte al Sud, come previsto dall’articolo 37 dello Statuto siciliano.

Del resto, chi ha proposto l’autonomia per Lombardia e Veneto non l’ha forse fatto ispirandosi proprio allo Statuto autonomistico siciliano? Quale migliore occasione per applicarlo sia al Sud, sia nel Centro Nord Italia?

Qualcuno potrebbe osservare: ma quest’impostazione non potrebbe far venire meno l’unità del Paese? Risposta: no.

I due capi dei ‘Governi di fatto’ e Ministri e Sottosegretari lavorerebbero all’unisono. Adottando provvedimenti che potrebbero essere uguali o diversi per le due aree del Paese a seconda delle esigenze.

Il Ministero centrale – quello dell’Economia – non dovrebbe creare problemi: basterebbe trovare un economista non servo degli interessi dell’Europa dell’euro e delle multinazionali: e ce ne sono tanti, anche molto bravi.

Sulla critica all’Unione Europea dell’euro al servizio delle multinazionali – questo è noto – grillini e Lega hanno tanti punti in comune.

Quanto al reddito di cittadinanza, con le imposte e le tasse pagate dai cittadini del Sud, il ‘Governo di fatto’ del Mezzogiorno a guida Di Maio potrebbe sperimentarlo nello stesso Sud.

Se al ‘Governo di fatto’ del Nord a guida Salvini il reddito di cittadinanza non piace, può anche evitare di metterlo in atto.

Del resto, è nel Sud che si concentra la maggior disoccupazione italiana, anche perché i Governi degli ultimi quindici anni e forse più hanno tagliato gli interventi ordinari al Sud: cosa, questa, che viene ribadita ogni anno dalla SVIMEZ.

Sugli altri fatti di Governo si dovrebbe procedere sempre su questa linea.

Esempio: il Centro Nord non vuole più immigrati? Bene. Se la gente di questa parte dell’Italia, in stragrande maggioranza, vuole questo perché scontentarla come hanno fatto fino ad oggi il PD, l’ex Ministro Alfano e via continuando con tutto il centrosinistra?

Il Sud, sotto questo profilo, è più tollerante. Ma essere tolleranti non significa essere stupidi. Il Sud può continuare ad aumentare – ovviamente fino a un certo punto – la presenza di immigrati nel proprio territorio.

Ma ad un patto: che a pagare tutte le spese, comprese quelle sanitarie, non siano i cittadini italiani, ma l’Unione Europea. A differenza di quanto è avvenuto fino ad oggi – costi degli immigrati caricati sulle spalle degl’italiani – a pagare, lo ribadiamo, deve essere la UE.

Trovando il modo di controllare il flusso di migranti, anche per fronteggiare i problemi di terrorismo. Come?

Intanto facendo un po’ di ordine.

In Italia approderebbero solo le Ong italiane.

Le Ong tedesche porterebbero i migranti in Germania.

Le Ong francesi porterebbero i migranti in Francia.

Le Ong spagnole porterebbero i migranti in Spagna.

Le Ong olandesi porterebbero i migranti in Olanda.

E via continuando.

E le emergenze e le richieste di assistenza in mare? Tranquilli: sempre con i soldi dell’Unione Europea si affitterebbero alcune grandi navi da crociera da tenere stabilmente nel Canale di Sicilia. Navi attrezzate di tutto punto sotto il profilo sanitario, con personale medico e paramedico.

Una Ong spagnola o tedesca porta migranti che hanno bisogno di assistenza? Se ne occuperebbero le navi da crociera con personale medico e paramedico attrezzato. Dopo di che – lo ribadiamo – ogni Ong si porterebbe i migranti nei rispettivi Paesi di provenienza.

Si creerebbe un bel po’ di posti di lavoro – medici, infermieri e altro personale per le navi da crociera attrezzate per i soccorsi in mare – e si eviterebbero gli sbarchi in Sicilia e nel resto d’Italia.

Tutto spesato dall’Unione Europea che finalmente, in materia di assistenza e solidarietà ai migranti, passerebbe dalle parole ai fatti. 

Sarebbe interessante osservare quante Ong non italiane resterebbero nel Mediterraneo per ‘salvare vite umane’ con la prescrizione di portare i salvati nei propri Paesi. Sarebbe l’occasione per misurare il reale spirito di umana solidarietà.

In Italia, a questo punto, arriverebbero solo i migranti salvati dalle Ong italiane. Con l’impegno che, per il mantenimento di questi migranti eventualmente portati nel nostro Paese, a pagare sia l’Unione Europea.

Questo sarebbe solo uno degli aspetti dell’Italia con due ‘Governi di fatto’.

Ognuno dei due Governi agirebbe secondo le proprie convenienze. Il Centro Nord vuole integrarsi con la Mitteleuropa? Si accomodi pure.

Il Sud potrebbe guardare al Mediterraneo, provando a farlo diventare un mare di pace. Una grande scommessa culturale e politica.

Del resto, le macro-Regioni non sono state inventate per questo?

In questo scenario sì che si potrebbero ipotizzare due macro-Regioni: una del Centro Nord e una del Sud.

Dov’è scritto che i provvedimenti ministeriali debbono essere uguali per tutta l’Italia? Le industrie della pasta del Centro Nord Italia – per citare un altro esempio – vogliono produrre pasta con il grano duro estero? Si accomodino pure. Poi saranno i consumatori a decidere quale pasta acquistare.

Il Sud avrebbe l’opportunità di facilitare l’affermazione di pastifici nei propri territori che produrrebbero pasta solo con il grano duro del Sud Italia. Vi pare poco?

Il discorso si allargherebbe a tutto l’agroalimentare. Siamo entrati o no nel tempo del Km zero, passaggio indispensabile per tutelare storia, tradizioni culturali dei territori e salute? Bene, non c’è migliore occasione per applicare tale principio: ogni Regione italiana si impegnerebbe a valorizzare il proprio territorio.

I due ‘Governi di fatto’ si dovrebbero impegnare a spingere gl’italiani a consumare italiano. Senza, però, ricorrere ai dazi doganali, ma con opportune campagne di informazione.

Il presidente americano Trump ha rispolverato i dazi doganali. L’Italia, per l’agroalimentare, non avrebbe bisogno di fare ricorso ai dazi doganali: basterebbe effettuare i controlli sulla salubrità dei prodotti.

Con severi controlli sulla sanità dei prodotti agroalimentari, molti prodotti che arrivano nel nostro Paese dalla Cina e dall’Africa verrebbero respinti.

Per un motivo semplice: in Cina e in Africa, per produrre a costi bassissimi frutta e ortaggi, non debbono solo schiavizzare i lavoratori, ma debbono utilizzare prodotti chimici a basso costo. Ma molti di questi prodotti chimici a basso costo l’Italia li ha banditi dalla propria farmacopea agricola negli anni ’60, ’70 e ’80 del secolo passato.

Cosa vogliamo dire? Che molta della frutta e molti degli ortaggi che arrivano da Cina e Africa, con severi controlli fitosanitari, verrebbero respinti perché tossici.

Per avere accesso al mercato italiano, i prodotti agricoli di Cina e Africa dovrebbero essere coltivati spendendo di più, perché i produttori di tali Paesi dovrebbero utilizzare tecniche colturali più costose: ma a quel punto i loro prodotti perderebbero competitività. E’ la legge di mercato, direbbero i fautori del libero mercato, no?

In ogni caso, ricordiamoci che i due ‘Governi italiani di fatto’, promuovendo i prodotti a Km zero – e quindi orientando i consumatori italiani verso i propri prodotti – renderanno la vita difficile ai chi vuole importare ortofrutta in Italia.

Questa politica agroalimentare – fatta in favore del popolo italiano (in testa gli agricoltori italiani) e non dei commercianti e degli speculatori – migliorerebbe la bilancia commerciale e, in generale, l’economia del nostro Paese.

Facciamo un esempio, giusto per illustrare nel dettaglio di cosa stiamo parlando.

La Sicilia, o meglio il popolo siciliano spende ogni anno circa 12 miliardi di euro per nutrirsi. Ebbene, oggi solo 2 miliardi di euro di tale spesa vengono utilizzati per l’acquisto di beni alimentari prodotti in Sicilia.

I restanti 10 miliardi di euro vengono spesi dai siciliani per acquistare prodotti agricoli che non sono coltivati in Sicilia e che arrivano da altre Regioni italiane e dall’estero.  

Questo avviene anche grazie alle dissennate politiche commerciali dei Governi regionali di centrosinistra e di centrodestra e dei Comuni siciliani amministrati sempre dal centrosinistra e dal centrodestra che, nel corso di questi anni (vedi Palermo e Catania!), hanno autorizzato l’apertura di un numero sconsiderato di grandi Centri commerciali che, in massima parte, vendono prodotti alimentari non siciliani!

Nel giro di qualche anno i cittadini siciliani potrebbero acquistare beni alimentari di consumo siciliani triplicando il consumo interno: se oggi i siciliani – come già accennato – acquistano solo 2 miliardi di euro di prodotti agricoli della nostra Isola, nel giro di qualche anno ne acquisterebbero almeno 6 miliardi.

Sarebbero 4 miliardi di euro in più all’anno che resterebbero in Sicilia, sostenendo gli agricoltori dell’Isola e, in generale, l’economia siciliana. Riducendo, in prospettiva, anche la spesa sanitaria, che aumenta anche a causa dei cibi contaminati, se non tossici, che oggi arrivano in Sicilia dall’universo mondo.

Non sappiamo cosa farebbero Salvini e i suoi alleati al Centro Nord: ma sappiamo che il ‘Governo di fatto del Sud’ a guida Di Maio dovrebbe incentivare i mercati locali, mettendo in contatto i produttori di ortaggi e frutta del Mezzogiorno con i cittadini del Sud.

I Mercati locali esistono già: si tratterebbe solo di incrementarne la presenza e di promuoverli. In seconda battuta si dovrebbero sostenere i piccoli negozi artigianali agroalimentari e, solo in terza battuta, eventuali accordi con la Grande distribuzione organizzata.

Qualcuno si chiederà: in uno scenario simile il PD e Forza Italia di Berlusconi diventerebbero sempre più ininfluenti. E’ vero. E allora? Movimento 5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia hanno vinto le elezioni. Mentre il PD di Renzi e Berlusconi le elezioni le hanno perse.

A decidere sono i vincitori, non i perdenti.

Berlusconi potrebbe rifiutare il ruolo ‘ancillare’: ok, che rimanga fuori dal Governo. Ce ne faremo una ragione.

Ah, dimenticavamo: l’Unione Europea dell’euro ha già fatto sapere che vuole dal nuovo Governo italiano una ‘manovra correttiva’ di 4 miliardi di euro. Perfetto.

Siccome gli immigrati arrivati e ospitati in Italia, come già accennato, dovranno essere pagati dall’Unione Europea, e siccome nel 2017 – parla il Bilancio dello Stato italiano 2017 – sono costati 10 miliardi di euro circa, si può andare subito alla compensazione: dei dieci miliardi di euro del 2017 la UE darà all’Italia solo 6 miliardi, i restanti 4 miliardi per la ‘manovra correttiva’ se li terrà dai 10 miliardi che ci deve.

Il nuovo Governo, o meglio, i due ‘Governi di fatto’ potrebbero cominciare a governare con 6 miliardi in arrivo dalla UE.

La UE si rifiuterà di pagare i 10 miliardi di euro del costo migranti 2017? E quindi il costo dei migranti dovrebbe restare in capo all’Italia?

Se dovesse essere così, beh, la domanda sarebbe inevitabile: perché continuare a restare nell’Unione Europea?

Foto tratta da nanopress.it

 

 

 

 

 

 

 

 

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