Stato sociale 3/ L’Italia è una repubblica fondata sui fabbricanti d’armi e sulle lobby militari?

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La domanda è legittima se pensiamo che nell’ultimo decennio, mentre nel nostro Paese è aumentata spaventosamente la povertà, le spese militari sono invece cresciute del 21%, passando dall’1,2% all’1,4% del Pil. Sono soldi che il nostro Stato guerrafondaio e parafascista, piacevolmente in mano alla lobby dei militari e dei fabbricanti d’armi, sottrae agli ultimi

“La prima repubblica non si scorda mai, la prima repubblica, tu cosa ne sai …”, canta la canzoncina di Checco Zalone. Bene, se volessimo essere brutali, per sintetizzare potremmo dire che la prima repubblica ha fatto l’Italia, la seconda l’ha disfatta.

Spieghiamo. Nelle puntate precedenti (che potete leggere o rileggere in calce) abbiano definito il concetto di Stato sociale e i motivi per cui sarebbe andato in crisi. Abbiamo anche detto che la Costituzione italiana tratteggia un ipotesi perfetta di Stato sociale, ma che i suoi precetti sono stati traditi. Se riusciremo a dimostrarlo impareremo a conoscere i traditori dello Stato sociale.

Analizziamo gli articoli della Costituzione che fondano lo Stato sociale
Art.1. l’L’Italia è fondata sul lavoro. Il fondamento della Repubblica è dunque il lavoro. Se lo Stato vuole continuare a reggersi sulle sue fondamenta deve in via di assoluta priorità assicurare il lavoro, garantirlo, difenderlo.

Il lavoro ha tanti nemici, un arco che va dal datore di lavoro al lavoratore stesso. Lo Stato deve mettersi al centro delle questioni e fare da arbitro, garantendo in un regime di equità il contraente più debole. Strettamente collegato a questo è il successivo art.4:

“La repubblica promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.

Art.3 . Si parla di dignità sociale dei cittadini, intendendosi per dignità sociale la dignità della persona in quanto tale, che in ogni circostanza esige rispetto. Il venir meno di questo rispetto configura una ferita al dettato costituzionale. E’ chiaro che non può esservi dignità sociale senza il lavoro.

E se a non rispettare l’art 3 della Costituzione fosse proprio lo Stato? L’art. 3, secondo comma, afferma che è compito dello Stato rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che …ledono quella dignità. Vedremo che questi ostacoli sono frapposti proprio dallo Stato e dalle sue scelte .

L’ Art. 11 della nostra Costituzione afferma che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”. Eccoci al punto. Il problema del nostro Paese sta proprio qui. Innanzi tutto analizziamo il significato di “ripudiare”: “non riconoscere più valido quanto in precedenza accettato e condiviso sul piano morale, ideologico, religioso, economico o scientifico”.

Ovviamente ripudiare la guerra non significa soltanto sostituire la denominazione del Ministero della Guerra con la denominazione Ministero della Difesa. Significa innanzitutto non fare “il viso dell’arme” nei confronti di nessuno. E circoscrivere le spese militari agli strumenti puramente difensivi.

Lo Stato italiano invece tutte le volte che può mostra i muscoli, organizza parate, ed esibizioni, per mostrare quanto è forte Tarzan.

Abbiamo detto che una delle pietre fondanti dello Stato sociale è la spesa pubblica. Nel corso della prima repubblica la spesa pubblica andava alla grande e con essa i posti di lavoro, l’inflazione, la svalutazione monetaria. Il debito pubblico galoppava. “Ad quid una moneta sana”? Era la parola d’ordine del mio professore di economia.

Tutto questo non c’è più. O meglio, c’ è rimasto il debito pubblico in dosi cavalline. Facciamo parte dell’Unione Europea e dobbiamo compensarne i vantaggi (!), garantendo l’equilibrio economico. Le spese non possono superare il 3 per cento del rapporto tra Prodotto interno lordo e debito pubblico.

Il buon padre di famiglia che fa quando ha chiaro il quadro delle entrate familiari e delle uscite? Stabilisce le spese essenziali in ordine decrescente di priorità fino alla previsione, se le cose non vanno male, delle spese voluttuarie.

Quali sono le spese assolutamente essenziali e prioritarie per lo Stato italiano? La creazione e il mantenimento delle condizioni previste negli articoli 1, 3 e 4 della Costituzione di cui sopra? L’istruzione? La cultura? La ricerca? La salvaguardia della salute dei cittadini? La tutela dell’ambiente? Niente di tutto questo. L’Italia è sempre l’Italietta gretta e provinciale di Crispi che in un Paese poverissimo faceva le guerre coloniali, facendo ridere l’intera Europa.

Il pensiero dominante dello Stato italiano sono le spese militari.

L’Italia nel 2017 ha speso per le forze armate almeno 23,4 miliardi di euro (64 milioni al giorno!). Quasi un quarto della spesa, 5,6 miliardi (+10 per cento rispetto al 2016) per nuovi armamenti (altri sette F-35, una seconda portaerei, nuovi carri armati ed elicotteri da attacco(!!) pagati in maggioranza dal ministero dello Sviluppo economico, che ha destinato al comparto difesa l’86% dei suoi investimenti complessivi a sostegno dell’industria italiana.

(Qualcuno dovrebbe dirlo alla Confindustria e al suo presidente Boccia, che così, quando va a chiedere interventi dello Stato e sgravi fiscali assortiti si può rivolgere ai fabbricanti d’armi italiani, industria dal mercato fiorentissimo, in cui non ci sono mai licenziamenti o riduzione di produzione: ecco lo Stato sociale a che cosa si è ridotto!).

Nell’ultimo decennio le spese militari italiane sono cresciute del 21 per cento salendo dall’1,2 all’1,4 per cento del Pil. Sono soldi che il nostro stato guerrafondaio e parafascista, piacevolmente in mano alla lobby dei militari e dei fabbricanti d’armi, sottrae agli ultimi.

(Fine terza puntata/ Continua)

Foto tratta da formiche.net

Stato sociale 1° Puntata/ Una chiacchierata su un vecchio amico che se ne è andato

 

Stato sociale 2° Puntata/ 1989: la caduta del Muro di Berlino segna l’inizio della crisi dello Stato sociale in Occidente

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