Lillo Massimiliano Musso candidato ad Agrigento: “Punto sul voto d’opinione per rovesciare i pronostici”

Lillo Massimiliano Musso candidato ad Agrigento: “Punto sul voto d’opinione per rovesciare i pronostici”
3 febbraio 2018

Intervista a trecentosessanta gradi all’avvocato Lillo Massimiliano Musso, leader di ‘Forza del Popolo’, candidato nella ‘Lista del Popolo per la Costituzione’ di Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa nel collegio uninominale per la Camera dei deputati di Agrigento e anche come capolista nel proporzionale 

Ufficializzata la candidatura alle elezioni politiche del prossimo 4 marzodell’avvocato Lillo Massimiliano Musso, leader del movimento politico Forza del Popolo. Musso è candidato alla Camera nell’uninominale di Agrigento nella Lista del Popolo per la Costituzione, formazione promossa da Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa. È anche capolista nel plurinominale o proporzionale.

Avvocato, come giunge la sua candidatura con Lista del Popolo per la Costituzione?

“Con la mia adesione al programma, che condivide essenzialmente le linee di Forza del Popolo, nello spirito del nostro manifesto”.

Come affronta la sfida da outsider, posti i rilievi dei sondaggi che liquidano la partita tra PD, Forza Italia e Movimento 5 Stelle?

“Nell’uninominale di Agrigento sono in campo per vincere. Gli elettori dovranno scegliere tra perfetti sconosciuti calati dall’alto, vecchi volponi e il sottoscritto. Non ho né padrini, né padroni, quindi certamente parto da zero, come dovrebbe essere per tutti in una vera competizione democratica. Altri, invece, partono da pacchetti di voti, ora frutto di inciucio tra comitati affaristico-clientelari, ora di mercimonio della cosa pubblica e voto di scambio, ora godendo della popolarità altrui”.

A chi si riferisce?

“Mi riferisco al perfettamente sconosciuto candidato del M5S, che vive la campagna elettorale di luce riflessa, in sordina, in attesa di catalizzare il consenso del movimento. Nel senso che quando Di Battista e Di Maio in diretta televisiva nazionale vengono intervistati, lo sconosciuto candidato grillino, che ha da poco completato gli studi universitari, acquista grandi consensi personali, senza averne alcun merito. Sono altresì curioso di sentire la voce dell’altro Sodano, candidato con la Lorenzin, parimenti sconosciuto, che ha in dote il passato del padre, il discusso senatore ed ex sindaco di Agrigento, Calogero Sodano, che non ha ancora chiarito le sue relazioni pericolose con ambienti criminali. Per non parlare del candidato del centrodestra che certamente avrà occasione, in campagna elettorale, di spiegare se è un esponente politico vero o, viceversa, una persona utile a far aggregare forze politiche differenti in continuo litigio per la designazione dei candidati”.

Lei è fiducioso?

“Sì, sono fiducioso. La mia candidatura parte dal basso, con oltre 700 firme raccolte, e giunge al culmine di un intenso percorso professionale e di mille e mille battaglie sul territorio, che mi consentono di sperare in un buon suffragio. Mi rivolgo al voto libero e consapevole, quel voto d’opinione imponderabile e meraviglioso che rovescia ogni pronostico, più o meno prezzolato”.

In effetti, abbiamo letto che la sua è una candidatura che getta un po’ di scompiglio nei sondaggi, per la popolarità dei suoi video nei social. Non teme che i suoi avversari possano sottrarsi dai confronti?

“Sono stato definito come outsider che rimescola le previsioni. Occorre spiegare perché. Il sottoscritto è notoriamente abituato alla comunicazione di massa, mentre i miei avversari, non tutti ma certamente i più quotati, davanti una telecamera evocherebbero le ilarità di quel noto personaggio di Antonio Albanese. Quindi sono sicuro di non poter confidare sul vantaggio di essere l’unico candidato in grado di rappresentare degnamente il mio territorio nella Camera dei Deputati. Una videocamera sarebbe implacabile. Finché non vi sarà un confronto, resterà il dubbio che quanto dico non sia vero, non avremo la prova che in fondo il livello culturale, professionale e politico dei miei avversari è  inadeguato”.

Nelle ultime regionali siciliane, Lei è stata indicata da Franco Busalacchi, editore di questo blog, come suo vice nella candidatura alla presidenza della Regione siciliana. Poi, dopo l’esclusione della lista, ha fatto attiva campagna elettorale per i 5 Stelle. Come mai ha scelto di candidarsi con una formazione minore che corre per superare lo sbarramento? Perché non ha partecipato alle Parlamentarie, che, stante alle voci, avrebbe potuto vincere in volata?

“Per me la coerenza è molto importante. Quando hanno escluso la lista di Franco Busalacchi dalle elezioni regionali ho condotto pubblici comizi per i 5 Stelle per non consentire a persone come Gianfranco Miccichè di tornare al governo dell’Isola, spiegando che il mio si limitava ad essere un atto di responsabilità e non un passaggio nelle fila di quel Movimento. Non posso aderire ad un progetto basato giuridicamente su un marchio commerciale, quindi sul potere inibitorio del suo titolare, e privo di reali meccanismi democratici. L’ho sempre sostenuto, non ho cambiato idea. Peraltro, pur essendo capolista, il mio impegno vero è per l’uninominale, perché non cerco una poltrona, ma la vittoria politica contro il sistema, che è la causa del disastro, non certo la soluzione”.

Quali sono le priorità per l’Italia?

“Attuare la Costituzione. È lì che origina l’ordinamento ed è lì che risiede la ricetta: welfare, rapporti economici solidali, sovranità popolare, libertà di autodeterminazione, uguaglianza, copertura universale delle richieste di giustizia, salute, istruzione, lavoro”.

Lei è uno dei sovranisti nazionali più in vista…

“Non esattamente. Mi riconosco esclusivamente nel sovranismo popolare enunciato dall’articolo 1 della Costituzione. Al contrario, non nutro alcuna simpatia per le forme di nazionalismo autarchico oggi definite sovraniste”.

Quindi lei è per il mantenimento di questa Europa?

“No. Quest’Unione Europea va archiviata come pagina buia di un percorso che deve condurci all’Europa dei Popoli. Con il subdolo strumento monetario hanno imposto un vero regime oligarchico, che è la degenerazione dell’idea originaria di Comunità, quanto meno nelle attese di cattolici e di socialisti. L’euro si è manifestato come strumento di governo sovranazionale con cui è stata espropriata la sovranità del popolo italiano. Attraverso piccole cessioni di sovranità, in uno stillicidio, tutti i popoli europei si sono ritrovati a poco a poco in uno stato di sudditanza verso poteri apolidi e sfuggenti, in una dittatura mascherata. Noi vogliamo una moneta sovrana, emessa nel nome del popolo italiano, stampata a credito. In definitiva, vogliamo archiviare i Trattati di Maastricht e di Lisbona e dismettere l’euro, secondo modalità e tempistiche che preservino i risparmi e il benessere degli italiani”.

Vi sono punti di contatto tra il programma di Lista del Popolo per la Costituzione e il programma del Movimento 5 Stelle?

“Sì. Solo un esempio: quello che riduttivamente il M5S chiama reddito di cittadinanza per noi si chiama articolo 3, comma secondo, della Costituzione. Cioè, la Repubblica deve porre in essere politiche sociali ed economiche concretamente di sostegno alle persone e alle famiglie, in modo da raggiungere la realizzazione dell’uguaglianza dei cittadini nelle opportunità e nel quotidiano vivere. Quindi noi siamo per il sostegno al reddito sui modelli tedesco e francese”.

E le coperture finanziarie ci sono?

“Sì. Quelle stesse risorse che i partiti andrebbero ad utilizzare per realizzare le loro promesse elettorali. Le risorse ci sono sempre, il problema è come si impiegano. Perciò è preliminare la scelta politica, perché se non si stabiliscono le priorità è chiaro che le risorse non possano mai risultare sufficienti per coprire tutto. Ma ordinate le priorità, la spesa pubblica si rimodula, togliendo sprechi e privilegi”.

Lei ha fama di essere un seguace dell’economia keynesiana…

“Non sono un economista keynesiano. Per la verità, non sono nemmeno un economista vero e proprio. Diciamo che mi occupo di economia da almeno vent’anni, sin dai tempi dell’Università in cui discussi una tesi di laurea in economia politica, anticipando la storia di questi ultimi due decenni. Certo, la mia tesi è stata il frutto dello studio di un ventenne alla ricerca di una soluzione in grado di eradicare la fame nel mondo, ma l’impianto economico di riferimento è ancora valido”.

Cioè?

“La solidarietà è l’elemento spirituale che deve animare gli operatori economici, non la ricchezza fine a se stessa. La Costituzione è intrisa di tale valore, assorbito dalle matrici socialista e cristiana che l’hanno ispirata. Purtroppo sta vincendo il neoliberismo ultracapitalistico, la cui ultima barriera è proprio la Costituzione, definita negli ambienti plutocratici come ‘socialista’, perciò da riformare. Il nostro primo obiettivo lo abbiamo già raggiunto vincendo il referendum costituzionale. Ora, dalla trincea di difesa della Costituzione dobbiamo passare a quella della sua integrale attuazione”.

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