Le trivelle a Licata: paura per un oleodotto che potrebbe compromettere pesca e turismo

Le trivelle a Licata: paura per un oleodotto che potrebbe compromettere pesca e turismo
18 novembre 2017

L’allarme è stato lanciato dai pescatori (a Licata, da oggi in stato di agitazione, c’è uno dei più importanti porti pescherecci della Sicilia): una nave staziona da giorni a poche miglia dalla costa. Preparativi per un oleodotto-gasdotto con un impatto ambientale tremendo? Parla Marco Castrogiovanni, del comitato notriv di Licata. La paura dell’air gun. La parola passa adesso al nuovo presidente della Regione, Nello Musumeci

Un gasdotto-oleodotto a meno di 12 miglia da Licata? La notizia circola da qualche giorno. Ed è suffragata da un post su facebook a firma di Marco Castrogiovanni, del comitato notriv di Licata:

“Da alcuni giorni avvistata nave air gun al largo della costa di Licata per preparare le trivellazioni. Il comitato e tutta la marineria stanno attivando il MASSIMO LIVELLO DI MOBILITAZIONE per impedire, con ogni mezzo, che si realizzi questo scempio. Appuntamento alle ore 16,00 di oggi davanti al chiostro del Carmine per decidere sulle prossime iniziative”.

Per la cronaca, fino a questo momento c’è il dubbio che possa essere utilizzato l’air gun, tecnica che provoca danni all’ambiente e ai pesci come spiega Maria Rita D’Orsogna, fisica e docente universitaria (QUI CHI E’ MARIA RITA D’ORSOGNA):

“L’airgun è una tecnica di ispezione dei fondali marini per capire cosa contiene il sottosuolo. Praticamente ci sono degli spari fortissimi e continui, ogni 5 o dieci minuti, di aria compressa che mandano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo. Spesso, però, questi spari sono dannosi al pescato, perché possono causare lesioni ai pesci, e soprattutto la perdita dell’udito. Questo è molto grave perché molte specie ittiche dipendono dal senso dell’udito per orientarsi, per accoppiarsi e per trovare cibo…”.

Ad avvistare la nave sono stati i pescatori di Licata. Sempre per la cronaca, Licata, provincia di Agrigento, è una cittadina nella quale la pesca è un’attività importante, così come importante è il turismo.

Va da sé che quello che sta succedendo – parliamo delle trivellazioni volute, tanto per cambiare, dal Governo Renzi – rischia di compromettere sia la pesca, sia il turismo di Licata e, in generale, di tutta la costa agrigentina.

“In città la preoccupazione è tanta – ci dice Marco Castrogiovanni -. Oggi ha avuto luogo un’assemblea cittadina molto partecipata davanti il chiostro del Carmine. Per quello che abbiamo capito, la nave che da alcuni giorni staziona di fronte Licata è impegnata in operazioni preliminari. Gli altri danni potrebbero arrivare nei mesi prossimi, tra febbraio e marzo del prossimo anno”.

Da quello che ci racconta Marco Castrogiovanni, i pozzi sarebbero già stati realizzati. “Adesso – ci dice – debbono essere messi in produzione. E, naturalmente, bisognerà trasportare gli idrocarburi: da qui la possibile realizzazione di un oleodotto-gasdotto. In pratica, una condotta sottomarina che, se realizzata, andrebbe ad intaccare il tracciato di pesca”.

Ciò che si temeva quando, qualche anno fa, Renzi e il ‘suo’ Partito Democratico sbandieravano come cosa buona e giusta la trivelle nel Mediterraneo si sta verificando: dalle prospezioni (Wikipedia: “…una tecnica di indagine non distruttiva del sottosuolo, che consiste nella misurazione tramite apparecchi di alcune proprietà fisiche del terreno che possono rivelarne la struttura, così come la presenza di oggetti sepolti”) si è passati ai pozzi e, adesso, potrebbe toccare agli oleodotti-gasdotti.

Logicamente diranno che si tratta di opere “sicure”: dicevano così anche quando hanno realizzato la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon: peccato che il 10 aprile del 2010 è successo il finimondo, con uno sversamento di petrolio durato 106 giorni. Risultato: milioni di barili di petrolio sulle acque di fronte a Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida, oltre alla frazione più pesante del petrolio che ha formato grossi ammassi sul fondale marino (QUI I PARTICOLARI DELL’INCIDENTE ACCADUTO ALLA PIATTAFORMA DEEPWATER HORIZON).

Se dovesse accadere un incidente di entità cento volte inferiore a quello della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon sarebbe comunque un disastro non soltanto per Licata e, in generale, per le coste agrigentine, ma per tutto il Mediterraneo, che è un mare chiuso.

Che succederà nei prossimi giorni? “In città ci stiamo mobilitando, pescatori e cittadini comuni – ci dice ancora Marco Castrogiovanni -. A Licata, di fatto, c’è uno stato di agitazione”.

Chiediamo: cosa si può fare per fermare questo possibile scempio? L’esponente dei notriv di Licata ci risponde così:

“Mobilitazione popolare. Sappiamo che questi signori stanno operando con una vecchia concessione. In questa storia c’entra il Governo Renzi e, per la parte siciliana, l’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta. Ma adesso dobbiamo guardare al presente e al futuro”.

Intanto verrà allertato il Comune. Dove, com’è noto, non c’è il sindaco Angelo Cambiano, che è stato mandato a casa con una mozione di sfiducia. Al suo posto c’è un commissario regionale, Maria Grazia Bandara.

Ovviamente, ci si attende un ruolo attivo anche da parte della Regione siciliana. Crocetta, il PD e, in generale, i partiti di centrosinistra che hanno provocato alla nostra Isola danni su danni adesso non ci sono più. Proprio oggi si è insediato il nuovo presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, esponente del centrodestra.

La parola, adesso, passa al presidente Musumeci.

 

Aggiornamento tratto da un articolo di Qui Licata:

“I rappresentanti della marineria licatese, composta da ben trecento pescatori, nella tarda mattinata di oggi hanno annunciato lo stato di agitazione dell’intera categoria.

Sono preoccupati – ci hanno dichiarato – perchè da qualche giorno una nave sta eseguendo, per conto dell’Eni, delle ricognizioni fotografiche a circa 12 miglia dal porto di Licata. Il pensiero dei pescatori, ovviamente, va al progetto dell’Eni che prevede la realizzazione, al largo di Licata, di trivelle petrolifere. Accanto alla piattaforma da anni ancorata a circa 7 miglia dal porto, infatti, secondo il progetto dovrebbero sorgerne delle altre.

“Ci hanno riferito – hanno detto i pescatori – che la nave sta eseguendo solo delle ricognizioni fotografiche, in profondità, utilizzando un robot. Ricognizioni utili a verificare lo stato dei pozzi presenti nell’area ormai da molti anni. La nostra preoccupazione però è tanta, temiamo infatti che si tratti di un ulteriore passo verso l’installazione delle nuove trivelle. Trivelle che, a nostro avviso, finirebbero per compromettere l’habitat dei pesci e, di fatto, manderebbero sul lastrico l’intera marineria licatese”.

I pescatori hanno incontrato il comandante del porto, tenente di vascello Giuseppe Maggio, il quale li ha rassicurati sul fatto che la nave in questione, ovviamente munita di tutte le autorizzazioni del caso, sta eseguendo delle ricognizioni fotografiche, null’altro. Né sta eseguendo interventi che costituirebbero una premessa all’installazione delle trivelle”.

 

ARTICOLO DI QUI LICATA

QUI UN ARTICOLO SULL’AIR GUN

 

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