Assessore Cracolici, quando la smetterà di raccontare ‘favole’ sull’agricoltura siciliana?

Assessore Cracolici, quando la smetterà di raccontare ‘favole’ sull’agricoltura siciliana?
19 ottobre 2017

Da mesi il responsabile dell’Agricoltura dell’attuale Governo regionale racconta in ridondanti comunicati stampa un’agricoltura siciliana che esiste soltanto nella sua testa. Dai suoi racconti sembra che con il PSR si risolverà tutto: per esempio con i giovani agricoltori, vero e proprio inganno. La verità è che i più importanti comparti dell’agricoltura dell’Isola rischiano di affondare. Gli incredibili ritardi nei pagamenti nel biologico 

Mentre l’agricoltura siciliana annaspa tra mille problemi l’assessore regionale che si occupa di questo settore, Antonello Cracolici, continua a sfornare comunicati auto-celebrativi. Anche stavolta racconta un mondo agricolo che non c’è, ma che lui immagina, forse per darsi forza, visto che è impegnato in una campagna elettorale nella quale il Governo del quale fa parte e il suo partito, il PD, sono protagonisti di un disastro storico.

“Grande successo per il bando del PSR sull’insediamento dei giovani in agricoltura – ‘strilla’ nel comunicato l’assessore Cracolici -. Ammontano a 4.517 le richieste di finanziamento presentate entro i termini che sono scaduti nella giornata di ieri”.

La storia del giovani in agricoltura che si insediano grazie a soldi del Piano di Sviluppo Rurale (leggere i fondi europei) è una delle più grandi prese per i fondelli messe in piedi con le risorse della UE.

Basta applicare la logica: tra regolamenti cervellotici, se non truffaldini, dell’Unione Europea, invasione di prodotti agricoli dal Nord Africa e dall’Asia, le banche che non fanno credito, ritardi incredibili nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, costi di produzione proibitivi, a cominciare da acqua e lavoro, oggi sono veramente poche le aziende agricole siciliane che vanno avanti, peraltro tra mille difficoltà.

Produttori agricoli siciliani di grande esperienza spesso sono in crisi. Figuriamoci i giovani agricoltori finanziati con 40 mila euro a testa, con l’obbligo di rispettare vincoli e prescrizioni tutt’altro che semplici. Ma tant’è. Siamo in campagna elettorale, quindi tutto è un ‘successo’.

“Questo bando – dice Cracolici – permetterà l’insediamento di 1000 giovani in agricoltura e favorirà il ricambio generazionale e l’innovazione in questo settore”.

Già da questo passaggio si capisce che, su 4 mila e 500 pratiche circa, ne verranno finanziate mille con circa 40 mila euro a testa.

“Verranno finanziati investimenti per 235 milioni di euro dedicati alla realizzazione di nuove aziende agricole e zootecniche – si legge nel comunicato di Cracolici – oltre ad attività di diversificazione come agriturismi e fattorie didattiche e investimenti nella forestazione. Registrato record di domande nella provincia di Palermo, con 927 progetti presentati. Le richieste di premi singoli sono state 2386; mentre 2131 giovani hanno optato per insediamenti plurimi ed hanno presentato complessivamente 937 progetti”.

“Gli importi richiesti – conclude l’assessore – ammontano ad oltre 580 milioni. L’elevato numero di richieste di finanziamento testimonia un interesse crescente delle nuove generazioni siciliane per l’agricoltura. Una scommessa sul futuro che conferma il settore agricolo come asset strategico della nostra economia”.

Occupandoci di agricoltura non possiamo non rilevare come i fondi del Piano di Sviluppo Rurale della Sicilia vengano spesi male. E, talvolta, con criteri che escludono alcuni e agevolano altri.

Per carità: investire sui giovani in agricoltura non è un errore. Il fatto è che, in questo settore, ci sono problemi incancreniti. Se non si risolvono questi problemi strutturali l’agricoltura siciliana è destinata a morire, altro che giovani in agricoltura!

E’ un’illusione pensare che il vino siciliano sia tutto un successo. hanno successo alcune, limitare aziende vinicole dell’Isola, sostenute, a partire dalla seconda metà degli anni ’90 del secolo passato dall’allora assessore all’Agricoltura, Totò Cuffaro.

Il ‘vizio’ di allora – sostenere alcune aziende di punta (che, detto per inciso, è giusto sostenere) ignorando, ad esempio, il problema delle cantine sociali – è un errore che tutti i successori di Cuffaro hanno commesso, compreso Cracolici.

L’olio d’oliva extra vergine siciliano, bene o male, si salva: ma non perché la Regione fa qualcosa di utile, ma perché sono bravi i produttori. La storia dei ‘marchi’ può servire a vendere il prodotto fuori dalla Sicilia. Ma un produttore di olio d’oliva extra vergine siciliano può sopravvivere benissimo con un mercato locale fatto di 5 milioni di abitanti.

I ‘marchi’, alla fine, servono solo a chi deve guadagnare, con logiche commerciali, con l’olio d’oliva siciliano, non certo per migliorare la qualità del prodotto. Un piccolo produttore di olio d’oliva extra vergine dell’Etna va avanti da solo con la rete, senza bisogno di nessuno. E lo stesso discorso vale per altre aree medio piccole di qualità.

Tra ombre e luci gli agrumi siciliani. I limoni di Siracusa e le arance di Ribera non conoscono crisi. Ma in altre parti si assiste all’abbandono (i limoni di Bagheria, ormai, sono solo un ricordo). E non brillano nemmeno i mandarini tardivi di Ciaculli, dove non si esclude l’agguato del cemento (la follia di un nuovo cimitero da realizzare in questa area verde).

In pericolo le arance rosse di Sicilia. Gloria e vanto dell’agricoltura siciliana, gli alberi di queste arance pigmentate, ormai da tempo, sono attaccate da una malattia virale: la Tristeza (QUI POTETE LEGGERE UN APPROFONDIMENTO). Vicenda estremamente complicata che denota, comunque, l’assenza della politica.

Del grano duro siciliano, poi, nemmeno a parlarne. Chi legge questo blog sa che ce ne occupiamo spesso. Quello che possiamo dire è che il Governo regionale, nella vicenda grano, brilla per grande assenza. Un solo elemento: nel PRS non sono previsti interventi per potenziare la produzione di grani antichi siciliani.

E infatti ci sono aziende milanesi e torinesi che producono pasta con i grani antichi della Sicilia…

Ci sarebbe l’agricoltura biologica. Sulla carta la Sicilia è la prima Regione italiana per produzioni ‘bio’. Questo settore vive grazie agli interventi pubblici, segnatamente i fondi europei.

Si tratta di produzioni costose e meno produttive delle tradizionali. Senza il sostegno pubblico queste aziende non reggono i costi di produzione. E infatti tra Stato e Regione siciliana – due esempi di inefficienza – il settore è in grave crisi.

Lo Stato, attraverso AGEA (l’Agenzia che si occupa di erogare i fondi europei) ritarda i pagamenti di 10 mesi un anno. Anche gli agricoltori siciliani vengono pagati da AGEA, con l’intermediazione della Regione, chiamata a istruire le pratiche.

Ma siccome la burocrazia dell’assessorato all’Agricoltura è un mezzo disastro, in Sicilia i ritardi temporali raddoppiano: basti pensare che gli agricoltori siciliani che operano nel biologico debbono ancora percepire i fondi del 2015 e del 2016. E naturalmente del 2017.

Su circa 5 mila aziende, solo 2 ila hanno ricevuto i pagamenti. Gli altri attendono.

Tra ‘bio’, agrumi, grano, cantine sociali, totale assenza di politiche zootecniche (sono riusciti a fare fallire anche l’Associazione Allevatori!) gli agricoltori siciliani sono inferociti. Se non ci fossero i mercati locali l’agricoltura siciliana sarebbe quasi inesistente. E l’assessore Cracolici si auto-celebra. Mah…

 

 

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