In Sicilia si vota? Arrivano le promesse renziane di Delrio: porti, ponti, strade, navi, ferrovie ricchi premi e cotillon…

In Sicilia si vota? Arrivano le promesse renziane di Delrio: porti, ponti, strade, navi, ferrovie ricchi premi e cotillon…
17 ottobre 2017

A tenere bordone al Ministro Graziano Delrio, in Sicilia per cercare di racimolare voti per un disastrato centrosinistra in vista del voto per le elezioni regionali, ci sono il solito Leoluca Orlando e il fronte del porto. Tutti a promettere nella speranza che i siciliani abbocchino, dimenticando che è stato proprio il Governo nazionale a far fallire la Regione siciliana, le Province e a lasciare i Comuni nell’impossibilità di erogare i servizi ai cittadini siciliani! Il ‘caso’ di psicanalisi politica delle Madonie 

Certo che ci vuole una bella faccia tosta per piombare in Sicilia a venti giorni dal voto per promettere tutto quello che il Governo nazionale di centrosinistra non ha fatto in questi anni. Ma per il Ministro Graziano Delrio non ci sono problemi: tra venti giorni si vota per le elezioni regionali siciliane e ai siciliani va somministrata una razione gigante di sogni e di mirabolanti promesse: qualcuno che ci cade si trova sempre e, magari, si racimola il voto di qualche ingenuo…

“Non si dicono mai tante bugie quante se ne dicono prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia”, ci ricorda Georges Clemenceau. E così il nostro Ministro Delrio-faccia di bronzo, ieri, si è esibito a Palermo in una recita tutta renziana: ponti, strade, ferrovie, porti: di tutto e di più. Persino l’onorevole Magda Culotta, sindaco di Pollina, basse Madonie, e parlamentare nazionale del PD, ha avvertito l’esigenza di partecipare a questa commedia degli inganni.

Le Madonie rappresentano un caso unico: abbandono delle strade e sanità pubblica massacrata. Sì, nei Comuni delle Madonie, ormai da anni, va in scena una sorta di ‘magico accordo’ alla rovescia’: l’ex Provincia di Palermo, fatta fallire dal Governo nazionale e dal Governo regionale, è stata costretta ad abbandonare le strade provinciali; la Regione siciliana, non meno fallita delle ex Province, non fa una mazza per queste contrade; idem il Governo nazionale.

Insieme, Governo regionale e nazionale hanno tagliato ai centri delle Madonie i servizi sanitari essenziali.

Ci dovrebbero essere rivolte popolari, no? Invece i sindaci di questi paesi si riuniscono e sono pronti a sostenere la parte politica – il centrosinistra a trazione PD – che gli ha tolto tutto. Antropologi, psicologi, psicanalisti da qualche tempo studiano il comportamento dei politici delle Madonie per capire se si è in presenza di una variante politica della ‘Sindrome di Stoccolma’:

“Il soggetto affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice”.

La domanda che in queste ore si pongono gli studiosi è: riusciranno i sindaci delle Madonie a convincere gli abitanti di queste contrade a votare per chi gli ha tolto i servizi sanitari essenziali e per chi ha fatto in modo che le loro strade cadano a pezzi? (QUI TROVARE UN ARTICOLO CHE ILLUSTRA I DANNI CHE I GOVERNI – NAZIONALE E REGIONALE – HANNO PROVOCATO NELLE MADONIE).

Questo vale per i politici delle Madonie che ‘osannano’ il centrosinistra che ha massacrato questi luoghi (ancora ieri, ne comunicato che ha diramato, l’onorevole Magda Culotta parla di “ripristinare le strade madonite”, ammettendo l’abbandono), ma vale anche per i siciliani che, ancora oggi, vanno dietro al centrosinistra.

Il centrosinistra governa la Regione siciliana dal 2008. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la Regione siciliana è fallita perché non paga, non si capisce come si dovrebbe fare il Bilancio 2018: eppure c’è ancora chi crede ai manifesti del PD (“Bilancio regionale risanato? Fatto!”) o ai magheggi dell’assessore-commissario (di Renzi) della Sicilia, Alessandro Baccei, che parla di “conti a posto”.

Regione siciliana fallita. Le ex Province, come già ricordato, fallite. I Comuni dell’Isola, a fine ottobre, aspettano ancora il 90 per cento dei fondi regionali 2017!

I conti veri sono questi, unitamente all’incognita che incombe sui precari dei Comuni (erano 22 mila ridotti non si sa come a 16 mila), delle ex Province e della Regione (oltre 50 mila lavoratori) per i quali non ci sono i soldi; unitamente all’incognita che incombe sugli operai della Forestale (circa 22 mila), ai quali il Governo regionale uscente ha promesso un aumento mensile di 80 euro, sapendo benissimo che non ci sono nemmeno i soldi per pagargli le giornate lavorative di quest’anno.

La Sicilia affonda e, oplà!, arriva il Ministro Delrio per promettere, promettere, promettere. Gli fa compagnia il sindaco di Palermo Leoluca Orlando che, dopo aver inanellato un fallimento politico pressoché totale con la sua fallita ‘lista dei territori’ per le elezioni regionali, prova a recuperare credibilità nel mondo dei sogni…

Delrio: “Vogliamo far vedere ai siciliani che lo Stato c’è…”.

Guarda un po’ che frase: proprio quello che dicevano i generali dei Savoia all’indomani della ‘presunta’ unità d’Italia…

Ancora Delrio: “Il Governo (nazionale ndr) sta investendo su questo territorio dopo decenni di non investimenti”.

Veramente il Governo nazionale, da cinque anni, scippa al Bilancio della Regione siciliana un miliardo e 300 milioni di euro all’anno: 6 miliardi e mezzo circa in cinque anni. Se gli aggiungiamo i soldi che lo Stato ruba alla Sicilia sulla sanità: circa 600 milioni di euro all’anno dal 2009, ci sono altri 5 miliardi e mezzo di euro di scippi solo di arretrati. A cui si aggiunge una decina di miliardi di euro di crediti verso privati e verso lo Stato che il già citato assessore-commissario Baccei, con il voto dei parlamentari regionali di centrosinistra, ha tolto dal Bilancio regionale.

Insomma, hanno fatto fallire una Regione e Province, i Comuni sono allo sbando, però parlano di investimenti. E quali sarebbero ‘sti investimenti?

“Il nuovo tracciato ferroviario Campofelice di Roccella-Ogliastrillo”.

Nuovo? Ma se questo tratto di ferrovia fa parte del ‘potenziamento’ della linea Fiumetorto-Castelbuono programmata alla fine degli anni ’50 del secolo passato dall’allora Ministro dei Trasporti, Bernardo Mattarella?

Suo figlio Sergio – oggi ultrasettantenne – è Presidente della Repubblica italiana. E che ci viene a raccontare Delrio dopo che i lavori su questo tratto ferroviario della Sicilia, tra alti e bassi, vanno avanti da oltre quarant’anni? Che un ‘pezzo’ finalmente è pronto. E noi dovremmo gioire? Ma questi pensano veramente che i siciliani siano stupidi?

Non è mancata, ieri, la ‘battuta’ sul Passante ferroviario. E’ il collegamento tra l’aeroporto di Palermo e la città costato già un miliardo di euro e forse più con danni e disagi infiniti per i cittadini. Pure i cani sanno che, per completare quest’opera, ci vorranno chissà quanti altri soldi 8e chissà quanti altri anni). Però bisogna dire che a dicembre sarà operativo il collegamento ferroviario tra la città e l’aeroporto: collegamento che già c’era, ma che è stato bloccato per consentire di spendere una caterva di soldi per renderlo più funzionale (a chilo sta realizzando, ovviamente)…

Sull’Anello ferroviario è gara a chi la spara più grossa: i lavori, fa sapere il Ministro Delrio, verranno completati nel 2019. Boom! Tutti sanno che lì ci sono altri dieci anni di appalti che dovrebbero andare in uno con il Tram da estendere in tutta la città: centinaia di milioni a palate per sfasciare via Libertà e alimentare imprese & politica… (soprattutto la politica).

Non sono forse serviti a questo i ‘maneggi’ sulle elezioni comunali di Palermo dello scorso giugno (DIVERTITEVI A LEGGE QUESTI ARTICOLI SULLA GESTIONE POST ELETTORALE DI QUESTE ELEZIONI…).

Poi porti e trasporti marittimi, da Palermo allo Stretto di Messina. E via con altre chiacchiere.

Al porto di Palermo ad accogliere il Ministro Delrio ci sono il presidente dell’Autorità di Sistema portuale del mare di Sicilia occidentale, Pasqualino Monti, e il direttore marittimo della Sicilia
occidentale e comandante del porto di Palermo, contrammiraglio, Salvatore Gravante.

Eccoli sul palco: il Ministro Delrio, il sindaco di Palermo e le ‘autorità’.

“Promette prima lei? No, prometta prima lei”: l’importante è essere convincenti, come Totò e Peppino con la Fontana di Trevi…

“Abbiamo più soldi che progetti”, dice il Ministro Delrio. E noi ci crediamo: con tutti i soldi che il Governo nazionale ha rubato alla Sicilia! Insomma, come si dice dalle nostre parti, avogghia ‘i picciuli!

Abboccheranno, i siciliani? Per andare dietro a Pasqualino Monti – che, a quanto pare, è “l’intellettuale” del gruppo – bisogna consultare i testi di linguistica e conoscere almeno una discreta quantità di parole ‘difficili’. Ecco a voi un saggio del nostro Pasqualino:

“Abbiamo il duplice obiettivo di rafforzarne la capacità infrastrutturale, e di riconsiderare i rapporti percettivi, morfologici e funzionali con la città, riorganizzando le aree funzionali interne e ripensando anche tutto il sistema dell’interfaccia lineare con la città”.

Avete capito qualcosa? Noi, no. Però Pasqualino ha fatto ‘schiuma’, aggiungendo i lavori sempre promessi ma mai attuati del porto di Sant’Erasmo, dell’Arenella, dell’Acquasanta. Vi pare poco? Ha studiato la lezione, il nostro Pasqualino!

Si chiude con una promessa che dovrebbe ‘tenere’ fino alle elezioni politiche nazionali della primavera del prossimo anno: i lavori per la stazione marittima: campa cavallo!

E lo Stretto di Messina? Lì le Ferrovie hanno creato non pochi problemi ai cittadini. Ma adesso che si sta per andare a votare si risolverà tutto. La parola a Maurizio Gentile, amministratore delegato di Rfi: un bel frullato di collegamenti veloci tra Scilla e Cariddi, navi, treni, continuità territoriale e bla bla bla…

Solo una domanda finale: che speranza ha la Sicilia con questi personaggi?

 

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