Elezioni regionali/ Il centrosinistra che si ‘auto-civetta’ e il grande potere nelle mani dei ventenni della Sicilia

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Analizzando le liste per le elezioni regionali siciliane del 5 novembre prossimo depositate sabato scorso vengono fuori alcuni dati. Per esempio, le cinque liste del centrosinistra, a sostegno del candidato Fabrizio Micari, che potrebbero danneggiarsi l’una con l’altra. Ma scopriamo, soprattutto, che i ventenni siciliani hanno tra le mani la possibilità di cambiare radicalmente la geografia della futura Assemblea regionale siciliana e, quindi,di cambiare la politica nella nostra Isola 

Scorrendo l’elenco delle liste che dovrebbero prendere parte alle elezioni regionali siciliane del prossimo 5 novembre viene fuori una sorta di ritratto un po’ confuso della politica che oggi va in scena nella nostra Isola. Ma anche qualche possibile sorpresa positiva, che è nelle mani dei ventenni. Ovvero la possibilità di rivoluzionare il quadro politico siciliano. Ma andiamo con ordine.

Un dato interessante è la presenza di due tipologie di liste civetta: le liste civetta classiche, costituite a tavolino per far confondere gli elettori, e le liste civetta che sono tali a prescindere dalla volontà di chi le ha presentate. Proviamo a illustrare meglio la nostra tesi sui ‘civettismi elettorali’.

La lista civetta viene presentata da una forza politica che punta a far disperdere una parte dei voti di una lista avversaria. E’ di queste ore la polemica tra i protagonisti della lista Cento passi di Claudio Fava con chi ha presentato la lista Sinistra Siciliana.

Secondo Fava, questa lista è stata presentata per confondere gli elettori, visto che, a suo dire, somiglia alla lista dei Cento passi. Ha ragione? Ha torto?

In realtà, nella lista di Fava non c’è la parola “Sinistra”. Con molta probabilità, questa è una scelta strategica da parte di Fava e compagni, che puntano ad intercettare non soltanto i voti dell’elettorato di Sinistra, ma anche altri elettori.

Del resto, gli elettori di Sinistra che non vogliono più votare il PD renziano – e gli elettori della Sinistra che effettueranno il voto disgiunto, votando PD per il rinnovo dell’Assemblea regionale siciliana e per Fava alla presidenza della Regione – sanno già cosa debbono votare e non hanno bisogno della parola Sinistra.

Ma ci sono anche gli elettori non particolarmente attenti al dibattito politico che, magari, non voteranno PD cercando un’alternativa a Sinistra. Questi ultimi, leggendo Sinistra Siciliana, potrebbero anche decidere di votare per tale lista, pensando di votare la lista di Fava: ed è proprio questo ciò che temono Fava, Ottavio Navarra e, in generale, i protagonisti della Sinistra alternativa al PD.

Poi ci sono anche liste civetta che, come già ricordato, potrebbero risultare tali a prescindere dalla volontà di chi le ha presentate. Osserviamo, ad esempio, le liste che sono state presentate a sostegno del candidato alla presidenza della Regione del centrosinistra, Fabrizio Micari.

C’è la lista Movimento dei territori – Arcipelago Sicilia – Micari Presidente;

poi la lista Partito Democratico – Micari Presidente;

quindi la lista Generazione next – Micari Presidente;

e ancora la lista PDR – PSI – Sicilia futura – Micari Presidente;

si chiude con la lista Alternativa popolare – centristi x Micari.

La domanda è una: lo schieramento di centrosinistra della Sicilia è in grado di portare avanti cinque liste a sostegno di Micari?

Ricordiamo che la legge elettorale prevede uno sbarramento del 5%. E che nella nuova Assemblea regionale siciliana si passerà da 90 a 70 deputati. Ciò significa che, a prescindere dalla partecipazione alle elezioni da parte degli elettori che hanno diritto a votare, ci vorranno più voti, rispetto a cinque anni fa, per raggiungere il 5%.

Fare previsioni non è facile, perché bisognerebbe conoscere con un certo grado di esattezza il numero di elettori che si recherà alle urne. Anche se non è esagerato affermare che, considerando una media di partecipazione al voto del 50% degli elettori aventi diritto, per superare il 5% ogni lista non dovrebbe prendere meno di 135 mila voti.

Ma anche dando per scontato che il numero degli elettori rimanga invariato – cosa che non è affatto detta – le cinque liste del centrosinistra, per risultare vincenti, dovrebbero realizzare due condizioni.

Prima condizione: prendere poco più del 25% dei voti.

Seconda condizione: fare in modo che ognuna delle cinque lista superi il 5%.

E qui arriva la domanda: il centrosinistra siciliano – che amministra la Regione dal 2008 – ha governato così bene da meritare, addirittura, cinque liste oltre il 5%?

Ricordiamo che le liste presentate sono 31. Non tutte verranno confermate. Ma va da sé che, alle elezioni del 5 novembre, non mancheranno certo liste, anche forti. E, se la dobbiamo dire tutta, questo schieramento – cioè il centrosinistra – dovrebbe perdere voti sia a sinistra, sia al centro.

Perderà voti a sinistra perché la lista Cento passi di Fava, per il 60-70%, si alimenterà di voti in uscita dal PD.

E perderà voti anche al centro. Il centrosinistra presenta due liste centriste: la lista Alternativa popolare – centristi x Micari dove troviamo gli alfaniani di Alternativa popolare e l’ex UDC di Giampiero D’Alia; e la lista PDR – PSI – Sicilia futura – Micari Presidente.

Queste due liste se la dovranno vedere, al centro, con I Popolari e autonomisti alleati con Idea Sicilia di Roberto Lagalla e, soprattutto, con la rinata lista dell’UDC posizionata nel centrodestra, lista che prende il nome di Sicilia vera – Libertas – rete democratica – Unione di centro.

La domanda è spontanea: ma quanti elettori ex democristiani ci debbono essere in Sicilia per reggere quattro liste?

Sintetizzando: almeno una di queste liste centriste potrebbe non raggiungere il 5%. E abbiamo la sensazione che a non raggiungere il 5% potrebbe essere una delle liste centriste del centrosinistra.

Da cosa nasce la nostra convinzione? Da quattro considerazioni.

Dal fatto che il centrosinistra siciliano non sembra affatto irresistibile dopo i cinque deludenti anni di Governo di Rosario Crocetta.

Dal fatto che, al centro, c’è troppa competizione e che i centristi del centrosinistra, oggi, sembrano più deboli dei centristi del centrosinistra.

Dal fatto che lista messa a punto dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando – Movimento dei territori – Arcipelago Sicilia – Micari Presidente – toglierà in buona parte voti sia al PD, sia alle liste centriste del centrodestra.

Dal fatto che la lista del rettore dell’università di Palermo, Fabrizio Micari – Generazione next – Micari Presidente avrà difficoltà a trovare 135-140 mila voti, dal momento che l’ex rettore, Roberto Lagalla, candidato nel centrodestra, non gli farà certo sconti.

Non è da escludere che, il 5 novembre, si conierà un nuovo termine in politichese: l’auto-civettamento. Ovvero le liste di uno stesso schieramento politico – in questo caso il centrodestra – che si penalizzeranno l’una con l’altra.

E il centrodestra? Anche in questo schieramento non mancano le liste:

Diventerà bellissima PER la Sicilia – Nello Musumeci;

Forza Italia – Musumeci Berlusconi;

la già citata Sicilia vera – Libertas – rete democratica – Unione di centro – Musumeci Presidente;

la già citata Popolari e autonomisti – idea Sicilia – Musumeci Presidente;

e la lista Alleanza per la Sicilia – fratelli d’Italia – Noi con Salvini – Nello Musumeci Presidente.

(Non abbiamo capito che ruolo avrà la lista Unione dei Siciliani indignati).

In questo schieramento una lista potrebbe non raggiungere il 5%.

Detto questo, la vecchia politica siciliana si augura che alle urne si rechi il minor numero possibile di elettori. La strategia del centrosinistra e, almeno in parte, del centrodestra è proprio questa: creare nausea verso la politica e fare in modo che alle urne si rechino pochi elettori, la maggioranza dei quali, stando alle loro previsioni, dovrebbe essere composta da un elettorato che vota secondo criteri clientelari.

Alle elezioni regionali del 2012 la vecchia politica siciliana ha centrato in pieno tale obiettivo: ha votato meno del 50% degli elettori aventi diritto.

E le elezioni del prossimo 5 novembre? I sondaggi – che in molti casi sembrano esprimere più i desideri di chi li commissiona che non le intenzioni degli elettori – dicono che ai seggi si recherà meno del 50% degli elettori. Questo – lo ribadiamo ancora una volta – è quello che si augura la vecchia politica.

Ma le cose potrebbero andare diversamente. Per almeno due motivi.

Il primo motivo è che il centrodestra è unito e questo, di solito, porta alle urne un elettorato che quando vede divisioni non va a votare.

Il secondo motivo è legato agli appelli ripetutamente lanciati in questi mesi all’indirizzo dei giovani siciliani (con in testa gli appelli lanciati dal titolare di questo blog – come potete leggere qui e anche come potere leggere e ascoltare qui).

Qui potrebbe arrivare il bello. Se facciamo quattro conti, notiamo che due partiti – il PD e Forza Italia – in Sicilia, si attestano, stando alle previsioni, intorno al 10%. Ognuno di questi due partiti, a conti fatti, può contare – se dovesse andare a votare il 50% degli elettori – su meno di 300 mila voti (forse Forza Italia dovrebbe racimolare qualcosa in più del PD).

Che succederebbe se i 750 mila giovani ventenni della Sicilia dovessero decidere di recarsi alle urne? Un terremoto elettorale che cambierebbe radicalmente il quadro della futura Assemblea regionale siciliana e, di conseguenza, cambiando altrettanto radicalmente la politica siciliana.

Considerato che questi ventenni hanno molti motivi per non votare la vecchia politica siciliana rappresentata da centrosinistra e centrodestra, i loro voti si orienterebbero su altre forze politiche: in parte sul Movimento 5 Stelle che, nonostante gli attacchi mediatici delle varie camarille rimanono forti; un po’ meno sulla lista Claudio Fava che in parte è nuova e, in parte, è vecchia sinistra dalemiana e bersaniana in lotta contro Renzi; e poi verso le altre liste.

Le conseguenze? Le cinque liste del centrosinistra, compresa la lista del PD, non supererebbero il 5% e resterebbero fuori dalla nuova Ars. Musumeci, dato oggi al 40%, potrebbe perdere almeno 11-12 punti e, a quel punto, bisognerebbe capire cosa succederebbe per la presidenza della Regione…

 

 

 

 

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