La disinformazione sui forestali siciliani? E’ stata la scusa per portare a Roma i fondi di questo settore

La disinformazione sui forestali siciliani? E’ stata la scusa per portare a Roma i fondi di questo settore
4 luglio 2017

Gli incendi che in queste ore continuano a funestare la Sicilia sono anche il frutto avvelenato della cattiva informazione sugli operai della Forestale siciliana che, in questi anni, è stata propinata al grande pubblico. E’ stato detto che gli oltre 20 mila forestali della Sicilia “non servivano a nulla”; e hanno anche fatto passare, in modo subdolo, la notizia che a pagare era lo Stato, quando invece a pagare è la Regione. Così Roma si è presi anche i soldi del servizio antincendio della Sicilia

Scrive Tiziana Ferrara su facebook:

“Giletti e gli altri hanno veicolato un’informazione contorta che ha generato una stampa terroristica e denigratoria nei confronti dei forestali. Luoghi comuni e il fare di tutta l’erba un fascio peggiora le cose. Lungi da me dal voler innescare polemiche, ma il settore forestale ha ingranaggi che, chi non conosce, difficilmente comprende. Nessuno vuol vivere di ammortizzatori sociali e di fatto chiediamo la stabilizzazione”.

“Riguardo agli incendi – prosegua il post di Tiziana Ferrara – carissimi signori che ci aggredite, siamo talmente addolorati da aver cercato di raccogliere i soldi per riparare i mezzi guasti, gente che ha fatto km a piedi perché privi di mezzi con carburante. Noi la dignità di non sputare nel piatto dove mangiamo ce l’abbiamo, dico solo che il settore in ginocchio lo ha messo la cattiva politica e una cattiva stampa che è stata assoldata per soddisfare famelici avvoltoi che cercavano un capro espiatorio. Mettetevi in fila con quanti ci vogliono in ginocchio. Ma noi moriremo in piedi”.

E’ stata corretta, in questi anni, l’informazione sugli operai della Forestale? Il servizio pubblico della RAI, ad esempio, ha fornito le notizie esatte? Tiziana Ferrara cita Giletti: dovrebbe essere il conduttore della trasmissione L’Arena, spesso al centro di tante polemiche per via di un’informazione spesso parziale, se non di parte, sulla Sicilia.

Vogliamo ripercorrere insieme che tipo di informazione, in questi anni, è stata veicolata sugli operai della Forestale della Sicilia?

Prima informazione: sono tanti e costano un sacco di soldi.

Che saranno tanti – circa 24 mila – potrebbe essere vero. Si omette, però, di dire che gli operai della Forestale, nel Sud Italia, sono – storicamente – una parziale risposta dello Stato al Sud negli anni della ristrutturazione industriale, quando lo Stato italiano destina  – erano i primi anni ’80 del secolo passato – migliaia e migliaia di miliardi delle vecchie lire all’industria del Nord Italia in crisi.

Per equilibrare una spesa pubblica meramente assistenziale sproporzionatamente diretta verso il Nord, i sindacati chiesero e ottennero per il Sud il potenziamento delle attività di tutela delle aree forestali e delle aree protette (Parchi e Riserve naturali) che, dalla seconda metà ’80 agli anni ’90, venivano via via istituite.

Quelle degli operai della Forestale nel Sud non sono mai state retribuzioni da favola, così come la Cassa integrazione al Nord non ha mai arricchito gli operai. 

Parliamo, nel caso degli operai della Forestale siciliana, di contratti di 78 giorni, 101 giorni e 151 giorni all’anno. Quando in Sicilia non c’era la spaventosa crisi economica che c’è oggi, nel resto dell’anno i forestali integravano la retribuzione mensile, di per sé bassa, con altri lavori avventizi, spesso artigianali. Oggi non c’è neanche questo.

Quello che non è stato detto in questi anni di parziale informazione, se non disinformazione, è che lo Stato non ha mai pagato gli operai forestali della Sicilia. Li ha sempre pagati la Regione siciliana. 

Perché, allora, la disinformazione degli ultimi anni? Semplice: perché lo Stato – e segnatamente il Governo Renzi, in assoluto il Governo più antimeridionale e antisiciliano della storia della Repubblica italiana – aveva la necessità di drenare risorse alla Regione siciliana per portarle al Centro Nord Italia.

Lo ha fatto scippando 12 miliardi di fondi PAC alle Regioni del Sud per finanziare gli sgravi fiscali alle imprese del Centro Nord Italia:

– l’ha fatto trattenendo, tramite l’Agenzia delle Entrate, risorse finanziarie che, a norma dello Statuto autonomistico siciliano, tutt’ora vigente, sono di pertinenza della Regione siciliana;

– l’ha fatto imponendo un ricalcolo truffaldino dei residui attivi della Regione siciliana, facendo sparire 10 miliardi di crediti che la stessa regione siciliana vantava anche nei confronti dello Stato;

– l’ha fatto imponendo al presidente della regione siciliana, Rosario crocetta, di firmare due ‘Patti scellerati’: il primo nel giugno del 2014, il secondo nel giugno dello scorso anno.

Con il primo ‘Patto scellerato’ il Governo Crocetta-PD ha regalato allo Stato circa 5 miliardi di euro che la Corte Costituzionale aveva invece riconosciuto alla Regione siciliana.

Con il secondo ‘Patto scellerato’ ha imposto alla Regione nuove penalizzazioni (e infatti, oggi, i conti del Bilancio regionale non tornano, come ha segnalato nei giorni scorsi la Corte dei Conti), unitamente a una riscrittura delle norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto che penalizzano ulteriormente la Regione siciliana.

(Qui trovate un approfondimento sui ‘Patti scellerati’ Renzi-Crocetta)

Tra i tanti soldi che in questi anni lo Stato ha scippato alla Regione siciliana – con l’acquiescenza delle forze politiche di centrosinistra della Sicilia, PD in testa – ci sono anche i fondi per la tutela dei boschi della Sicilia e, in particolare, per il Servizio antincendio.

La disinformazione è servita allo Stato per giustificare lo scippo di fondi alle attività forestali della Sicilia. Bisognava dire che in Sicilia si buttavano i soldi per attività forestali inutili, lasciando intendere, in modo subdolo, che erano fondi dello Stato. 

Una bugia, perché erano e sono soldi della Regione siciliana – soldi reperiti dalle tasse pagate dai Siciliani – che lo Stato si è in buona parte preso per dirottarli nel Centro Nord Italia.

E’ per questo che, oggi, mezza Sicilia è in fiamme: perché le risorse finanziarie per le attività forestali antincendio – che iniziano ad aprile – se li è presi tutti il Governo nazionale.

E’ per questo che il fuoco ha distrutto la grande pineta di Chiaromonte Gulfi: quarant’anni di lavoro forestale andati in fumo!

E’ per questo che le fiamme hanno inghiottito buona parte del verde della provincia di Siracusa.

E’ per questo che le fiamme hanno inghiottito circa 180 ettari di bosco a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani!

E l’elenco continua con altri ettari di verde inghiottiti in questi giorni dal fuoco.

Attenzione: la responsabilità di quanto accaduto è del Governo nazionale a trazione PD che, negli ultimi tre anni, ha usato il Bilancio della Regione siciliana come un ‘bancomat’.

Ma tutto questo è avvenuto con l’avallo della classe dirigente, o presunta tale, del centrosinistra della Sicilia: i vari Rosario Crocetta, Angelino Alfano, Leoluca Orlando, Antonello Cracolici, Fausto Raciti, Bruno Marziano, Totò Cardinale, Giampiero D’Alia, Giovanni Ardizzone, in questi anni, non hanno mosso un dito per impedire tutto questo.

Renzi, per fare il ‘lavoro sporco’ in Sicilia, ha inviato Alessandro Baccei, di fatto commissariando la Regione siciliana, se è vero che lo stesso Baccei ha tenuto e tiene ancora i cordoni della borsa. Ebbene, a parte Crocetta che qualche volta ha provato a ‘svincolarsi’ senza molta convinzione da Baccei, avete mai visto i vari Alfano, Orlando, Cracolici, Raciti, Marziano, Cardinale, D’Alia e Ardizzone opporsi al ‘commissario’ Baccei?

Questi signori, al contrario, si sono piegati ai voleri di Baccei: e Ardizzone, ‘l’intellettuale’ del gruppo, presidente del Parlamento siciliano, ha fatto addirittura votare e approvare dall’Ars – ovviamente con il voto del centrosinistra – il già citato secondo ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta.

Ricordatevi che anche il presidente del Senato, Piero Grasso, siciliano di Licata, ma cresciuto a Palermo, in questi anni, non ha mosso un dito per tutelare la Sicilia.

Forse è per questo che Grasso non ne vuole sapere di venire in Sicilia da candidato del PD alla presidenza della Regione siciliana? Perché sa che i Siciliani gli presenteranno il conto dei sui silenzi sugli scippi operati da Roma ai danni della nostra Isola?

Questi sono i fatti, nudi e crudi.

Aggiungiamo ancora che, in queste ore, mentre la Sicilia brucia e mentre i ‘filosofi’ della tastiera chiedono polemicamente: “Dove sono i ventimila forestali della Sicilia?”, a combattere contro le fiamme, insieme con i Vigili del Fuoco, sono proprio gli operai della Forestale.

Così, tanto per precisare come stanno le cose.

 

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