Incendi in Sicilia: a fuoco anche un importante centro per la raccolta differenziata dei rifiuti

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Il fuoco che da alcuni giorni funesta la Sicilia non sta risparmiando nulla: in fiamme è andato uno dei più importanti centri di compostaggio della Sicilia che si trova dalle parti di Grammichele, in provincia di Catania. Si tratta di un impianto alternativo alle discariche che inquinano la nostra Isola. Che dire? Che anche gli incendi congiurano contro la raccolta differenziata dei rifiuti…

Il fuoco che in queste ore sta colpendo la Sicilia non ha risparmiato uno dei più importanti centri di compostaggio della nostra Isola. Leggiamo sulla pagina facebook di Salvo Cocina, ingegnere, dirigente regionale, già al vertice della Protezione civile siciliana e oggi impegnato a coordinare la raccolta differenziata dei rifiuti:

“INCENDIO area trattamento rifiuti di Kalatimpianti. Aggiornamento a g.2. Danni per oltre 600 mila euro a trituratore e vaglio. Potrebbe riaprire solo l’impianto di Compostaggio solo x 15 Comuni soci lasciando fuori mezza Sicilia. Piove sul bagnato! G.1 .Plastica stoccata incendiata e nube tossica. Odore acre e pungente. Si lavora x non fare espandere l’incendio all’impianto di compostaggio; sarebbe un durissimo colpo per la raccolta differenziata in Sicilia. L’incendio sarebbe partito dai terreni circostanti e poteva essere bloccato con un intervento immediato. Purtroppo la carenza di idonei mezzi antincendio non ha permesso tempestività. Bisogna cambiare pagina e investire i soldi pubblici nelle cose serie!”.

L’impianto si trova nel territorio di Grammichele, in provincia di Catania. Oltre al centro di compostaggio c’è un impianto di selezione. Nel complesso, si parla di un centro che, ogni anno, tratta oltre 40 mila tonnellate di rifiuti di 15 Comuni del Calatino, l’area che si snoda attorno al Comune di Caltagirone. Insomma, un impianto che elimina 40 mila tonnellate di rifiuti che, invece di finire nelle discariche inquinando aria, terra e falda idrica vengono riciclati.

Le cause dell’incendio sono le solite: le sterpaglie delle zone circostanti che non sono state eliminate. In questi casi bastano una cicca di sigaretta e il vento e il disastro è assicurato.

La storia è sempre la stessa: mancanza di prevenzione. E, in questo caso, come scrive l’ingegnere Cocina, ritardi negli interventi dovuti alla mancanza di mezzi.

Anche in questo caso è stato chiesto l’intervento dei Canadair, gli aerei anfibi utilizzati per lo spegnimento degli incendi. Ma, a quanto pare, ci sarebbero problemi perché oggi, a Chiaromonte Gulfi – paese della provincia di Ragusa dove il fuoco ha causato danni ingenti – le fiamme hanno ripreso vigore e dove, per l’appunto, sono impegnati i Canadair.

Non si conosce ancora l’entità dei danni. Quello che si sa è che, da tale incendio, si è sviluppata anche una nube tossica.

Danni, danni, danni e ancora danni al’ambiente, alle persone e alle cose.

 

 

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