Gli affari del mare 4/ L’Antitrust e la Sicilia: una volta sì, una volta no…

Gli affari del mare 4/ L’Antitrust e la Sicilia: una volta sì, una volta no…
19 giugno 2017

Nel 2011 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato si era espressa chiaramente in merito all’acquisizione della Siremar da parte della Compagnia delle Isole. Lo stesso non avrebbe fatto quando è entrata in ballo la SNS dei Morace e dei Franza…E dire che a capo di questo organismo c’è un Siciliano….

La domanda è semplice: come mai l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nota anche come Antitrust, non si è pronunciata sulla cessione della Siremar alla SNS- Società di Navigazione Siciliana (joint venture fra Caronte&Tourist e Ustica Lines, ovvero le famiglie di armatori Morace e Franza)?

E’ così peregrino il sospetto di un’ operazione che configurerebbe un vero e proprio monopolio del mare?

Ecco un altro controverso capitolo della saga che abbiamo chiamato gli ‘affari del mare’ o ‘lo scandalo dei traghetti e degli aliscafi’. Il riferimento, va da sé, è all’inchiesta Mare Mostrum, quel “romanzo della corruzione” di cui i magistrati di diverse Procure stanno cercando di scoprire tutta la trama.

A grandi linee la conosciamo già: affari milionari che girano intorno ai trasporti marittimi tra la Sicilia e i suoi arcipelaghi. Una rete di ‘amicizie’ tra politicanti, imprenditori del settore e persino giudici amministrativi. E il filo rosso dei finanziamenti pubblici: una marea di fondi pubblici – nazionali e regionali -: un rubinetto sempre aperto e pronto per…

Sappiamo che Ettore Morace, il patròn della Liberty Lines (ex Ustica Lines), è agli arresti domiciliari. E che nel mirino degli inquirenti sono finiti diversi politici: alcuni citati direttamente (da Girolamo ‘Mimmo’ Fazio a Simona Vicari, fino allo stesso Rosario Crocetta), altri indirettamente (è il caso dell’ormai ex assessore regionale ai Trasporti, Giovanni Pistorio, che non è indagato- per quello che sappiamo- ma lo è un suo strettissimo collaboratore).

Nelle ‘puntate’ precedenti, che trovate sotto in allegato, abbiamo provato a guardare più da vicino l’intera faccenda. Nella prima abbiamo ricostruito il quadro d’insieme: le famiglie Morace e Franza, la vendita della Tirrenia e della controllata Siremar. Il ruolo del Governo nazionale e di quello regionale. La cronaca dell’inchiesta. Nella seconda abbiamo parlato di alcune singolari coincidenze come il ripresentarsi degli stessi nomi in alcuni affari- sempre nutriti da soldi pubblici-  legati ai trasporti marittimi. Nella terza vi abbiamo sottoposto i pesantissimi dubbi di legittimità di alcuni legali sul bando regionale dell’anno scorso per “l’affidamento del servizio passeggeri a mezzo di navi veloci tra e verso le isole Egadi e le Eolie”. Gara vinta dai Morace.

Oggi cercheremo di capire perché i dubbi riguardano anche l’Antitrust.

Ad occhio e croce, sembrerebbe che l’Autorità Garante della Concorrenza del Mercato abbia usato due pesi e due misure. Quando, infatti, nel 2011, la Compagnia delle Isole (società costituita dal gruppo Lauro di Napoli, dalla Davimar di imprenditori eoliani, e dalla stessa Regione siciliana attraverso la Mediterranea holding) era ad un passo dall’aggiudicarsi la Siremar, il parere dell ‘Antitrust – trattandosi di un mercato importante- è arrivato puntuale: “Provvedimento n.23023 “. “Adunanza del 23 Novembre 2011”. 

Cosa c’è scritto in questo parere? Innanzitutto che, su tutte le rotte interessate (Egadi, Eolie, Ustica, Pantelleria, Pelagie) la Siremar deteneva “quote di mercato molto elevate”. Le vedete nella tabella accanto.

Quote di mercato della Siremar valutate dall’Antitrust nel 2011

Bisognava quindi capire se i nuovi acquirenti potessero, in qualche modo, ritrovarsi in una posizione eccessivamente dominante.

Risposta negativa. Leggiamo, infatti, sulla delibera dell’Antitrust, che l’acquisizione della Siremar da parte della Compagnia delle Isole, “non risulta in grado di produrre modifiche alla struttura dell’offerta”, perché “sulle stesse rotte non opera la società acquirente Mediterranea, né sono attivi i soci di Mediterranea, in particolare il gruppo Lauro che, benché attivo nei servizi di navigazione, opera solo su rotte diverse”. 

“Ritenuto che l’operazione in esame non determina la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante sui mercati interessati, tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale la concorrenza;

Delibera

di noi avviare l’istruttoria di all’articolo 16, comma 4, della legge n287/90″.

Insomma, per l’Autorità Garante della Concorrenza del Mercato, l’operazione filava liscia come l’olio.

Sappiamo come è andata a finire: la Compagnia delle Isole viene messa fuori gioco attraverso un ricorso al Consiglio di Stato che annulla tutto. La Siremar finisce dritta tra i gioielli delle famiglie Morace e Franza che, con la SNS, si assicurano il bottino senza che nessuno senta il bisogno di celebrare una nuova gara (sul tema c’è stata anche una interrogazione all’Ars, ma di quelle che sembrano fatte per passare un po’ di tempo).

Ben per loro. Ma come mai l’Antitrust non si è espressa su una operazione che coinvolge attori che già operavano su quelle rotte?  Mistero.  Qualcuno doveva sollecitare un parere e non lo ha fatto? A Roma erano distratti? Non c’è nessun problema? E chi lo sa.  Sappiamo di certo che c’ è un filo diretto con la Sicilia: è il mega professore galattico, Giovanni Pitruzzella da Palermo, che dal 29 Novembre 2011 presiede l’Antitrust.

Gli aspetti poco chiari di questa vicenda sono tanti, come abbiamo già avuto modo di scrivere. E di materiale non ne manca. C’è, ad esempio, anche una interrogazione di Davide Mattiello, deputato nazionale piemontese del  PD e membro delle Commissioni Giustizia e Antimafia. Il parlamentare, l’anno scorso, ha ipotizzato un “grave danno erariale”  che si sarebbe configurato proprio con la cessione della Siremar da parte della Compagnia delle Isole alla Società di Navigazione Siciliana.

Qui entriamo in un altro capitolo. E nei meandri di un altro Governo regionale: quello di Crocetta. Che decide di mettere in liquidazione la Mediterranea holding e che deve mettersi d’accordo con i Morace e con i Franza per formalizzare la cessione della Siremar. Cosa che accade nell’aprile del 2016.

Innanzitutto, secondo Mattiello, si sarebbe dovuto consultare – prima di concludere – l’operazione quantomeno la Corte dei Conti e l’Antitrust, “alla luce della macroscopica posizione di dominanza (circa il 100%) che si realizzerà, consegnando con i fondi pubblici tutto il trasporto siciliano ad un solo soggetto economico”.

Il danno erariale deriverebbe da particolari condizioni di favore che il Governo Crocetta avrebbe garantito ai nuovi proprietari della Siremar, rinunciando anche ad alcune compensazioni che sarebbero dovute arrivare dal Ministero dei Trasporti. Non solo soldi pubblici. Su questa cessione c’è anche un esposto di uno degli ex soci della Regione, che avrebbe perso più di quanto previsto.

E di questo vi parleremo nella prossima puntata.

 

Lo scandalo di aliscafi & traghetti: i retroscena milionari dell’accoppiata Morace-Franza

Gli affari del mare 2/ L’eterno ritorno delle stesse facce…

Gli affari del mare 3/Nuovi dubbi sul bando per i collegamenti con Egadi e Eolie

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