Formazione/ Storia di Teresa e di suo figlio sordomuto licenziato e abbandonato dalle ‘autorità’

19 giugno 2017

Francesco Paolo Giangrasso, 41 anni, sordomuto, lavorava presso l’ENFAP. Nel 2014 è stato licenziato. Da allora lui e sua moglie – anche lei sordomuta – vivono con una pensione da 300 euro al mese. Se non ci fosse la madre sessantottenne di lui, marito e moglie sarebbero già in mezzo alla strada. E poi si chiedono perché il PD – partito che dal 2008 gestisce la Formazione professionale in Sicilia – non prende più voti

“Ho deciso: questa settimana mi incatenerò con mio figlio davanti la sede della Regione. E’ lì che devo andare per risolvere il problema di mio figlio. Me l’hanno detto anche quelli della Presidenza della Repubblica quando gli ho scritto: si deve rivolgere alla sua Regione di appartenenza. E così ho fatto. Ma siccome alla Regione, dopo le promesse, non mi hanno mai chiamata, è lì che mi incatenerò con mio figlio. Vediamo che succede poi”.

“La mia storia? Mi chiamo Teresa Mineo. Ho sessantotto anni e vivo a Bagheria. Ho un figlio di quarantuno anni sordomuto. Il suo nome è Francesco Paolo Giangrasso. Un bravo ragazzo, credetemi. Un gran lavoratore. Un lavoratore che non fanno lavorare”.

“Mio figlio aveva trovato lavoro all’ENFAP, nella Formazione professionale. Ha lavorato lì per tanto tempo. Nel 2014 questo ente di Formazione ha chiuso. E ha licenziato tutti. Pure mio figlio è stato licenziato. Per nove mesi, fino al dicembre del 2014, gli hanno dato 800 euro al mese. Dal gennaio del 2015 ad oggi, nulla. Vanno avanti, lui e sua moglie, con una pensione di 300 euro al mese. Vanno avanti perché ci sono io. Perché se io dovessi morire, lui e sua moglie non avrebbero più cosa mangiare”.

“Mio figlio si è sposato con una sordomuta. Per mio figlio e per sua moglie il lavoro all’ENFAP era tutto. Dal gennaio del 2015 è disperato. Per un anno l’affitto della casa gliel’ho pagato io: 380 euro al mese. Ma ora non ce la faccio più. Sono una pensionata da mille e cento euro al mese. Fino ad ora ho fatto sacrifici. Pur di mantenere la casa a mio figlio e a sua moglie ho eroso i pochi risparmi che avevo. Ma ora…”.

“Ora non ce la faccio più: non posso pagare due case. Non posso pagare le bollette di due appartamenti. Non ci arrivo. Ho dovuto scegliere: o pago due case e non si mangia più, o si trova un’altra soluzione. Abbiamo trovato l’altra soluzione: mio figlio e sua moglie si sono trasferiti da me. Hanno una stanzetta. Almeno si tira avanti”.

“Non si è arreso, mio figlio. Non ci siamo arresi. Siamo andati alla Vini Corvo. Negli anni passati, prima che Francesco Paolo iniziasse a lavorare nella Formazione, gli facevano fare piccoli lavoretti. Un mese, due mesi. Campava. Così siamo andati a chiedere alla Vini Corvo. Ci hanno detto che non possono fare niente”.

“Siamo andati alla clinica Santa Teresa. La clinica importante. Ci hanno risposto che sono in crisi. Niente anche da lì. Siamo andati al Comune di Bagheria. Niente anche da lì. Abbiamo scritto a Giletti. Niente. Abbiamo scritto al Presidente della Repubblica. Ho pensato: Mattarella è siciliano, magari prende a cuore la storia di mio figlio e di mia nuora”.

“Ho scritto io la lettera. Me l’hanno rimandata indietro. Mi hanno spiegato che la deve firmare mio figlio. Così gli abbiamo inviato la lettera firmata da mio figlio. Ci hanno risposto dicendoci che ci dobbiamo presentare alla Regione di appartenenza. Così con mio figlio siamo andati a Palermo, in via Trinacria. Mi hanno detto che lì c’è l’assessorato regionale del Lavoro e della Famiglia”.

“Appena siamo arrivati ci hanno detto: ‘No, qui non c’è nessuno’. Come nessuno? Dopo una discussione è arrivata una signora. Una dipendente della segreteria dell’assessore regionale Carmencita Mangano. Questa signora mi ha detto: lasci la sua lettera a me che ci penso io. Da allora ad oggi è passato più di un mese, ma non mi ha chiamato nessuno”.

“Siamo andati anche al Centro per l’impiego. Ho pensato: magari lì trovano un impiego per mio figlio. Chissà. Mi hanno detto: ‘Signora, non è qui che deve venire. Deve tornare alla Regione e gli deve sfasciare le…”.

“Nei giorni scorsi a Bagheria è stato inaugurato un locale. Si chiama Anni 20. Appena ho saputo che c’era il presidente della Regione Rosario Crocetta mi sono precipitata lì. Tra quelli che lo accompagnano c’è un ragazzo che conosco, Daniele, di Bagheria. Ho detto a Daniele: fammi parlare con il presidente”.

“Non è stato facile parlare con il presidente Crocetta. Ma alla fine ci sono riuscita. Crocetta mi ha detto: ‘Signora, non faccia così. Il suo caso lo risolviamo. Dia il suo numero ai miei collaboratori. Abbia fede’. Ho dato il mio numero ai suoi collaboratori. Ma è finita come con la segretaria dell’assessore Carmencita Mangano. Nessuno mi ha mai chiamato. E meno male che dovevo avere fede! Ma secondo voi tutto questo è normale?”.

“Sa perché ho voluto parlare con lei che è giornalista? Perché voglio che lei scriva questo schifo. Perché voglio che lei scriva che mio figlio, che ha già una vita difficile, non può continuare a vivere così. Perché voglio che lei scriva che un uomo e una donna sposati non possono continuare a vivere così. Perché voglio che lei scriva che sei io che sono già anziana muoio, mio figlio e sua moglie rimangono in mezzo alla strada. Sì, in mezzo alla strada. Giusta le sembra una cosa di questa?”.

“Così ho deciso che questa settimana io e mio figlio ci andiamo ad incatenare. Ho già parlato con un mio amico sindacalista. Andremo davanti la Regione e ci incateneremo. Qualche cosa dovrà succedere no?”.

 

 

AVVISO AI NOSTRI LETTORI

Se ti è piaciuto questo articolo e ritieni il sito d'informazione InuoviVespri.it interessante, se vuoi puoi anche sostenerlo con una donazione. I InuoviVespri.it è un sito d'informazione indipendente che risponde soltato ai giornalisti che lo gestiscono. La nostra unica forza sta nei lettori che ci seguono e, possibilmente, che ci sostengono con il loro libero contributo.
-La redazione
Effettua una donazione con paypal


Commenti