Gli affari del mare 2/ L’eterno ritorno delle stesse facce…

Gli affari del mare 2/ L’eterno ritorno delle stesse facce…
30 maggio 2017

Dal Governo Cuffaro al Governo Crocetta ci sono nomi che tornano e che, in un modo o nell’altro, sono sempre stati protagonisti delle avventure nel settore dei trasporti marittimi.  Ce n’è uno, ad esempio, che è stato ai vertici del fondo Cape-Regione siciliana, della TLink finanziata dallo stesso fondo e che oggi è…

Se il governatore Crocetta aveva accarezzato l’idea di mettere le ali alla Regione (ricordate le chiacchiere a proposito di fare gestire all’Ast- Azienda siciliana trasporti- una serie di voli charter?), i sogni di chi lo ha preceduto hanno sempre guardato al mare. Un business di sicura resa, con riferimento al settore dei trasporti marittimi, che, come sappiamo, sono finiti nel mirino dei magistrati con l’inchiesta ‘mare Mostrum’ che ha riguardato il gruppo Morace e il gruppo Franza e che coinvolge, in maniera diretta o indiretta, politici di vari schieramenti e pure qualche giudice del Cga. Vi abbiamo raccontato qua tutti i retroscena di questi affari milionari che, nelle parole degli inquirenti, fanno da sfondo ad un “romanzo della corruzione”.

Il sogno di Crocetta è rimasto tale. Anche se non si può dire che il suo Governo sia rimasto fuori dall’inchiesta attuale sugli affari del mare. Lo stesso governatore è indagato per concorso in corruzione. Ancora più delicata  la posizione di Giovanni Montalto, indagato per corruzione, il segretario particolare dell’assessore alle infrastrutture ai trasporti, Giovanni Pistorio.

I sogni di una Regione che gestisce in prima persona i trasporti del mare si sono, invece, tradotti in realtà con il Governo Lombardo e, prima, con il Governo Cuffaro. Anche se, come vedremo, la realtà ha riservato loro bruttissime sorprese.

Dell’iniziativa del primo, si è parlato tanto in questo periodo: era stata la Mediterranea holding, società partecipata dalla Regione siciliana dell’era Lombardo, attraverso la Compagnia delle Isole (di cui faceva parte anche l’armatore napoletano Salvatore Lauro), a  tentare di sfilare l’affare della Siremar dalle mani del gruppo Morace-Franza. Tentativo prima riuscito- la Compagnia delle Isole, nel 2012, si era aggiudicata la gara- e poi abortito grazie ad una sentenza del Consiglio di Stato per il quale la fideiussione che la Regione aveva posto a garanzia dell’operazione, era da considerarsi “aiuto di stato”.

Un passaggio di questa tormentata vicenda che rimane alquanto oscuro, come osserviamo nell’articolo in cui delineiamo il contesto milionario della vicenda. E, ancora, più strano il fatto che, una volta fatta fuori la Compagnia delle Isole, non viene celebrata una nuova gara: la Siremar passa direttamente nella mani dei ricorrenti, ovvero la SNS, Società di Navigazione Siciliana Spa, di cui fanno parte paritariamente l’Ustica Lines che fa capo a Ettore Morace e Caronte&Tourist che fa capo alle famiglie Franza-Matacena.

Sulla mancata celebrazione di nuova gara, il deputato dell’ex NCD, Pietro Alongi, aveva presentato una interrogazione parlamentare. Era il 31 Marzo del 2016. Alongi, per la cronaca, è collega di partito di Simona Vicari, che, come sappiamo, è coinvolta nell’inchiesta per il caso del Rolex ragalatole da Morace. Ma, evidentemente, con l’ormai ex sottosegretaria alle infrastrutture, non aveva in comune l’amicizia con il potente armatore. Alongi va avanti per la sua strada, chiede anche un’audizione in Commissione Trasporti dell’Ars. Ma gli altri deputati e il governo Crocetta, evidentemente, non condividono le sue osservazioni. E, così, la Siremar, nell’Aprile del 2016, passa ufficialmente nella mani della SNS.

Con ogni probabilità, sarà la magistratura a fare luce anche su questo aspetto della vicenda.

Veniamo adesso alle ambizioni marine del Governo Cuffaro. E, diciamo subito, che non è solo un esercizio di memoria, in quanto alcuni personaggi di quell’epoca si ritrovano ancora oggi con i piedi ammollo. E non sono personaggi di secondo piano.

Chi è, infatti, l’amministrare delegato della Caronte & Tourist? Le agenzia di stampa, il 5 Maggio scorso, battono la notizia: il nuovo a.d. è  Edoardo Bonanno (qui il lancio dell’AdnKronos).

E chi è Edoardo Bonanno?

Un nome molto in auge durante il Governo Cuffaro: Bonnano è il braccio destro di Simone Cimino, il finanziere agrigentino che, insieme con la Regione siciliana, dà vita al Fondo di private equity Cape-Regione siciliana. Ed è proprio attraverso questo fondo che il Governo di allora prova ad imbarcarsi nell’avventura del trasporto marittimo. Lo fa, siamo nel 2009, dando vita alla T-LINK, socio di maggioranza è il fondo di Cimino e della Regione.

E chi diventa amministratore delegato della T-Link? Sempre lui, Eduardo Bonanno che, in quell’epoca, è il direttore finanziario del fondo Cape.

Sempre nel 2009, l’attuale sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, allora deputato nazionale, presenta una interrogazione sul caso (indicando come a.d. Salvatore Errante Parrino che da lì a poco verrà sostituito da Bonanno). Esprime forti dubbi sia sull’operazione T-Link che sul fondo Cape. Il tempo gli darà ragione.

La T-Link doveva collegare Termini Imerese con Genova. Ma si collegherà solo con la magistratura.

Finisce malissimo, infatti, per entrambe le società. La T-Link fallisce con un buco di 25 milioni di euro. Nel 2015 vengono rinviati a giudizio per bancarotta fraudolenta, il finanziere agrigentino, capo del fondo Cape, Simone Cimino. Con lui,  Edoardo Bonanno, Stefano Costa, Onofrio Contu, Luca Romeo (ex amministratori e revisori di T Link) e Giovanni Maniscalco, liquidatore della società. Cimino, nel frattempo, ha anche altri guai giudiziari legati alle sue attività a Milano. Il fondo costituito con la Regione siciliana finisce in liquidazione.

Una particolarità: la T-Link non operava con proprie navi, ma con mezzi a noleggio. In particolare, con due navi – la T Rex e la T Rex 1 – noleggiate al costo di 25 mila euro al giorno. Un prezzo che a tanti osservatori – e alla magistratura – era  sembrato un po’ troppo ‘salato’. I proprietari di queste due navi erano i cantieri navali Visentini. Il mediatore per tali noleggi era  la Unitramp Napoli, una società di brokeraggio che faceva capo ad Ettore Morace.

I buona sostanza, un mare, è proprio il caso di dirlo, di soldi pubblici, sia per il fondo Cape che per la T-Link. Tutti andati in fumo. Per colpa di chi? E chi ripaga i Siciliani?

Ma ritorniamo ai nostri giorni.  Perché per dirla tutta, è come se in questo mondo dei trasporti marittimi – sostenuto da ingenti fondi pubblici (a fondo perduto o sperduto…) – si ritrovino, in buona parte, sempre gli stessi personaggi. Una sorta di ‘eterno ritorno’ delle stesse facce.

Chi è, infatti, il liquidatore del Fondo Cape-Regione Siciliana?

E’ lui o non è lui? Ma certo che è lui: Eduardo Bonanno.  

Così leggiamo sul sito della Regione Siciliana in questa pagina che contiene uno schema sulle partecipate in liquidazione.

Ci sarà un errore? E’ un caso di omonimia?

Può essere che l’ex direttore finanziario del disastroso Fondo Cape-Regione Siciliana, nonché ex amministratore della T-Link per conto di Simone Cimino, sia oggi liquidatore dello stesso fondo?

Può essere che il Governo Crocetta (la data che compare nello schema della liquidazione è del 2013), così critico nei confronti dei predecessori, abbia scelto per questo ruolo un uomo in auge al tempo di Cuffaro e che è anche stato rinviato a giudizio per fatti gravi e legati alla fine indegna della T-Link?

Così pare.

Un’altra particolarità: nel trattamento economico per la sua attività di liquidatore è indicata la cifra di 50mila euro. E si vede che, nonostante la brutta fine della T-Link e del fondo Cape, sarà particolarmente bravo perché per altre società in liquidazione, eccezione fatta per la Stretto di Messina (dove non c’è il nome, ma si parla di 120mila euro) il compenso per i liquidatori, quando indicato, non arriva a quella cifra:

20 mila per Sviluppo Italia Sicilia; 12 mila per Bioshera e Multiservizi; 32 mila per le Terme di Sciacca; 39 mila euro per le Terme di Acireale (ma vanno divisi per tre, quanti sono i liquidatori indicati).

Quello di Bonanno non è il solo nome che compare e ricompare nella complicata vicenda degli affari del mare. Vi racconteremo altri particolari prossimamente. Particolari che magari non hanno nessuna rilevanza per le indagini, ma che confermano la teoria di un eterno ritorno’ delle stesse facce negli affari che contano.

 

 

 

 

 

 

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