Perché, alla fine, alle elezioni regionali siciliane, PD e Forza Italia si uniranno come in Lomellina e nell’Oltrepò pavese

Perché, alla fine, alle elezioni regionali siciliane, PD e Forza Italia si uniranno come in Lomellina e nell’Oltrepò pavese
5 maggio 2017

Qualcuno pensa che noi vaneggiamo quando parliamo di alleanza tra PD e Forza Italia in Sicilia. Dimenticando che in altre parti d’Italia tale alleanza c’è già. E dimenticando, soprattutto, che oggi, nella nostra Isola, queste due forze politiche non vanno oltre il 10% cadauna. Insomma: secondo voi perché il segretario regionale del PD, Raciti, ha ‘stoppato’ la voglia di primarie del sottosegretario Faraone? Perché dopo le elezioni comunali dell’11 giugno si formalizzerà l’alleanza tra Renzi e Berlusconi da sperimentare subito in Sicilia…  

Quando qualche giorno fa siamo tornati a scrivere di un’alleanza tra PD e Forza Italia in Sicilia, in vista delle elezioni regionali previste il prossimo novembre (qui l’articolo), non sono mancati i commenti ironici e le sorridenti smentite. Della serie: “Figuriamoci se il glorioso Partito Democratico va a ‘chiudere’ alleanze con Berlusconi e i suoi adepti. Allora, giusto per precisare che non ci stiamo inventando nulla, siamo andati a rileggere un articolo di qualche settimana fa pubblicato da Il Fatto quotidiano, dove si legge che in Lomellina e nell’Oltrepò pavese PD e Forza Italia si preparano ad andare insieme alle elezioni (qui l’articolo sull’inciucio PD-Forza Italia).

Di questo articolo sono interessanti le motivazioni che giustificano tale alleanza:

“Io – spiega Alberto Lasagna, segretario provinciale per Pavia del Partito democratico – sono un renziano della prima ora e se devo riconoscere all’attuale guida del Partito un merito, è quello di aver messo in discussione categorie politiche oramai datate. ‘Centro’, ‘destra’ e ‘sinistra’ hanno oramai fatto il loro tempo, soprattutto di fronte a pericoli quali la cosiddetta ultra-democrazia alla Trump e il populismo imperante, ai quali bisogna porre un argine. Ma vorrei sottolineare di nuovo che quelle in atto nella mia provincia sono ‘costituenti territoriali’ che nulla hanno a che vedere col nazionale, ma solo con problematiche locali che meritano soluzioni efficaci che possono arrivare solo da coalizioni ampie e condivise”.

Già “soluzioni ampie e condivise”. Soprattutto in Sicilia, dove, a novembre, a prescindere dai candidati del PD e di Forza Italia, ci potrebbero essere già in campo, per le elezioni alla presidenza della Regione, tre, quattro, forse anche cinque candidati.

I nomi? Nello Musumeci, appoggiato dai suoi amici storici (Musumeci ha alle spalle una storia politica legata alla destra siciliana), dalla Lega di Salvini, da Fratelli d’Italia e da ‘pezzi’ di Forza Italia che si sono dissociati dalla gestione ‘statica’ di Gianfranco Miccichè.

Candidato sarà anche il protagonista di questo blog, Franco Busalacchi.

Ci sarà, ovviamente, il candidato del Movimento 5 Stelle, che dovrebbe essere Giancarlo Cancelleri.

Candidato sarà anche il leader di Insieme si può, Alfio Di Costa.

Non sappiamo che cosa farà l’ex Rettore dell’università di Palermo, Roberto Lagalla. Ma dalle interviste che rilascia sembra che parli da candidato alla guida della Sicilia.

Per non parlare di Rosario Crocetta, presidente della Regione uscente, che sembra avere tutta l’intenzione di ricandidarsi. A noi sembra una follia: con i danni che ha provocato alla Sicilia e ai Siciliani rischia di fare la fine di un ‘prefisso telefonico’: ma lui insiste.

Insomma, per ora contiamo sei candidati. Ricordiamo che la legge elettorale siciliana non prevede ballottaggi: si vince al primo turno. Ciò significa che, con cinque sei candidati, si potrebbe vincere con il 22-24% dei voti. ‘Parlano’ i numeri.

Magari il PD riuscirà a convincere Crocetta a ritirarsi, promettendogli qualche improbabile poltrona romana. Magari i centristi alleati di Forza Italia convinceranno Lagalla a ritirarsi (ma non ne siamo molto convinti: con cinque-sei candidati, come già accennato, si vince: e Lagalla, con queste percentuali, può giocarsela).

In questo scenario pensare che il PD siciliano celebri le primarie per scegliere il candidato alla presidenza della Regione è quasi comico: dove andrebbero, da soli? Ricordiamo che il PD siciliano è un partito che viene fuori da due disastrose esperienze di governo: quello di Raffaele Lombardo e quello di Crocetta. Insomma, per questo partito ci sono tutte le condizioni per non superare il 10-12%.

Non va meglio Forza Italia. Nello Musumeci, è noto, è in campagna elettorale dal novembre scorso. Più passano i giorni, più Forza Italia non decide, più i berlusconiani siciliani si indeboliscono. Come già ricordato, hanno già perso ‘pezzi’, a Catania e a Palermo. Anche questo è un partito dal 10 per cento.

Insieme, PD e Forza Italia (con l’aggiunta degli alfaniani, del Cantiere Popolare e degli ex UDC di D’Alia: tutti ex democristiani oggi in cerca d’autore…) possono superare quel 20 per cento che potrebbe (ma non è nemmeno detto) renderli competitivi.

E il nome del candidato dell’inciucio PD-Forza Italia? L’abbiamo già scritto: deciderà Renzi ‘audito’ Berlusconi. Del resto, si tratta di due partiti siciliani ‘padronali’.

Per il PD siciliano ha sempre deciso Roma. Non è una novità: era così quando c’erano i Ds, quando c’era il PDS e quando c’era il PCI.

I ‘paracadutati’ da Roma sono sempre stati una costante nella storia della sinistra siciliana di estrazione comunista.

Lo stesso discorso vale per Forza Italia in Sicilia, che non ha mai celebrato un congresso. Ha sempre deciso tutto il ‘padrone’, cioè Berlusconi. L’ultima sua decisione è l’imposizione di Gianfranco Miccichè alla guida del partito in Sicilia. Un ritorno contestato (Miccichè è stato coordinatore di questo partito dalla nascita, nel 1994, fino ai primi anni del 2000) che, peraltro, non sta dando i frutti sperati.

E’ normale, insomma, che nei due partiti padronali a decidere siano i ‘padroni’: Renzi e Berlusconi.

Enzo Bianco, sindaco svogliato di Catania, ha lanciato la candidatura del presidente del Senato, Piero Grasso. Ma nessuno se l’è ‘filato’. In effetti: ma chi lo deve votare Grasso?

Antonello Cracolici, assessore regionale all’Agricoltura, è passato con Renzi, forse con la speranza di essere lui il candidato. Ma non sembra avere molta speranza. Con tutta il rispetto, la sua si configurerebbe come una minestra arriquariata, come si usa dire dalle nostre parti…

Si parla anche della sindaca di Lampedusa, Giusy Nicolini. Ma anche questo nome sembra un po’ ‘spento’: privo, ormai, di effetto sorpresa. E poi con quello che sta venendo fuori tra Ong e affari sui migranti non sembrerebbe la migliore scelta.

“Sui migranti la Sicilia ha già dato”, ha detto il titolare di questo Blog, Franco Busalacchi (come potete approfondire qui), interpretando il comune sentire di tanti siciliani. Nessuna forma di insofferenza verso i migranti: solo la constatazione che la Sicilia fa tanto e continua a fare tanto, mentre c’è chi specula sui migranti, guadagnando soldi a palate (come potete leggere qui).

Insomma, PD e Forza Italia non dovranno faticare poco per trovare qualcuno presentabile…

 

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