Garibaldi: da padre della patria a padre degli evasori fiscali

Garibaldi: da padre della patria a padre degli evasori fiscali
22 aprile 2017

Pochi sanno che, agli albori dell’Unità Italia, uno dei padri dell’evasione fiscale, oltre che padre della patria, fu Giuseppe Garibaldi…

La lotta all’evasione fiscale è una battaglia che si combatte, ormai da anni, con ogni mezzo e a qualsiasi latitudine perchè la guerra dichiarata ai disonesti  non conosce confini. A farne le spese? Ovviamente i cittadini onesti che con responsabilità e senso civico assolvono al compito di pagare le tasse, beffati però dall’evasore furbetto. I danni provocati dagli sconosciuti del fisco sono, però, ingentissimi e danno vita praticamente a un’economia parallela, non visibile a tutti, detta appunto “economia sommersa”.

L’evasione fiscale, infatti, agisce come un demoltiplicatore della ricchezza del Paese e di ogni cittadino onesto, poiché le sue ripercussioni creano una sorta di negativissimo effetto domino sull’economia e sulla crescita. L’evasione fiscale in Italia ammonta ad una cifra compresa tra i 250 e i 270 miliardi di euro pari al 18% del PIL del nostro paese. Numeri da incubo.

Ebbene pochi sanno che, agli albori dell’Unità Italia, uno dei padri dell’evasione fiscale, oltre che padre della patria, fu Giuseppe Garibaldi.Non ci si è mai riusciti a spiegare tra i vizi privati e le pubbliche virtù dell’eroe dei due mondi ad esempio con quali soldi, lui che si professava povero in canna, riuscisse a comprare l’isola di Caprera per la quale poi in seguito, per la proprietà dell’isola fu oggetto di continue richieste di tasse da parte del fisco. Si disse grazie all’eredità ricevuta in seguito alla morte del fratello.

In genere, come avviene per giustificare l’acquisizione di patrimoni e di grosse somme di denaro di dubbia provenienza si tende, quasi sempre, a dire che provengano da una eredità ricevuta o, come accade oggi, da una vincita all’enalotto. Peccato per lui che a quei tempi l’Enalotto non era stato ancora inventato. E il nostro buon Garibaldi non si sottrasse, con buona pace dei dubbiosi, a siffatta consuetudine. Misteri delle fede.

Il suo rapporto con il denaro si può dire sia stato sempre enigmatico e conflittuale. Come conflittuale fu, nell’ultima parte della sua vita,da evasore furbetto, il suo rapporto con le banche e il fisco, che lo tediavano per cospicui debiti pregressi del figlio Menotti, di cui si era fatto garante, e per tasse dovute e mai pagate inerenti la proprietà dell’isola di Caprera.

Nel primo caso, il Banco di Napoli chiese a più riprese a Menotti la restituzione di un debito di 200.000 lire (l’equivalente di alcuni milioni di euro dei nostri giorni) di cui il padre s’era fatto garante. Alla richiesta di far fronte al prestito concesso al Garibaldi Menotti di voi figlio l’integerrimo eroe parecchio infastidito e arrabbiato così rispose: “Ma che volete voi? Io vi ho liberato e pretendete anche che restituisca un prestito”. I resoconti bancari dell’epoca annotano che il prestito dalla famiglia Garibaldi non fu mai restituito. Menotti, a quel tempo essendo deputato, per sfuggire alla incriminazione e alle relative conseguenze penali, si servì dell’immunità parlamentare. E, figlio di cotanto padre, anche lui precursore di tanti deputati che in seguito si serviranno dell’immunità per salvarsi dalle conseguenze penali delle loro malefatte.

Gli altri problemi finanziari, Garibaldi, li ebbe con il fisco che ripetutamente bussava alla sua porta per tasse dovute per la sua casa e l’isola di Caprera. Alle incessanti richieste del Monte dei Paschi di Siena, delegato all’incasso, l’integerrimo generale, questa volta con meno arroganza, così rispose: “Signor esattore mi trovo nell’impossibilità di pagare le tasse; lo farò appena possibile”. E dire che in quel periodo i componenti la famiglia Garibaldi non dovevano proprio stare tanto male avendo ottenuto dal governo diversi incarichi e consulenze abbastanza remunerative per una infinità di opere urbanistiche e di bonifica dell’agro romano e della costruzione degli argini del Tevere. Ma poiché, da che mondo è mondo, i potenti cercano, ove gli riesca, di evadere le tasse, il buon Garibaldi, da buon cittadino “rispettoso” della legalità, non si sottrasse alla regola.

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