Operazione Catalogna: campagne diffamatorie e polizia ‘segreta’ per fermare gli indipendentisti

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Due commissioni di inchiesta su un presunto caso di dossieraggio contro i separatisti catalani e contro Podemos. Principale imputato, l’ex ministro dell’ Interno, Jorge Fernández Díaz

L’accusa è pesantissima: il governo di Mariano Rajoy, attraverso il Ministero dell’ Interno, avrebbe creato un nucleo di polizia segreta con l’unico scopo di fermare l’ascesa degli indipendentisti catalani attraverso una intensa attività di dossieraggio.

I giornali spagnoli la chiamano “Operación Catalunya’ e descrivono  questo nucleo come una ‘brigada política’, una sorta di polizia politica che opererebbe dal 2012 raccogliendo o ‘fabbricando’ notizie compromettenti  per diffamare i politici catalani che si battono per il referendum separatista.

Nella vecchia Unione Sovietica, ricordano i quotidiani catalani, operazioni simili si chiamavano Kompromat, ed erano armi efficacissime per disfarsi degli avversari politici più scomodi. Una pratica nota un po’ ovunque, a dire il vero.

Una ‘operazione’ di cui in Catalogna si vociferava già da un po’ da tempo e tirata fuori da alcuni giornali (come El diario, ad esempio). Col passare del tempo sono venuti fuori particolari talmente scottanti da avere indotto sia il Parlamento catalano che quello nazionale ad istituire apposite commissioni d’inchiesta. Ad interessare il Parlamento di Madrid le indiscrezioni secondo cui questa polizia politica, oltre che degli indipendentisti catalani, si sarebbe ‘occupata’ anche di Podemos con lo scopo di gettare fango sul suo leader, Pablo Iglesias. Sappiamo che questo partito nato dal basso, che tra le altre cose appoggia la causa catalana, in pochi anni è diventato la seconda forza politica in Spagna e che è la principale causa dello sfaldamento dei partiti tradizionali, a partire dal PP di Rajoy che è di nuovo premier, ma con una maggioranza molto debole.

Jorge Fernandez Diaz

Principale responsabile dell’operazione Catalunya sarebbe  l’ex ministro dell’ Interno, Jorge Fernández Díaz che è stato ministro di Rajoy fino al 2016. Sarebbe coinvolto anche un magistrato, ex responsabile dell’Anticorruzione catalana.

Ieri Diaz è stato ascoltato dalla commissione di Madrid e come era prevedibile ha negato tutto: non esisterebbe nessuna operazione Catalunya né tanto meno sarebbe coinvolto Rajoy.

A proposito di alcune intercettazioni che suggerirebbero una vera e propria cospirazione anti catalana e anti Podemos, l’ex ministro si è difeso parlando di frasi estrapolate dal contesto e interpretate male. Insomma, la vittima di tutta questa storia sarebbe lui.

Alcuni giornali, come El periodico, dopo l’audizione di ieri parlano di uno scandalo senza precedenti che il Parlamento dovrebbe affrontare con più durezza nei fatti e non solo nella parole (nel corso delle audizioni, in particolare quella del magistrato, sono volate parole grosse e  citazioni tratte da il Padrino….).

Certo è che se tutta l’operazione venisse provata, le parole pronunciate a Palermo da Anna Gabriel, si confermerebbero tragicamente verosimili. La deputata catalana della Cup, partito indipendentista e di sinistra, come potete leggere qui,  con riferimento al governo spagnolo, ha parlato di “un regime” tenuto in piedi da tutti gli eredi del franchismo.

Come influiranno le rivelazioni relative all’Operazione Catalunya sulla battaglia per il referendum separatista?

L’unica cosa certa è che la tensione è più alta che mai e che il governatore catalano, Carle Puigdemont (che ha annunciato per quest’anno un vero referendum) sta faticando non poco per contenere l’impeto di quei partiti, come la Cup, che lo esortano a fissare subito una data, seppellendo ogni tentativo di dialogo con Madrid. Una ipotesi dalle conseguenze imprevedibili.

 

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