Grano: oltre glifosato e micotossine anche i pesticidi che danneggiano la salute dei bambini!

Grano: oltre glifosato e micotossine anche i pesticidi che danneggiano la salute dei bambini!
10 marzo 2017

E’ il ‘nuovo regalo’ arrivato dall’Argentina nel porto di Bari. La storia – incredibile! – la leggiamo su un post su facebook del presidente di GranoSalus, Saverio De Bonis. Il Ministero della Salute ha bloccato il carico di grano perché contiene un pesticida che è così dannoso per la salute (soprattutto per i bambini!) che perfino l’Unione Europea l’ha bandito nel 1981. Ma lo stop ministeriale non è bastato e… 

Non ci bastavano il glifosato e le micotossine. Adesso, nel grano duro che arriva in Italia con le navi da questo o quel Paese del mondo, pronti per finire nei nostri piatti, ci sono anche pesticidi. Anzi un pesticida. E non un pesticida qualunque, ma un prodotto che la stessa Unione Europea – di solito di manica larga con le multinazionali che speculano in agricoltura – ha bandito: il Dichlorvos, un fosforganico utilizzato nelle industrie di macinazione e lavorazione del grano per eliminare gli insetti.

(Per farsi un po’ di idee sulla sua tossicità e sul perché è stato bandito in Europa leggere qui)

Ne parla in un post su facebook il presidente di GranoSalus, Saverio De Bonis. Che scrive:

“L’agenzia Statunitense per la Protezione dell’Ambiente (United States Environmental Protection Agency) lo ha bandito dal 1981! Nel 2010 uno studio ha trovato che un incremento di 10 volte della concentrazione urinaria dei metaboliti degli organofosfati era associata ad un incremento del 55-72% della probabilità di Sindrome da deficit di attenzione e iperattività nei bambini (Organophosphate Pesticides Linked to ADHD, articolo di Megan Brooks su www.medscape.com del 17 maggio 2010)”.

Insomma, per dirla nuda e cruda, è un insetticida che danneggia la nostra salute e, soprattutto, la salute dei bambini. Ma intanto questo carico di grano è stato fatto arrivare in Italia in questi giorni. Per la precisione nel porto di Bari, in Puglia.

“Ad importare la nave dall’Argentina è stata la Casillo Commodities“, dice ancora De Bonis.

Il gruppo Casillo, per essere chiari, è il più importante importatore di cereali d’Italia.

“Si tratta di una partita di grano duro del 9.11.2016 – leggiamo sempre sul post su facebook – che, secondo l’ USMAF-Ministero Salute, è stata dichiarata non idonea all’importazione”.

Ma lo stop del Ministero della Salute è servito a poco. Immancabile, infatti, è arrivato il ricorso presso il TAR Puglia (Tribunale Amministrativo Regionale).

“Il ricorrente – scrive sempre il presidente di GranoSalus – invocando il diritto a procedere con il trattamento speciale (di cui all’art 20 del Reg CE n 882/04), ha ottenuto un provvedimento cautelare con cui ha sospeso il diniego all’importazione”. In pratica, “dal TAR è arrivato il via libera alla bonifica per assenza di pericolo di danno per la salute pubblica”.

(Qui potete leggere il provvedimento adottato dal TAR Puglia)

Ragazzi, non è che si poteva gettare via un carico di grano da 12 mila tonnellate solo perché contiene un pesticida che danneggia la salute umana e, in particolare, quella dei bambini? Non scherziamo con le cose serie!

“Dal provvedimento – scrive sempre De Bonis – si evince che l’ammissione al trattamento speciale non comporta l’autorizzazione alla trasformazione e alla commercializzazione del frumento, che dovrà in ogni caso essere sottoposto, concluso il trattamento, a rigorosi controlli di legge. Il via libera dei giudici è legato alla possibilità di effettuare nuove analisi prima della vendita”.

Dopo di che lo stesso presidente di GranoSalus aggiunge:

“Sapete qual è il trattamento speciale? La ventilazione. Attraverso la ventilazione si dovrebbe bonificare il carico dalla polvere (forse) e togliere (forse) l’insetticida incriminato. Vi pare una soluzione possibile? Chissa!”.

Insomma, gli facciamo prendere un po’ di aria fresca e il grano avvelenato con Dichlorvos diventa buono per pane e pasta. Dicono vero o scherzano?

Raggiungiamo al telefono De Bonis e gli chiediamo a bruciapelo: quante tonnellate di grano contiene la nave e, soprattutto, che fine farà questo carico di grano?

“E’ un carico di circa 120 mila tonnellate di grano – ci risponde De Bonis – del valore di un milione di Euro circa. Fatti quattro conti, è roba scadente”.

“Che fine farà questo grano? – prosegue il presidente di Grano Salus -. Questa è una bella domanda. A mio avviso, la decontaminazione attraverso la ventilazione non risolve il problema. Non vorremmo che alla decontaminazione si accompagni una diluizione, per altro vietata dai regolamenti comunitari”.

Il dubbio è che questa partita di grano venga miscelata con i grani duri pugliesi e siciliani per ridurre il tenore del pesticida.

Ma la miscelazione, come ricorda De Bonis, è vietata dall’articolo 20 del regolamento CEE n.882 del 2004 e dall’articolo 3 del Regolamento n. 1881 del 2006.

“Quello che posso dire – conclude De Bonis – è che nei prossimi controlli che effettueremo sulla pasta e, in generale, sui derivati del grano duro ci occuperemo anche della presenza dei pesticidi”.

 

 

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