Elezioni regionali di novembre: perché 5 milioni di Siciliani hanno già perso

Elezioni regionali di novembre: perché 5 milioni di Siciliani hanno già perso
6 marzo 2017

Di fatto, la Regione siciliana ha chiuso il bilancio consuntivo 2016 rinviando tantissimi pagamenti a quest’anno e non pagando un numero imprecisati di soggetti. Per quest’anno il Governo Gentiloni ha chiesto alla Regione siciliana altri 700 milioni di Euro che gli ascari che governano la nostra Isola non gli negheranno. Il risultato sarà che il nuovo presidente e la nuova Assemblea regionale siciliana che si insedieranno a novembre troveranno una Regione ingovernabile sotot il profilo finanziario

La lunga partita delle elezioni regionali siciliane, previste per il novembre di quest’anno, è già cominciata. Con molta probabilità, i nomi di tutti i candidati alla presidenza della Regione li conosceremo dopo le elezioni amministrative di giugno (ricordiamo che nella nostra Isola si vota in oltre 200 Comuni).

Ma già adesso possiamo affermare che 5 milioni di Siciliani le elezioni regionali le hanno già perse. Questo perché la Regione che il nuovo presidente troverà a novembre sarà, sotto il profilo economico e finanziario, un ‘gruviera’.

La scorsa settimana abbiamo dato notizia del fallimento dell’Associazione Regionale Allevatori della Sicilia:

Dichiarata fallita l’Associazione Regionale Allevatori della Sicilia

L’Associazione Regionale Allevatori è fallita non soltanto perché qualcuno ha presentato istanza di fallimento al Tribunale di Palermo: è fallita anche perché le condizioni finanziarie erano pessime da tempo. Problemi provocati sì dalla riduzione dei trasferimenti regionali, ma anche dalla gestione commissariale.

Nelle stesse condizioni economiche e finanziarie, oggi, si trovano altri enti e altre società regionali. Non sono state dichiarate fallite perché gli enti e le società regionali non possono fallire: ma ciò non significa che non sono nei guai, tant’è vero che, in molti casi, non pagano i fornitori e nemmeno i dipendenti.

Anche le ex Province siciliane, sotto il profilo finanziario, non sono messe meglio: hanno cambiato nome, ma ci sono ancora, ci sono i dipendenti (circa 6 mila e 500): in una parola esistono, sulla carta, ma esistono.

Esistono, infatti, ma non svolgono i compiti che dovrebbero svolgere. Quali?

Per esempio, occuparsi del trasporto a scuola degli studenti disabili, che sono stati lasciati senza tale servizio!

Per non parlare delle strade provinciali totalmente abbandonate (alcune sono state chiuse al traffico, altre, benché ridotte malissimo, sono ancora aperte al traffico: e non si capisce che cosa succederà in caso di incidenti).

Le ex Province, di fatto, hanno abbandonato anche i plessi scolastici di Licei e scuole superiori lasciati senza manutenzione.

L’unico servizio che svolgono oggi le ex Province è tenere aperti gli uffici (o quasi) e, quando ci riescono, pagare gli stipendi (ma ormai da mesi pagano gli stipendi a singhiozzo e, in alcuni casi, ci sono arretrati si mesi).

La situazione è difficile per la sanità siciliana, molto difficile. Intanto perché c’è una sproporzione tra personale medico e personale amministrativo. Con un incremento patologico del secondo a scapito del primo.

In tutto questo, contro il parere della Corte dei Conti, l’attuale Governo regionale e l’attuale Assemblea regionale siciliana (e il riferimento è a tutte le forze politiche presenti all’Ars, di maggioranza e di opposizione), hanno deciso di utilizzare una parte significativa del Fondo sanitario regionale per pagare soggetti che con la sanità non hanno nulla a che vedere, come potete leggere in questo articolo:

Sanità siciliana: invece di assumere nuovi medici e infermieri si pagano i dipendenti SAS, i precari e i mutui!

E che dire dei Comuni siciliani? Subiscono i tagli finanziari dello Stato e della Regione. In tanti casi hanno ridotto i servizi e, contemporaneamente, hanno aumentato tasse e imposte comunali.

Di fatto, in Sicilia, in molti casi, i Comuni non sono più al servizio dei cittadini: sono i cittadini che sono al servizio dei Comuni, nel senso che è con le tasse e con le imposte comunali che i Comuni continuano ad esistere, erogando, sempre più spesso, servizi scadenti, se non inesistenti.

I precari. Spesso si parla dei precari dei Comuni, che fino a un anno fa erano 22 mila e che, adesso, si sono ridotti a circa 15 mila. Roma ha fatto sapere che possono essere stabilizzati. Ovviamente con i soldi dei Comuni siciliani che sono mezzo-falliti! Una farsa.

La realtà è che i Comuni della nostra Isola debbono ricevere ancora dalla Regione 100 milioni di Euro del Fondo per il precariato 2016: altro che stabilizzazione!

Si parla spesso dei precari dei Comuni, ma si parla poco dei precari sparsi per gli uffici della Regione, che non sono pochi, ma sono tanti, tantissimi. Ricordiamo solo quale sigla: gli ASU, gli ex PIP di Palermo e altri lavoratori e, ancora, i precari degli enti e delle società regionali.

Ci sono i soldi per pagare le retribuzioni a tutto questo personale?

Poi ci sono i circa 24 mila operai della Forestale. Per la sorte di questo personale è in corso una mezza ‘operetta’: prima il Governo regionale ha annunciato di riportare le retribuzioni di questi lavoratori al 2001; i lavoratori hanno organizzato una manifestazione che è stata annullata perché l’assessore all’Agricoltura, Antonello Cracolici (PD) si è impegnato a ortare a Sala d’Ercole una ‘riforma’ che dovrebbe salvaguardare le retribuzioni di questi lavoratori.

Come stanno le cose? Proviamo a illustrarlo.

A primo acchito verrebbe da dire: è la solita sceneggiata, fingono di togliergli i soldi per poi ridarglieli un mese prima del voto.

Ipotesi verosimile. C’è, però, un problema. Già con i tagli dello scorso anno operati da Roma sul Bilancio della Regione la situazione è critica: di fatto, la Regione ha chiuso il consuntivo 2016 ritardando i pagamenti – e in tanti casi non pagando – le retribuzioni a migliaia di lavoratori.

Non dobbiamo dimenticare che la Regione siciliana, lungi dall’essere un ente che programma sviluppo economico e sociale, è, di fatto, un grande ‘stipendificio’: tra i propri dipendenti (circa 17 mila), i precari e soggetti a vario titolo, paga le retribuzioni a circa 80 mila soggetti (e forse più).

Il 2016 – come già ricordato – bene o male è stato chiuso non pagando migliaia di persone che aspettano gli arretrati. Quest’anno lo scenario si aggraverà, perché lo Stato deve fronteggiate una manovra chiesta da Bruxelles pari a circa 3 miliardi e mezzo di Euro.

E siccome da quando governa il centrosinistra la Regione siciliana è diventata, di fatto, una sorta di ‘bancomat’ di Roma, il Governo Gentiloni ha fatto sapere che, quest’anno, oltre al miliardo e 300 milioni di Euro che scippa al Bilancio della Regione per il “risanamento” dell’Italia che non si risana mai, si terrà altri 700 milioni di Euro.

Senza questi 700 milioni di Euro la Regione siciliana, quest’anno, non fallirà, perché non la faranno fallire: ma non potrà pagare migliaia di persone. E’ questo il motivo per il quale 5 milioni di Siciliani hanno già perso le elezioni regionali di novembre ancor prima che vengano celebrate: perché gli effetti di questo ulteriore taglio di 700 milioni di Euro dal Bilancio regionale saranno dirompenti.

E saranno dirompenti non soltanto per le migliaia e migliaia di soggetti che non percepiranno le retribuzioni, ma anche per l’economia siciliana nel suo complesso. Le mancate retribuzioni faranno abbassare i consumi creando ulteriori problemi alle imprese, terziario in testa.

Uno scenario che potrebbe essere ulteriormente aggravato dal’aumento dell’IVA dal 22 al 24%. A chiedere l’aumento dell’Imposta sul valore Aggiunto è l’Unione Europea, come potete leggere qui di seguito:

Aumento Iva al 24%: l’Italia respinga la pretesa dell’Europa. L’appello di Unimpresa sull’aumento dell’imposta sul valore aggiunto

Cosa vogliamo dire con questo? Che tanti lavoratori che dipendono dalla spesa regionale, a ridosso delle elezioni di novembre, più che soldi (che non ci sono) riceveranno promesse: ma saranno promesse da marinaio, perché i soldi, con molta probabilità, non li vedranno più.

Alla luce di questi fatti oggettivi i Siciliani chiamati al voto – a giugno per le elezioni amministrative e a novembre per le elezioni regionali si ricordino di chi ha portato la Regione siciliana in questo stato.

 

 

 

 

 

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