I disabili gravi: Roma taglia i fondi e l’attenzione mediatica viene dirottata su Regioni e Comuni

I disabili gravi: Roma taglia i fondi e l’attenzione mediatica viene dirottata su Regioni e Comuni
4 marzo 2017

Per fare chiarezza su questa incredibile storia abbiamo intervistato chi, di questi argomenti, si occupa da anni per lavoro. Con Paolo Amenta ricostruiamo le procedure che si seguono per la gestione del Fondo nazionale per la non autosufficienza e della legge nazionale n. 328. Per scoprire che è il Governo nazionale che ha azzerato i fondi per l’assistenza ai disabili gravi e gravissimi e ha ridotto di due terzi i fondi per gli interventi nel sociale

Sulla mancata assistenza ai disabili gravi e gravissimi della Sicilia ne abbiamo sentito di tutti i colori. L’ultima circola sulla rete da qualche giorno. Si tratta delle precisazioni del Governo nazionale che, rispondendo a una parlamentare del Movimento 5 Stelle, fa sapere che è stata la Regione siciliana a non chiedere a Roma i fondi. La cosa ci ha lasciato un po’ stupiti, perché, per quello che ricordiamo, le procedure dovrebbero essere altre.

C’è l’ormai ex assessore regionale, Gianluca Miccichè, che si è dimesso non tanto per la storia in sé, quanto per il suo bizzarro comportamento. C’è anche una polemica sul numero dei disabili gravi e gravissimi, che sarebbero aumentati a dismisura. In questo caso la responsabilità è stata addossata ai Comuni. Anche questa seconda tesi non ci convince. Per carità: non è che non sia possibile l’aumento indiscriminato di disabili. Ma, sempre per quello che conosciamo noi, su questo fronte il discorso dovrebbe riguardare le Aziende Sanitarie Provinciali (ASP) e non i Comuni!

Insomma, troppo confusione. Questo blog, rispetto a questa storia, ha sempre portato avanti una tesi,suffragata, per quanto ci riguarda, dalle leggi e dai regolamenti che, in buona parte, operano dal 2000, a cominciare dalla legge nazionale n. 328 che è, appunto, del 2000. Detto questo, per fare chiarezza, abbiamo deciso di intervistare una persona che, da anni, si occupa proprio di questi problemi, per conto dei Comuni: il vice presidente dell’ANCI Sicilia, Paolo Amenta.

Allora, Amenta, facciamo un po’ di chiarezza su questa vicenda dei disabili gravi? Cos’è ‘sta storia della Regione siciliana inadempiente?

“Cominciamo dalla fine – ci risponde Amenta -. In questo dibattito in corso da qualche settimana su TV e giornali nessuno si è accorto di un fatto grave: l’azzeramento del Fondo nazionale per la non autosufficienza”.

Azzeramento da parte di chi?

“Da parte del Governo nazionale. Per i disabili gravi e gravissimi del nostro Paese ci sono – o meglio, oggi dobbiamo dire c’erano – due strumenti importanti: il già citato Fondo nazionale per la non autosufficienza e la legge nazionale n. 328. Fino a qualche anno fa le risorse del Fondo Nazionale per la non autosufficienza ammontava a oltre un miliardo di Euro. Che lo scorso anno è stato ridotto a 400 milioni di Euro. Per il 2017, ribadisco, questo Fondo è stato azzerato nel silenzio generale”.

Ci sta dicendo che, per fronteggiare la richiesta di Bruxelles di una manovra da 3 miliardi e mezzo di Euro, è stato deciso, tra le altre cose, di eliminare l’assistenza ai disabili gravi e gravissimi?

“Non lo dico io: parlano i fatti”.

Parliamo del 2016: è vero che la Regione siciliana non ha presentato a Roma la domanda per accedere a questi fondi?

“Non c’è una domanda da presentare a Roma. Semmai c’è una procedura da seguire. Ed è una procedura che gli uffici della Regione siciliana hanno sempre seguito.

La possiamo riassumere?

“In materia di assistenza ai disabili debbono essere le Regioni a trovare un’intesa. Dopo che hanno trovato un’intesa si va in Conferenza Stato-Regioni per condividere i criteri di riparto dei fondi stanziati dal Governo nazionale. In ragione delle somme stanziate dallo Stato, tali fondi si distribuiscono tra le Regioni. Queste ultime, le Regioni, debbono tenere conto delle indicazioni del Governo nazionale, che riguardano i criteri da seguire e le patologie”.

E poi?

“Poi le Regioni debbono pubblicare un bando, tenendo conto di due aspetti: le patologie dei disabili da assistere e i fondi nazionali disponibili. Che per la Regione siciliana, lo scorso anno, ammontavano a 28 milioni di Euro. A questo punto, quando il bando della Giunta regionale è stato pubblicato, i distretti socio-sanitari – che in Sicilia sono cinquantacinque – di concerto con le ASP, debbono comunicare il numero dei disabili gravi e gravissimi da assistere. Dopo di che si distribuiscono i fondi e si avvia l’assistenza”.

Cos’è successo lo scorso anno? Perché, se non abbiamo capito male, qualcosa ha interrotto la procedura.

“Ci sono stati dei ritardi”.

Da parte di chi?

“Intanto da parte del Governo nazionale”.

Visto che le risorse del Fondo nazionale per la non autosufficienza sono stati ridotti, magari erano stati spesi altrove anche i 28 milioni di Euro della Sicilia? La cosa non ci stupirebbe: l’attuale Governo nazionale ci ha abituati a questo e ad altro…

“Su questo punto non sono nelle condizioni di rispondere. Quello che posso dire è che ci sono stati ritardi. Ritardi da parte del Governo nazionale, ritardi da parte della Regione nel pubblicare la delibera della Giunta e ritardi delle ASP nel comunicare il numero dei disabili da assistere”.

Invece di lasciare alcuni disabili gravi e gravissimi senza assistenza non si sarebbe potuto intervenire con l’articolo 14 della legge nazionale n. 328?

“Anche sulla legge nazionale 328 va fatta chiarezza. Fino a qualche anno fa con questa legge – che lo ricordiamo finanzia le attività sociali – la Regione aveva a disposizione 50 milioni di Euro all’anno. Oggi la disponibilità è stata ridotta a 17 milioni di Euro all’anno”.

Ci faccia capire: oltre ad aver prima ridotto e poi eliminato il Fondo nazionale per la non autosufficienza hanno ridotto del 66% gli interventi nel sociale con la 328?

“Non lo dico io: parlano i numeri che, di solito, non mentono. Tra l’altro ricordo che, con i fondi della legge nazionale n. 328 si finanziano una pluralità di interventi nel sociale. Il suo richiamo all’articolo 14 di questa legge – articolo che finanzia i Piano di assistenza individualizzata – è corretto. Si pone, però, una domanda: utilizzare tutti i fondi della 328 per i disabili gravi e lasciare scoperti tutti gli altri servizi?”.

Insomma: mancano i fondi nazionali. Roma taglia i fondi, ma l’attenzione mediatica viene spostata sulle Regioni e sui Comuni…

“In Italia, spesso, ci vogliono anni per approvare grandi leggi. Poi, però – ne abbiamo una prova nel sociale – viene a mancare la copertura finanziaria. Anche a chi mette in giro sulla rete certi video vorrei dire: signori, soprattutto se avete responsabilità istituzionali, prima di lanciarvi in giudizi affrettati, studiate bene le questioni delle quali vi occupate”.

Si riferisce ai grillini?

“Anche a loro. Quando si parla di fatti così gravi, che riguardano l’assistenza a chi soffre, bisogna essere cauti. L’operazione verità è importante: ma bisogna raccontare la verità e non farsi strumentalizzare o, peggio, strumentalizzare”.

P.S.

Il vero problema di questa storia è la politica. Anzi, il servilismo dei politici siciliani ‘inginocchiati’ ai voleri romani.

Per nascondere le responsabilità del Governo nazionale, i dirigenti dei partiti di centrosinistra della Sicilia si sono addossati responsabilità romane. E l’hanno fatto accusandosi l’un l’altro: la Regione che accusa i Comuni e le ASP, i Comuni che respingono le accuse e bla bla bla. Con il Governo e i parlamentari dell’Ars che, pensando alle campagne elettorali, blaterano di un improbabile Fondo regionale per la disabilità, ben sapendo che mezza Regione e forse più è fallita.

L’unico dato politico certo in questa storia dei disabili gravi e gravissimi della Sicilia lasciati senza assistenza è il seguente:

il Governo nazionale è di centrosinistra;

il Governo regionale è di centrosinistra,

i manager delle ASP siciliane sono stati nominati dal centrosinistra;

la stragrande maggioranza dei Comuni siciliani sono amministrati dal centrosinistra.

Con i dirigenti dei partiti di centrosinistra della Sicilia che prendono ordini dai ‘capi’ nazionali dei rispettivi partiti sulla pelle dei Siciliani: in questo caso, sulla pelle dei disabili gravi della Sicilia. 

Ogni altra considerazione è superflua. 

 

 

 

 

 

 

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