Elezioni a Palermo: si spaccano centrodestra e centrosinistra. Tra i grillini rivolta contro Cancelleri e Trizzino

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E’ ufficiale: a Palermo la vecchia politica non controlla più partiti e movimenti. Musumeci, almeno per ora, ignora Fabrizio Ferrandelli, il candidato a sindaco scelto da Gianfranco Miccichè e da Saverio Romano. Contro Ferrandelli si schierano Fratelli d’Italia e la Lega Nord. Nel PD mezzo partito in rivolta contro Leoluca Orlando (e contro Renzi). Nel Movimento 5 Stelle non si capisce più chi è che voterà Ugo Forello…  

A Palermo assistiamo a una rivolta contro la politica tradizionale. La sofferta individuazione del candidato a sindaco diventa la spia di una sofferenza che va dal centrodestra al centrosinistra, non risparmiando i grillini.

Sulle divisioni del centrodestra abbiamo scritto ieri sera (come potete leggere qui).

Succede che Gianfranco Miccichè per Forza Italia e Saverio Romano per i centristi decidono di appoggiare il candidato sindaco, Fabrizio Ferrandelli. Ma registrano la ‘freddezza’ di Nello Musumeci e del suo movimento #DiventeràBellissima; e il no secco di Fratelli d’Italia e del Partito dei Siciliani Mpa. Per non parlare della Lega Nord che si presenta con un proprio candidato sindaco.

Insomma, un centrodestra molto ‘unito’ attorno alla candidatura di Ferrandelli…

Nel centrosinistra ‘sua maestà’ Leoluca Orlando, sindaco uscente ricandidato a sindaco di Palermo per la sesta o settima volta, ha deciso, unilateralmente (Orlando è un noto ‘democratico’…), che i partiti che decidono di sostenerlo debbono togliere il proprio simbolo. Siccome buona parte del PD di Palermo gli ha detto no, Orlando si è rivolto alla segreteria nazionale del Partito Democratico – peraltro, a quanto sembra, ormai dimissionaria – per provare a fare ‘inghiottire’ ai dirigenti del PD di Palermo i suoi ‘ordini’.

Il bello è che i renziani, che ancora oggi – noi supponiamo ancora per poco – controllano il PD, invece di difendere i propri dirigenti locali, danno ragione a Orlando.

Ma l’ala del partito che fa capo all’assessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracolici, si è ribellata ai renziani e ad Orlando. Contro la richiesta di Orlando di togliere il simbolo del PD si è schierato anche Antonio Ferrante.

In una dichiarazione riportata in un lancio dell’ANSA, Antonio Rubino, responsabile regionale organizzazione del PD, mette i puntini sulle ‘i’:

“”Quello con Orlando non è un accordo politico ma una somma di candidati senza una strategia che rischia di fare scomparire il PD a Palermo. C’è chi preferisce nascondersi dietro un civismo senz’anima invece di difendere la propria identità, forse per paura del confronto con gli elettori. Non ci iscriviamo al club di quelli che non hanno coraggio. Un percorso politico che si rispetti non può esaurirsi in una mera strategia elettoralistica. Palermo merita di più. Avevamo offerto al sindaco uscente un accordo politico con il PD, ma se non siamo graditi, come Orlando ha ampiamente dimostrato alzando paletti sempre più alti è inaccettabili, ne prendiamo atto”.

“Noi non ci stiamo – aggiunge Rubino, da sempre vicino a Cracolici -. E quando dico noi non mi riferisco solo ad un’area del PD. Nel nostro partito, trasversalmente, questa strategia non è compresa e c’è un malumore crescente, snobbato da chi pensa che il proprio destino debba prevalere su quello di un’intera comunità. Tutti noi – conclude Rubino – abbiamo il dovere della serietà verso i nostri iscritti e i nostri elettori che continuano ad investire tempo e passione nel nostro partito. La dignità e il senso di appartenenza per noi non è e non sarà mai merce di scambio”.

Prima di Rubino si è espresso, in un post su facebook, Antonio Ferrante, altro dirigente del PD di Palermo:

“Per l’impegno di questi anni nella mia città – scrive Ferrante – permettetemi di dire che non accetto lezioni di civismo da nessuno e rifiuto quelle di cinismo che la dirigenza nazionale vorrebbe impartirci con l’idea di ‘andare al sodo’,cioè sacrificare la nostra identità e il nostro orgoglio per una ‘vittoria’ che è solo nella mente di chi, continuando a stare comodamente seduto nei posti di comando, si ostina a calpestare la nostra dignità e quella di chi ancora crede in noi. Preferisco combattere battaglie ideali consapevole di poter perdere che ‘vincere’ per me stesso calpestando gli ideali e la comunità politica che la nostra bandiera rappresenta”.

Sulla stessa lunghezza d’onda un altro esponente del PD di Palermo, Fabio Teresi, presidente della quinta Circoscrizione:

“Noi vogliamo raccontare un’altra storia, pensiamo che siamo ancora in grado di dare speranza, di dare voce a chi non l’ha. Conosciamo il bisogno nella forma più umana, perché l’abbiamo visto, conosciamo la parte più intima di questa città, perché l’abbiamo vissuta, attraversata, percorsa. Vogliamo rappresentare chi non si sente rappresentato e lo vogliamo fare NON con tutti. Non a tutti i costi. Oggi c’è chi svende il suo passato e la sua storia pur di fare il sindaco. C’è chi presta la sua storia per ricompattare le destre. C’è chi non vuole i partiti, perché ha una idea non di partecipazione, ma di sudditanza. Sono convinto che abbiamo ancora la possibilità di dimostrare che c’è altro. C’è ancora chi può intraprendere battaglie partendo dal bisogno dei cittadini ed avendo una idea progressista di cambiamento. Un progetto politico per la città, che significa prima di tutto dare una nuova missione alla città stessa. I partiti sono brutti sporchi e cattivi, ma servono alla democrazia, i politici sono brutti sporchi e cattivi, ma servono per dare una visione ed una prospettiva ai problemi. C’è tanta gente ancora che aspetta un’alternativa, tocca a noi trovarla, tocca a noi offrirà. Con la nostra storia, con la nostra appartenenza e con i nostri valori, senza vergogna senza tentennamenti. AVANTI TUTTA”.

Per I Nuovi Vespri la spaccatura del PD non è una novità. Nei giorni scorsi, infatti, abbiamo pubblicato un articolo nel quale raccontiamo che lo stesso Teresi è pronto a candidarsi a sindaco di Palermo, come potete leggere qui di seguito:

Il PD rompe con Leoluca Orlando e sarebbe pronto a candidare Fabio Teresi a sindaco?

Non va meglio nel Movimento 5 Stelle di Palermo, dove in tanti prendono le distanze dal candidato sindaco di Palermo, Ugo Forello, imposto dai parlamentari regionali Giancarlo Cancelleri (che, in quanto candidato alla presidenza della Regione, pensa di essere diventato il ‘capo’ dei grillini siciliani…) e Giampiero Trizzino.

Contro la candidatura di Forello è sceso in campo il parlamentare nazionale, Riccardo Nuti, come potete leggere qui di seguito:

Amministrative Palermo, Nuti: “Il M5S non c’è in questa tornata”

Di fatto, Nuti sconfessa l’operazione politica in salsa ‘antimafiosa’ portata avanti da Cancelleri e Trizzino:

“In questa tornata elettorale – dice a proposito della candidatura di Forello a sindaco – non c’è il Movimento cinque stelle. Inutile far finta di nulla”.

“Nessuna corrente e nessun gioco – aggiunge il deputato a chi lo accusa di spaccare il Movimento – ma possiamo mai appoggiare persone che il M5S ha attaccato in Commissione Antimafia nel 2014? Possiamo mai appoggiare la stessa persona che abbiamo denunciato alla Procura con un esposto?”.

Il riferimento alla Commissione Nazionale Antimafia dovrebbe riguardare le indagini e le audizioni sulle associazioni antiracket (Forello è tra i fondatori di AddioPizzo), sui professionisti dell’antimafia, insomma, su quelli che fanno carriera sotto l’egida della legalità in una commistione di interessi poco chiara.

L’esposto alla Procura, invece, riguarda il caso delle firme copiate per le quali lo stesso Nuti è indagato. Vicenda della quale lo stesso Nuti si è sempre dichiarato estraneo.

Per i parlamentari coinvolti nella storia delle firme false raccolte in occasione delle elezioni comunali di Palermo del 2012  – oltre Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino – Forello sarebbe stato il ‘gran manovratore’, colui che avrebbe orchestrato le dichiarazioni della deputata regionale ‘pentita’, ovvero, Claudia La Rocca.

Insomma, per Nuti non basta mettersi una maglietta M5S per essere davvero del movimento:

“Il caso Gela ricorda qualcosa”?, chiede provocatoriamente il parlamentare nazionale grillino.

A Gela il sindaco, Domenico Messinese, eletto con i grillini è stato espulso dal Movimento perché si è rifiutato di obbedire agli ordini dei ‘capi’.

Insomma, il Movimento 5 Stelle a Palermo è ufficialmente spaccato. E quanto sia pesante la spaccatura lo dimostra il flop di Luigi Di Maio a Palermo, se è vero che sabato mattina, in Piazza Massimo, ad accogliere il futuro candidato alla Presidenza del Consiglio dei grillini c’erano, sì e no, quattro gatti…

Un ‘antipasto’ del risultato elettorale di Forello? Vedremo.

Spaccature anche per il centrodestra e per il centrosinistra.

Nel centrodestra Miccichè e Romano controllano, forse, i rispettivi partiti.

Mentre nel centrosinistra, nonostante l’appoggio dei renziani – o forse proprio per questo – Leoluca Orlando non è più in grado di impartire ‘ordini’ al PD locale.

A quanto pare a Palermo i dettami del club della vecchia politica – dove sono entrati d’ufficio anche i grillini Cancelleri e Trizzino – non vanno più di moda…

 

 

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