Sanità: è lo Stato che è in debito con la Regione siciliana e non viceversa!

Sanità: è lo Stato che è in debito con la Regione siciliana e non viceversa!
13 febbraio 2017

Nell’edizione on line de Il Fatto Quotidiano si dice che le cinque Regioni a Statuto speciale del nostro Paese si rifiuterebbero di pagare 422 milioni di Euro di tagli alla sanità. E che questi soldi verranno pagati dalle Regioni a Statuto ordinario. Con tagli ai Lea e ai vaccini. Ora, a parte il fatto che è assurdo tagliare ancora fondi alla sanità, ammesso che ciò risponda al vero, la Regione siciliana – come potete leggere in questo articolo – vanta crediti dallo Stato in materia di sanità. Le dichiarazioni bizzarre, sempre sulla sanità, del sindaco di Catania, Enzo Bianco  

Sulla sanità ci sono due notizie che vale la pena di commentare. Sono due notizie strettamente legate.

La prima è che si sta cercando di scaricare sulle Regioni a Statuto speciale la responsabilità di un taglio di 422 milioni di Euro dal Fondo sanitario nazionale. Sull’edizione on line de Il Fatto Quotidiano leggiamo che, a causa di questi soldi che le cinque Regioni a Statuto speciale si rifiuterebbero di pagare, sarebbero a rischio i Livelli essenziali di assistenza (Lea) e i vaccini gratuiti.

Qui potete leggere l’articolo de Il Fatto Quotidiano  

La seconda notizia si basa sulle dichiarazioni quanto meno bizzarre del sindaco di Catania, Enzo Bianco, a proposito delle aggressioni dei medici che sono avvenute in alcuni Pronto Soccorso della Sicilia.

Cominciamo con l’articolo de Il Fatto Quotidiano. Che – almeno per ciò che riguarda la Sicilia – fornisce informazioni parziali.

Dando per buono e per vero il rifiuto di pagare questi soldi da parte delle cinque Regioni italiane a Statuto speciale (anche se tutto nasce da ricorsi presentati da queste Regioni alla Corte Costituzionale: e fino a prova contraria siamo ancora in democrazia e i ricorsi alla Consulta non sono stati aboliti…), diciamo subito che la Sicilia, rispetto alla spesa per la sanità, è in credito con lo Stato e non in debito.

Agli amici de Il Fatto Quotidiano ricordiamo che, nel 2006, il Parlamento nazionale ha aumentato la quota di compartecipazione alle spese della sanità della Regione siciliana, portandola dal 42% circa a quasi il 50%. In cambio – così c’è scritto nella legge Finanziaria nazionale del 2007 – la Regione siciliana avrebbe dovuto ricevere, a titolo di compensazione, una quota delle accise sui consumi di carburante pari a circa 600 milioni di Euro.

Relatore del testo della Finanziaria alla Camera era il parlamentare di centrosinistra eletto in Sicilia, Franco Piro. Quando il testo è stato approvato da Montecitorio tutto questa parre era scritta in modo chiaro.

Nel passaggio del disegno di legge al Senato – relatore era la senatrice siciliana, Anna Finocchiaro – per motivi inspiegabili, questa parte del testo è stata ‘ritoccata’. Da allora le burocrazie ministeriali cavillano sull’interpretazione di questo testo e si rifiutano di dare alla Regione siciliana questi soldi: gli arretrati – che sono circa 6 miliardi di Euro – più i 600 milioni di Euro all’anno a partire da quest’anno.

In pratica, Roma, da undici anni, deruba alla Regione siciliana – cioè a 5 milioni e oltre di Siciliani – 600 milioni di Euro all’anno!

E’ alquanto singolare, davanti a un dato oggettivo, che la Regione siciliana debba subire altri scippi dal Governo nazionale!

Ma c’è di più. Abbiamo detto che la Regione siciliana, dal 2007, paga il 50% circa delle spese della sanità. In realtà, le cose non stanno così. La Regione, infatti, paga più del 50% delle spese sanitarie. Lo Stato, infatti, considera come fondi statali l’IRAP pagata dalle imprese siciliane. Ma il gettito IRAP, per l’appunto, lo pagano i Siciliani, non lo Stato!

Nel consegue che, su una spesa di 9,2 miliardi di Euro all’anno, lo Stato non contribuisce alla spesa sanitaria regionale con quasi il 50%, cioè con circa 4,6 miliardi di Euro, ma con appena 2,2 miliardi di Euro (questa, almeno, è la cifra ufficiale del Bilancio regionale di previsione 2016: vedremo, giugno, se il consuntivo 2016 confermerà questa cifra).

Prima di passare alle considerazioni estemporanee del sindaco di Catania, una precisazione.

E’ semplicemente assurdo che il Governo nazionale continui a tagliare soldi alla sanità. Lo sappiamo: l’Unione Europea sta imponendo al nostro Paese, per quest’anno, tagli per circa 3,3 miliardi di Euro.

Ora, a parte che questi tagli a un Paese in crisi economica e sociale come l’Italia sono sbagliatissimi, risulta ancora più sbagliato fare pagare una quota di questi tagli alla sanità pubblica, che è già alla frutta.

Andiamo alle dichiarazioni del sindaco di Catania, Bianco. Che, a proposito delle aggressioni ai medici degli ospedali siciliani, dice:

“Questi episodi, sono causati dal clima di ribellione a qualunque regola e alle istituzioni… che in tanti, alcuni cinicamente altri inconsapevolmente, stanno alimentando. Occorre che la cinica e distruttiva logica del tanto peggio tanto meglio venga abbandonata. E’ indispensabile che tutti manifestino il rifiuto degli episodi di violenza anche verbale ai quali assistiamo giorno per giorno e che sono ingiustificati e ingiustificabili. Spero che a questo appello aderiscano tutti, forze politiche, sociali e religiose, associazioni e comuni cittadini. Occorre abbassare i toni…”. (qui potete leggere un articolo su tale argomento).

Egregio sindaco di Catania, sappia che i responsabili dei problemi della sanità siciliana sono, nell’ordine, il Governo regionale di Rosario Crocetta e il Governo nazionale. Le ricordiamo che sono due Governi presieduti da esponenti del suo partito, il PD.

Il Governo nazionale – come già sottolineato – ruba alla nostra Regione 600 milioni di Euro all’anno circa. Sa benissimo di cosa striamo parlando, perché in quegli anni, se non ricordiamo male, lei ricopriva il ruolo di Ministro degli Interni.

Il Governo regionale, con una parte consistente di risorse del fondo sanitario regionale – i già citati 9,2 miliardi di Euro – paga spese che non dovrebbero essere a carico della sanità. E precisamente:

le rate dei mutui della Regione;

il costo dell’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente),

il costo dei dipendenti della SAS.

Sa qual è, sindaco Bianco, il risultato finale di questa sottrazione di fondi dalla sanità pubblica siciliana (soldi della sanità siciliana dirottati verso atri settori dell’Amministrazione regionale)? Proviamo a sintetizzarlo:

riduzione dei posti letto;

assenza di presidi di medicina del territorio che dovrebbero filtrare – e quindi ridurre – la presenza di cittadini che affollano i Pronto Soccorso;

riduzione dei reparti;

riduzione del personale medico;

mancata sostituzione dei medici che vanno in pensione (ormai i primari facenti funzione che si occupano, contemporaneamente, di più reparti sono la regola);

aumento dei carichi di lavoro per i medici pubblici;

riduzione del personale infermieristico e contestuale aumento del carico di lavoro per gli stessi infermieri.

Le aggressioni di medici negli ospedali, egregio signor sindaco di catania, si verificano perché i cittadini si ribellano. E si ribellano perché la sanità siciliana, alla quale l’attuale Governo regionale ha tolto e continua a togliere risorse finanziarie, non riesce più a rispondere alle esigenze dei cittadini.

I cittadini non sanno che i responsabili di tutto quello che sta succedendo negli ospedali siciliani sono i politici – e, segnatamente, i politici della sua parte politica – e se la prendono con i medici, pensando che i turni chilometrici nei Pronto Soccorso siano il frutto del capriccio dei medici.

I carichi di lavoro impressionanti scaricati negli ultimi anni addosso ai medici pubblici sta determinando problemi anche sulla salute degli stessi medici. Perché mentre la politica – la sua parte politica, sindaco Bianco – utilizza i fondi della sanità regionale per spese inappropriate (è questa la vera inappropriatezza della sanità siciliana, non le prestazioni sanitarie che spesso non vengono effettuate sui pazienti per ‘risparmiare’), i medici pubblici e gli infermieri sono oberati di lavoro e i cittadini usufruiscono di servizi sanitari inefficienti.

Dove l’inefficienza è il frutto di scelte politiche scellerate. Invece di fare il ‘filosofo’, dicendo di abbassare i toni, si rechi, da cittadino comune in un Pronto Soccorso, si metta in fila per dodici ore come tutti gli altri cittadini. Provi anche lei quello che provano i cittadini siciliani. Vada a parlare con i pazienti dei Pronto Soccorso che aspettano 4-5 giorni – se va bene – prima di essere ricoverati. Parli con i medici che si sono ammalati a causa di questi folli turni di lavoro.

Lo vada a dire a queste persone di abbassare i toni…

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