Oscar Farinetti dà lezioni di politica ai Siciliani: senti un po’ da quale pulpito….

Oscar Farinetti dà lezioni di politica ai Siciliani: senti un po’ da quale pulpito….
30 gennaio 2017

Alla Sicilia, preferisce l’estero. Al grano italiano, preferisce quello canadese (al glifosato). Attacca l’Autonomia come se parlasse di olive. Sentenzia sul popolo siciliano e dispensa consigli. Eccolo qui: un altro uomo affetto dalla sindrome ‘Lei non sa chi sono io’… 

In dieci anni non ha mai pensato di aprire una sede del suo food store in Sicilia. E dire che nella nostra Isola non mancano di certo le eccellenze egonostranomiche. Ha sempre preferito tenersene alla larga. Ora però, in visita a Palermo per una manifestazione organizzata dalla rivista online Cronache di Gusto, di Sicilia diventa un grande esperto. Non di cibi e vini, ma di politica e, addirittura, di Autonomia. Parliamo di Oscar Farinetti, patron di Eataly, per sua stessa ammissione ‘grande amico’ di Matteo Renzi che difende a spada tratta in tutte le occasioni.

La sua visita di oggi nel capoluogo siciliano è stata preceduta da interviste a tutta pagina sui quotidiani cartacei siciliani. Nelle quali, oltre alla solita retorica su quanto sia bella la Sicilia, oltre al paragone di renziana memoria sul numero di turisti che arrivano sulle isole spagnole e che invece non arrivano qua (giustissimo, come abbiamo detto anche quando queste parole le ha pronunciate Renzi, ma né lui, né Renzi sembrano rendersi conto che se un biglietto per le Canarie costa molto meno di un volo per la Sicilia, non è colpa dei Siciliani), ci dedica una predica di cui avremmo fatto volentieri a meno.

In buona sostanza, sentenzia che dovremmo lamentarci di meno, rimboccarci le maniche e riconoscere i nostri errori. In poche righe, praticamente, ci accusa di vittimismo, pigrizia e presunzione. La solita visione nordica al limite del razzismo culturale che hanno molti imprenditori italioti che, però, sono i primi a correre in Sicilia quando si tratta di accaparrarsi fondi pubblici per iniziative imprenditoriali che poi portano profitto altrove (basti ricordare che la storia della Cassa per il Mezzogiorno e poi dell’Agensud è piena di questi esempi).

Ma il Nostro si spinge oltre, parlando pure di Statuto: “Che direste se vi chiedessi di abolire la vostra Autonomia?”, dice al Giornale di Sicilia. Una domanda che è tutto un programma (politico?). Noi diremmo che farebbe meglio a parlare di formaggi e di vini e non di cose che non conosce, perché se l’Autonomia fosse tra le sue competenze e se la Sicilia gli fosse cara, semmai avrebbe suggerito ai Siciliani di lottare per una sua totale applicazione, a partire da quegli articoli dello Statuto che consentirebbe alla nostra Regione di usufruire di quella fiscalità di vantaggio che, là dove è stata implementata, ha portato sviluppo e attratto molti investimenti e molti turisti (dalle isole spagnole a Malta, per limitarci ad esempi vicini). Aiuterebbe pure ad evitare quegli scippi di risorse da parte del Governo nazionale che, con Renzi, sono diventati massicci (e, come ricordiamo sempre, stigmatizzati anche dalla Corte dei Conti). Se si fosse informato meglio prima di sentenziare (invece di limitarsi alla letteratura renziana), Farinetti avrebbe fatto una figura migliore di quella che ha fatto.

Ma, in fondo, perché dovrebbe stargli a cuore la Sicilia? Parliamo di un imprenditore che, non solo, come detto, non ha mai investito qui, ma che ti dice anche che forse lo farà tra un paio di anni (“A Catania perché ho parlato con l’amico Enzo Bianco) perché per ora è concentrato sull’estero. 

Liberissimo, va da sé, di investire dove vuole. Ma ci risparmi le prediche. Non siamo tra quelli pronti a leccargli le mani perché magari speranzosi di fare qualche affare con lui (abbondano). Gli affari li  lasciamo agli affaristi. Qui si parla della dignità di un popolo, della sua storia e dei sui diritti negati che non può essere messa in discussione da uno che non ne sa nulla e che, in aggiunta, preferisce investire all’estero.

Tra l’altro non va dimenticato neanche che Oscar Farinetti, proprio lui, nella epocale battaglia in corso sull’utilizzo dei grani italiani contro quelli stranieri, leggasi grani del Sud, si è schierato altrove. Ricordate? Ha sostenuto che è il grano duro italiano non garantisce pasta di qualità “non è di alta qualità”. Ha difeso pure quello canadese, ricco di glifosato, erbicida velenoso per la salute. Per non parlare delle micotossine.

Questo sarebbe un imprenditore ambasciatore del Made In Italy.

E, allora, signor Farinetti: vada all’estero e ci resti se vuole. E lasci perdere la Sicilia.

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