Franceschiello ‘o fatalista’: oggi, 16 gennaio, anniversario della nascita di Francesco II delle Due Sicilie

Franceschiello ‘o fatalista’: oggi, 16 gennaio, anniversario della nascita di Francesco II delle Due Sicilie
16 gennaio 2017

E’ stato l’ultimo re delle Due Sicilie. Con molta probabilità, è stato uno dei regnanti più traditi dello scenario europeo. La storia lo ricorda come un re circondato da ministri e consiglieri infedeli, corrotti e fedifraghi. Per non parlare di alcuni dei suoi generali, venduti ai piemontesi. Arrivò comicamente a chiedere aiuto al cugino Vittorio Emanuele II contro l’avanzata di Garibaldi…

Francesco II di Borbone fu l’ultimo re delle Due Sicilie.

Salì al trono il 22 maggio 1859 e fu deposto il 13 febbraio 1861, dopo l’annessione delle province del regno al Piemonte.

Francesco II era figlio di Ferdinando II e della prima moglie, Maria Cristina di Savoia, a sua volta figlia di Vittorio Emanuele I. Fu educato dagli Scolopi, secondo rigidi precetti morali e religiosi che, accentuando il suo carattere timido e bonario, ne fecero un uomo irresoluto, indeciso, bacchettone, baciapile e un pinzocchero senza carattere.

“Credeva solo al bene quando Dio o chiamò sul trono”, così ne bollò la fatale stoltezza il visconte Poli.

Salito al trono alla morte del padre, il 22 maggio 1859, ne seguì inizialmente l’indirizzo politico.

In politica estera, dopo un iniziale allineamento sulle posizioni conservatrici dell’Austria, in conseguenza dello sbarco di Garibaldi in Sicilia e della sua rapida avanzata, fece molte concessioni liberali, in ciò consigliato dal suo primo ministro, Carlo Filangieri, richiamando in vigore la Costituzione già concessa da Ferdinando II nel 1848 (atto sovrano del 25 giugno 1860).

Assolutamente incapace di un minimo di raziocinio e circondato da ministri e consiglieri infedeli, corrotti e fedifraghi, arrivò comicamente a chiedere aiuto al cugino Vittorio Emanuele II contro l’avanzata di Garibaldi. Il ‘Galantuomo’ ovviamente si rifiutò.

Francesco II soleva dire che il suo regno era protetto dall’acqua salata e dall’acqua santa, ovvero dal mare e dallo Stato pontificio; in realtà, fu proprio dal mare che giunse Garibaldi e dalle terre del Papa giunsero le truppe sabaude guidate da Vittorio Emanuele in persona, sempre lui, il re galantuomo che gli fece la guerra senza dichiararla. Un vero uomo d’onore, degno padre di questa nostra patria!

Francesco II era informato fin dall’inizio dell’impresa dei Mille, sia sul giorno che sul luogo della loro partenza, nonché su quello del presunto sbarco. Però, pur disponendo di una flotta di 14 navi militari che incrociavano lungo le coste del Regno, i Mille non furono fermati.

Fu l’inizio di una vicenda oscura e tenebrosa che è passata alla storia come la gloriosa impresa dei Mille, capitolo fondamentale del romanzo storico chiamato Risorgimento. Una storia costellata di finte battaglie, tradimenti a go go, corruzione e infedeltà varie.

Ve ne abbiamo già parlato: a Calatafimi ben 3.000 soldati borbonici si ritirarono, dopo una scaramuccia contro 1000 scalzacani, eseguendo l’ordine dell’anziano generale Landi che l’imbelle e pio re non ebbe il coraggio di fare fucilare alla schiena da quel traditore che fu. Forse quel solo esempio sarebbe bastato.

A Palermo stessa storia, con 20.0000 soldati che restano asserragliati nel Castello a mare, consentendo a 3000  scalzacani (gli iniziali Mille più i 2000 dei battaglioni di rinforzo di soldati piemontesi sbarcati a Castellammare) di conquistare Palermo.

Quando poi Garibaldi passò in Calabria, dove erano di stanza circa 12.000 soldati del Borbone, ben 10.000 di essi si arresero senza sparare un solo colpo.

Intanto, mentre il cugino Vittorio Emanuele II condannava formalmente e ipocritamente l’impresa di Garibaldi, Cavour dava ordine al generale Cialdini di partire alla volta di Napoli con l’esercito piemontese per impossessarsi del Regno delle Due Sicilie e ordinava all’ammiraglio Persano di seguire da lontano l’impresa di Garibaldi.

Seguendo il consiglio maligno e interessato del Ministro dell’Interno, Liborio Romano, che si era già venduto ai piemontesi, il malcapitato re Francesco II il Decerebrato fuggì da Napoli senza combattere “per evitare battaglie nella città” e consentendo a Garibaldi di entrarvi dalla porta principale senza sparare un colpo.

Lasciò Napoli gettando nello sconforto i suoi sudditi e non ritirando i suoi depositi dalle banche, cosa che non dispiacque affatto al re galantuomo che intascò senza ringraziare e senza emettere ricevuta. Anche la flotta lo abbandonò. Cedendo alle promesse e alle profferte  dell’ammiraglio Persano, proprio quell’inetto che perderà tutta la flotta da guerra nella battaglia di Lissa, nella III guerra d’Indipendenza.

Francesco II ripiegò dapprima sulla linea del Volturno e poi, dopo aver tentato inutilmente una controffensiva contro le truppe garibaldine (che da mo’ non erano più mille e che per l’occasione arrivarono 24.000 (tutti finti disertori dell’esercito piemontese), si ritirò con la Regina a Gaeta, dove subì l’assedio implacabile dell’esercito piemontese comandato dal generale Cialdini che, anche in questo caso, era un lavoratore in proprio mentre il re galantuomo se la godeva da lontano…

Dopo la capitolazione di Gaeta (13 febbraio 1861) Francesco II, con la moglie, si recò in esilio a Roma, via mare su di un piroscafo francese. Francesco II fu ospitato al Quirinale da Papa Pio IX.

Dopo la definitiva partenza da Roma Francesco II si stabilì con la moglie a Parigi.

Visse privatamente, senza grandi mezzi economici, perché Garibaldi aveva confiscato tutti i beni dei Borbone, e il Governo italiano ne propose la restituzione a Francesco II, ma solo al patto di rinunciare ad ogni pretesa sul trono del Regno delle Due Sicilie, cosa che egli non accettò mai.

Francesco II morì nel 1894.

Qui potete leggere gli articoli che I Nuovi Vespri hanno dedicato all’impresa del Mille

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