Palermo verso l’acqua razionata, ma da anni 600 litri di acqua al secondo finiscono in mare…

Palermo verso l’acqua razionata, ma da anni 600 litri di acqua al secondo finiscono in mare…
30 dicembre 2016

E’ la storia della condotta di Scillato danneggiata dal terremoto del 2002 e mai riparata. Una storia assurda, ricordata dalla CGIL di Palermo. Una vicenda ricostruita, lo scorso anno, in un’interrogazione, da due senatori eletti in Sicilia. Con la Regione siciliana, il Comune e l’ex Provincia di Palermo, l’AMAP e oggi anche la Città Metropolitana di Palermo che non riescono a trovare il modo per riparare una condotta idrica! Non sarebbe il caso di mandare a casa i soggetti che governano questi enti pubblici?

Piove poco (ma è vero?) e a Palermo l’acqua viene razionata: in alcuni casi si andrà verso la fornitura a giorni alterni. Poi, però, si scopre che 600 litri di acqua al secondo – acqua di Scillato – finiscono in mare.

A denunciare questa follia sono il segretario della CGIL di Palermo, Enzo Campo, e il segretario della FILCTEM, sempre di Palermo, Francesco Lannino:

“Così come era prevedibile, a Palermo, a causa dei bacini a secco per le scarse piogge di questi mesi, è stata annunciata la razionalizzazione delle risorse idriche in città. Tutto questo mentre si continuano a scaricare 600 litri al secondo di acqua minerale a mare proveniente dalla fonte di Scillato, per colpa della rottura della condotta idrica, avvenuta qualche anno fa, e alla quale non si è mai posto rimedio”.

I due sindacalisti chiedono alla Regione e al Comune di Palermo di rendere noto il motivo per il quale non si interviene per riparare la condotta.

“Interroghiamo le istituzioni non per riaprire una polemica – sottolineano Campo e Lannino – ma per risolvere un problema serio, dal momento che a pagare le spese dell’erogazione dell’acqua a giorni alterni sono i cittadini”.

I due sindacalisti chiedono da tempo “di mettere fine allo spreco delle risorse idriche, che condanniamo, anche perché i disagi del preoccupante ritorno alla turnazione dell’acqua in città ricadono innanzitutto sulle famiglie”.

Su questa vicenda che – sembra incredibile! – comincia con il terremoto del 2002, noi ricordiamo un’interrogazione presentata lo scorso anno dai senatori siciliani Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino. Leggiamo insieme questa interrogazione rivolta, ovviamente, al Governo nazionale:

Interrogazione orale in commissione

CAMPANELLA, BOCCHINO – Al Presidente dei Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare;

Premesso che:

nell’ambito del complesso sistema di approvvigionamento idropotabile dell’area metropolitana palermitana, per una popolazione complessiva dell’ordine di un milione di abitanti, una delle principali fonti di approvvigionamento è costituita dalla “Sorgente Scillato” la cui acqua, di eccellenti qualità organolettiche, è prodotta a bassissimo costo in quanto non necessita di alcun trattamento particolare di potabilizzazione;

le infrastrutture di trasporto dell’acqua sono il vecchio canale Scillato costruito a cavallo del XIX e XX secolo, oggi ancora utilizzato, ma in grado di vettoriare quantitativi idrici contenuti, ed il “nuovo acquedotto Scillato” costruito negli anni ’80 a mezzo condotta in acciaio;

a causa di eventi sismici che hanno interessato la Sicilia occidentale, su alcuni versanti in territorio di Cerda e Termini Imerese (si dovrebbe trattare del terremoti del 2002 ndr) si sono manifestati eventi franosi che hanno interessato la condotta del “nuovo acquedotto Scillato” compromettendone la stabilità e causandone la rottura in vari punti con conseguente interruzione totale del funzionamento;

l’AMAP, società controllata del Comune di Palermo che effettua il Servizio Idrico nel Capoluogo, da allora ha effettuato innumerevoli interventi di riparazione finalizzati al ripristino, ancorché precario, del funzionamento dell’infrastruttura con l’intento di continuare ad utilizzare la fonte di approvvigionamento, data la sua importanza strategica nell’equilibrio idrico del bacino di utenza;

l’evoluzione del fronte di frana negli anni ha provocato continue rotture della condotta, la cui fuoriuscita d’acqua è già stata causa di numerosi danni ai terreni (con relative richieste di risarcimento) di compromissione della viabilità limitrofa e soprattutto dell’Autostrada A19 PA-CT;

nel Novembre del 2011, in occasione di una delle tante riparazioni a seguito di rotture, c’è pure stato un infortunio mortale di cui AMAP pagherà a lungo e con conseguenze notevoli per i Componenti del CdA, dei Dirigenti, dei Capi Unità ed anche dei Capi Squadra coinvolti;

tale stato di fatto ha indotto l’AMAP ad astenersi dall’eseguire ulteriori interventi di ripristino, con il conseguente inutilizzo dell’infrastruttura;

l’AMAP e l’ATO idrico di Palermo, il quale regola e controlla il Servizio Idrico Integrato nell’ambito provinciale, hanno avanzato più volte richieste di finanziamento dell’intervento volto alla radicale risoluzione della problematica sulla base di un progetto esecutivo redatto congiuntamente ad ASP S.p.A., richieste alle quali il Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti oggi ed ancora prima l’Agenzia regionale per i rifiuti e le acque non hanno potuto dare seguito in quanto il predetto intervento non era contemplato, al momento della sottoscrizione, tra quelli di Accordo di Programma Quadro per la tutela delle acque e la gestione integrata delle risorse idriche;

considerato che:

la problematica, su iniziativa del Prefetto di Palermo, il quale ha accolto le richieste dell’ATO di Palermo e dell’AMAP, è stata trattata in data 9 aprile 2013 nel corso di apposita riunione convocata dalla Prefettura di Palermo ed alla quale hanno partecipato i soggetti istituzionali a vario titolo interessati alla vicenda, inclusi il Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti ed il Dipartimento regionale di protezione civile;

a seguito della predetta riunione, nel corso della quale sono riemerse ed esaminate tutte le problematiche sopra esposte, il Prefetto di Palermo con nota prot. n. 21455 del 17 aprile 2013 inviata, tra l’altro, all’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità, ha auspicato l’adozione delle iniziative ritenute a garanzia sia dell’approvvigionamento della popolazione sia a tutela della pubblica e privata incolumità;

l’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità, con nota prot. n. 21932/2013, rappresentava, che la definitiva risoluzione della problematica si sarebbe potuta ottenere con l’esecuzione delle opere previste nel progetto esecutivo “By-pass nuovo acquedotto Scillato tra le progressive 12.410 e 15.425 ml. (C.de Burgitabus e Scacciapidocchi)”, redatto da APS S.p.A. ed AMAP nel luglio del 2010 già approvato in linea amministrativa dall’ATO di Palermo, dell’importo complessivo di euro 4.880.000,00;

a seguito della succitata nota prot. n. 21932/2013 la Giunta regionale siciliana con deliberazione n. 217 del 27 giugno 2013 determinava l’inserimento ed il conseguente finanziamento nella delibera regionale n. 152 del 21 maggio 2012 (finanziata con delibera CIPE n. 60 del 30 aprile 2012) del progetto “By-pass nuovo acquedotto Scillato tra le progressive 12.410 e 15.425 ml. (C.de Burgitabus e Scacciapidocchi)” dell’importo complessivo di euro 4.880.000,00 (IVA compresa), individuando nel Comune di Palermo il soggetto aggiudicatore dell’intervento;

considerato inoltre che:

ad oggi, dopo oltre due anni dallo stanziamento dei fondi per la realizzazione del By-pass, non risultano ancora iniziati i lavori;

a parere degli interroganti, tale ritardo non è giustificabile vista l’unione d’intenti delle varie istituzioni interessate e la disponibilità delle somme per la realizzazione dell’opera;

si chiede di sapere:

quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di loro competenza ed in raccordo con le amministrazioni interessate, per individuare le cause che hanno bloccato l’inizio dei lavori del “By-pass nuovo acquedotto Scillato tra le progressive 12.410 e 15.425 ml. (C.de Burgitabus e Scacciapidocchi)”, oltre alle eventuali inadempienze degli organi regionali preposti, al fine di rendere possibile la realizzazione di un’infrastruttura che riveste un’importanza strategica nel garantire l’equilibrio idrico nel quadro dell’alimentazione dell’area metropolitana palermitana”.

In questo articolo, pubblicato due anni fa circa da Sud press giornalismo d’inchiesta (che potete leggere qui) si descrivono gli interventi, disposti dalle varie autorità della Sicilia: interventi che, fino ad oggi, hanno fatto – è proprio il caso di dirlo – solo buchi nell’acqua.

Riassumendo.

Dal 2002 un terremoto ha provocato danni a una condotta che porta l’acqua da Scillato a Palermo, servendo circa un milione di persone;

i danni alla condotta, oltre a scaricare in mare – come ricordano i sindacalisti della CGIL – 600 litri di acqua al secondo – hanno danneggiato i terreni di alcuni produttori e l’autostrada Palermo-Catania;

da allora ad oggi, per cercare di riparare questo guasto sono intervenute, a vario titolo, le seguenti autorità:

Regione siciliana con tre o quattro propri uffici;

Il Comune di Palermo;

l’AMAP;

APS (la società che ha gestito il servizio idrico per un gran numero di Comuni del Palermitano, oggi fallita),

l’ormai ex Provincia di Palermo;

la Prefettura di Palermo.

Nonostante gli interventi di tutte queste autorità il guasto non è stato riparato e l’acqua continua a finire in mare.

La novità, adesso, è che negli invasi siciliani – così dicono – a causa delle scarse piogge, l’acqua comincia a mancare. Da qui il razionamento – che riguarderà Palermo, ma che potrebbe riguardare anche altre aree della Sicilia.

In questo scenario, proprio mentre a Palermo comincia a mancare l’acqua, 600 litri di acqua al secondo – che dovrebbe rifornire l’area di Palermo – continuano a finire in mare.

A voi tutto questo sembra normale? A noi no.

Esiste un dipartimento regionale che si occupa di acqua, rifiuti ed energia. Sanno qualcosa, di questa storia, in questo dipartimento?

E’ stata istituita, pomposamente, la Città Metropolitana di Palermo. Per oltre un anno, in Assemblea regionale siciliana, hanno discusso se eleggere democraticamente i vertici di questa nuova realtà amministrativa, o se affidare tutto, senza elezioni, al sindaco di Palermo (e ai sindaci di Catania e di Messina la guida delle rispettive Città metropolitane).

Così il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, è già da oltre sei mesi il “Sindaco metropolitano di Palermo”.

Il “Sindaco metropolitano di Palermo” sa qualcosa di questa storia?

Ma un’inchiesta per accertare i responsabili – sotto il profilo amministrativo e contabile – di questo scempio no?

 

 

 

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