Formazione/ L’Avviso 8 è un raggiro contabile. Alla fine i 136 milioni di Euro finiranno a Roma?

Formazione/ L’Avviso 8 è un raggiro contabile. Alla fine i 136 milioni di Euro finiranno a Roma?
25 ottobre 2016

E’ inutile che i lavoratori di questo settore si facciano illusioni: con l’Avviso 8 è in corso un gioco delle parti governato da Roma. L’assessore Marziano e i burocrati del dipartimento regionale della Formazione sono solo pedine. Non è da escludere che, alla fine di questa sceneggiata – dopo una pioggia di ricorsi sparsi tra TAR Sicilia e magistratura ordinaria – tutti i 136 milioni del 2016 finiscano a Roma. Che tra qualche anno – come ha fatto con i fondi PAC – li dirotterà o alle imprese (nella stragrande maggioranza del Centro Nord Italia), o in altri settori dello Stato

Formazione professionale siciliana: a che punto è la sceneggiata? Le novità – dopo il varo, da parte del Governo regionale, del contestatissimo Avviso 8 – è che l’assessore regionale, Bruno Marziano, avrebbe lanciato un mezzo appello a enti e società del settore che sono risultati ‘vincitori’ nella prima formulazione della graduatoria (non a caso provvisoria), invitando chi non ha mezzi e professionalità per gestire i corsi di formazione a farsi da parte.

A nostro modesto avviso, la partita in corso è ben diversa. La legalità, come fatto in sé, in questa vicenda, c’entra poco o punto. La questione è più complessa. E si lega alla trattativa tra il Governo Renzi e l’Unione Europea. Parliamo di soldi. Per dirla in breve, se all’esecutivo nazionale verranno a mancare risorse finanziarie (casa molto probabile), la Sicilia potrà dimenticarsi i corsi di Formazione professionale. Roma, se Bruxelles non allargherà i cordoni della borsa, si prenderà i soldi della Formazione.

Ora i soliti soloni diranno: ma come fa il Governo nazionale a togliere i fondi europei alla Sicilia?

Risposta: come ha sempre fatto dal 2007 ad oggi.

I tempi in cui la Regione siciliana spendeva tutti i fondi europei e prendeva pure le ‘premialità’ (cioè altri soldi) sono finiti.

Dal 2007 ad oggi buona parte dei fondi europei della Programmazione 2007-2013 non è stata spesa. Con riferimento al Fondo Sociale Europeo 2007-2013, ricordiamo che, tra il 2008 e il 2009, oltre 450 milioni di Euro destinati alla Sicilia per Formazione e politiche del lavoro sono stati depositati nei forzieri del MIUR per poi tornare in Sicilia, qualche anno dopo, sotto forma di ‘Piano Giovani’.

Per la cronaca, sì e no la metà degli oltre 450 milioni di Euro dell’FSE 2007-2013 è stata spesa in Sicilia (non tutti, in verità, se è vero che alcuni tirocini formativi finanziati con queste risorse sono in corso). Il resto dei fondi è finito nel calderone dei PAC: soldi poi dirottati dal Governo Renzi alle imprese, per lo più del Centro Nord Italia (i ‘celebri’ sgravi fiscali del Jobs Act).

Teniamo conto che lo stanziamento dell’FSE 207-2013 ammontava a 2,1 miliardi di Euro: ebbene, ancora oggi, nessuno ha capito come sono stati spesi questi soldi. L’unico dato certo è che solo una minima parte di questo miliardo e 700 milioni di Euro circa è stata spesa per formazione e politiche del lavoro: il resto Iddio solo sa che fine ha fatto (con molta probabilità, in parte in altri settori dell’Amministraizone regionale, in parte a Roma, che avrà pure risparmiato il cofinanziamento).

La stessa fine farà buona parte dell’FSE 2014-2020. Agli osservatori non totalmente distratti non sfuggirà che nel 2014 e nel 2015 la Regione siciliana non ha speso un solo Euro del Fondo Sociale Europeo stanziato per la Sicilia. Anche lo stanziamento del 2016 non verrà speso. L’Avviso 8 è, di per sé, un raggiro contabile: c’è scritto che si tratta del finanziamento dei corsi di Formazione del 2016. Ma siamo già a fine ottobre. Ammesso che i corsi inizino a fine anno – cosa molto improbabile – i fondi verranno erogati, e soprattutto contabilizzati (che è la cosa più importante) nel 2017.

Marziano e i burocrati di sua fiducia diranno che non è così e bla bla bla. Ma non potranno negare l’evidenza (a meno che non pensino di avere a che fare con degli stupidi): e cioè che, dal 2014 ad oggi – come già accennato – non è stato speso nemmeno un Euro per la Formazione, con riferimento all’FSE 204-2020.

Insomma, se ancora non è chiaro, va detto con estrema chiarezza che i fondi per la Formazione professionale siciliana, a valere sull’FSE 2014-2020, per le annualità 2014, 2015 e 2016 già non ci sono più. Tra qualche anno il Governo nazionale di turno (Renzi o chi per lui) dirà: “La Sicilia non li ha spesi e noi li destiniamo ad altre Regioni italiane” (ovviamente del Centro Nord Italia).

Perché succede tutto questo? Perché già tre annualità della Formazione (e il discorso può essere esteso anche agli altri fondi europei, anche se i ‘giochi’ – per esempio nel FESR – sono diversi) non sono state utilizzate?

La responsabilità, in primo luogo, è della politica: e segnatamente, del Governo regionale e, in particolare, dell’assessore Marziano. Non spendendo i soldi per la Formazione destinati alla Sicilia, come già accennato, tra qualche anno li utilizzerà il Governo nazionale. Poiché i due Governi – regionale e nazionale – sono dello stesso colore politico (leggere Partito Democratico), anche in questo caso siamo davanti al fenomeno che I Nuovi Vespri illustra con dovizia di particolari da tempo: il PD siciliano (partito al quale l’assessore Marziano fa capo) non lavora per la Sicilia e per 5 milioni di Siciliani: al contrario, regge lo sgabello al Governo nazionale giocando con il pane dei Siciliani.

Tutto questo succede anche perché c’è una burocrazia regionale che, in parte, è ostaggio dell’attuale Mala signoria rappresentata dall’attuale Governo regionale e, in parte, fila d’amore e d’accordo con lo stesso Governo, reggendo questo gioco osceno.

Come finirà con l’Avviso 8? Ve lo anticipiamo noi.

Se Roma (cioè il Governo Renzi) – cosa, ribadiamo, molto probabile – avrà bisogno di questi 136 milioni di Euro, i 4 mila dipendenti della Formazione professionale siciliana non ancora a spasso, che magari pensavano di rientrare (anche in questo caso lo scenario è improbabile, perché ci sarebbero le nuove assunzioni) potranno dimenticarsi di riprendere il lavoro. E verranno definitivamente licenziati.

Ovviamente Marziano e i burocrati la faranno ‘pulita’: faranno in modo di fare scattare decine di legittimi ricorsi al TAR Sicilia e alla magistratura ordinaria: si alzerà un polverone e i licenziamenti – questa sarà la tesi del Governo regionale – saranno la ‘conseguenza’ dei ricorsi.

Se Roma, invece, dovesse lasciare alla Regione tutti o una parte dei 136 milioni di Euro, allora si aprirebbe qualche spiraglio. Ma nemmeno tanti spiragli. Perché si ci sarebbe il tema delle nuove assunzioni da ‘pilotare’ a ridosso delle elezioni regionali del prossimo anno.

Comunque andranno le cose, per i 4 mila lavoratori circa del settore non ancora licenziati il futuro resta incerto.

Lo stesso discorso vale per le politiche del lavoro. Da ieri i dipendenti degli ex Sportelli multifunzionali sono in agitazione. La storia è nota: c’è una recente legge regionale, c’è una lista, c’è il CIAPI (ente regionale) e ci sono – sulla carta – i fondi europei e i fondi nazionali.

Ma i soldi sono, appunto, sulla carta. Secondo voi perché l’assessore regionale al Lavoro, Gianluca Miccichè, temporeggia su questo tema e sulla Cassa integrazione?

Il discorso è sempre lo stesso: sulla carta i soldi sono destinati alla Sicilia. Ma potrebbero servire al Governo Renzi. Così bisognerà aspettare l’approvazione della legge di stabilità nazionale. Solo allora si saprà se il Governo Renzi lascerà qualcosa per gli ex sportellisti e per la Cassa integrazione della Sicilia.

L’assessore Miccichè non è affatto un ‘farfallone’: al contrario, è un furbo. Fa parte di un partito – l’UDC – che ormai non esiste più: UDC che, in Sicilia, è solo un’appendice del PD: non a caso, il suo leader, Giampiero D’Alia, e il suo alleato storico, il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, stanno provando ad ‘abbandonare la nave’ per rifugiarsi a Messina, dove s’illudono di conquistare la poltrona di sindaco metropolitano.

La verità è che l’UDC siciliana, ormai, non è altro che un partito fantasma al servizio del PD siciliano: che, a propria volta, è alla mercé di Renzi. Insomma: la somma tra due nulla…

Avete capito in quali mani sono finiti i dipendenti della Formazione, gli ex sportellisti e i licenziati della Sicilia che aspettano la Cassa integrazione?

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