La storia di Maurizio Spinello, uno dei tanti esempi di pane buono fatto in Sicilia

La storia di Maurizio Spinello, uno dei tanti esempi di pane buono fatto in Sicilia
7 ottobre 2016

Nell’avventura di questo giovane siciliano ci sono tre cose importanti da sottolineare. La prima è che, nonostante le difficoltà presenti in Sicilia (accentuate da un Governo siciliano di falliti), si può restare e non emigrare. La seconda è che il pane si può fare secondo la tradizione, con grano duro siciliano. La terza è che ci sono le condizioni per creare una filiera con i grani antichi della Sicilia, puntando sul mercato interno (i Siciliani sono ben lieti di mangiare pane buono) e anche sull’export

Va sulla rete un video (che potete vedere qui) che racconta la storia di Maurizio Spinello, 35 anni, un fornaio che ha deciso di restare nel luogo dov’è nato, Borgo di Santa Rita, in provincia di Caltanissetta, nel centro della Sicilia, area dove il grano si coltiva da sempre.

Maurizio, benché giovane, è un concentrato di saggezza. Con parole semplici racconta che nella vita non contano i soldi da cercare ad ogni costo con le speculazioni finanziarie, o uccidendo il territorio. Al contrario, contano le cose concrete: e la terra da coltivare, magari valorizzando il grano, magari, come fa lui, puntando sui grani antichi della Sicilia, è una cosa molto concreta.

Spinello, qualche anno fa, si è aggiudicato il premio Best in Sicily, che il portale Cronache di gusto assegna alle eccellenze siciliane.

Maurizio utilizza un forno a legna di 140 metri quadrati. E cuoce il pane che lui stesso impasta con legno di ulivi e mandorli. Non utilizza lievito di birra, ma la cosiddetta pasta madre, ovvero la pasta acida naturale ricavata dall’impasto del giorno precedente (in pratica, un impasto di farina e acqua che viene sottoposto a contaminazione spontanea da parte di microrganismi provenienti dall’aria e, in generale, dall’ambiente: si crea così una microflora autoctona, con la prevalenza di batteri lattici).

Quella di Maurizio Spinello non è soltanto la storia di una famiglia, la sua, che, nonostante la povertà dei luoghi, non è emigrata: è anche la testimonianza che il pane buono esiste, si può fare e di questo lavoro si può anche vivere bene. Restando ancorati, come dici il protagonista, alle cose che contano veramente: la terra propria terra, la propria storia, le proprie tradizioni genuine.

Questo non è un caso unico. Ci sono tante storie simili in Sicilia. Per scoprirle basta fare un giro per i mercati locali della Sicilia.

La scommessa sulla valorizzazione dei grani antichi siciliani è in corso. Una battaglia che ci potrebbe liberare dai grani pessimi che arrivano dal Canada.

A proposito del pane vi consigliamo di legge anche questo articolo

La crisi del grano duro e le mani delle multinazionali sui grani antichi della Sicilia

Foto tratta da immaginase.it

 

 

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