Rai, Musumeci all’attacco: “Chiede il pagamento del canone, ma ha abbandonato la Sicilia”

Rai, Musumeci all’attacco: “Chiede il pagamento del canone, ma ha abbandonato la Sicilia”
1 ottobre 2016

La struttura aziendale della Sicilia è stata e continua ad essere privata di uomini e mezzi. Lo si legge in una mozione presentata da un gruppo di deputati del Parlamento siciliano, con in testa il presidente della commissione Antimafia dell’Ars, Nello Musumeci. La mozione dovrebbe impegnare il Governo regionale a fare pressioni su Roma per migliorare il servizio televisivo nella nostra Isola. Il problema è che il Governo regionale, fino ad oggi, ha aiutato Roma a impoverire la Sicilia…

“La Rai non può pretendere dai siciliani il pagamento del canone se poi continua a privare la struttura aziendale in Sicilia di uomini e mezzi. Tanto vale chiudere tutto”.

Va giù duro Nello Musumeci, presidente della commissione Antimafia del Parlamento siciliano che, assieme a colleghi di altri gruppi parlamentari, ha presentato una circostanziata mozione con la quale “impegna il Governo della Regione ad intervenire presso la Direzione centrale della Rai, per esprimere il diffuso malcontento della utenza isolana che paga regolarmente il canone, senza ricevere un adeguato corrispettivo nel servizio pubblico radiotelevisivo”.

“La Rai, Radiotelevisione Italiana Spa – si legge nella mozione – è concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo, esercitato secondo quanto previsto dalla legge 3 maggio 2004, n.112. Il doveroso impegno del Governo nazionale teso a ridurre la evasione dell’imposta sul possesso tv non può prescindere da una contestuale politica aziendale che agisca a tutela dei consumatori e dei cittadini paganti il canone e perciò aventi diritto ad un servizio pubblico adeguato”.

Insomma, il Governo nazionale ha ‘infilato’ il canone Tv nella bolletta dell’ENEL (tra l’altro aumentando il canone di oltre il 20%, alla faccia della riduzione delle tasse che Renzi millanta!), ma – almeno per ciò che riguarda la Sicilia, ha ridotto il servizio televisivo.

“Si assiste da parte della direzione centrale della Rai – si legge sempre nella mozione – ad una politica di apparente austerità e di contenimento del servizio pubblico sempre più assurda ed irragionevole, che si è tradotta soprattutto a danno della articolazione aziendale regionale della Sicilia”.

A questo punto nella mozione si illustrano i ‘risparmi’ effettuati dalla Rai ai danni dei Siciliani:

“Nessun potenziamento – si legge sempre nella mozione – è stato effettuato nella sede di Palermo e nelle quattro sedi dove operano i redattori territoriali: Messina, Siracusa (con Ragusa), Agrigento (Trapani) e Caltanissetta (Enna). Gli unici innesti nuovi della Rai nell’Isola risultano essere due vincitori del ‘concorsone’ espletato un anno fa e che svolgeranno le funzioni di redattori territoriali a Siracusa (per sostituire un collega andato in pensione) e ad Agrigento, mentre a Messina rimane vacante il posto di un redattore territoriale deceduto di recente. Ancora più significativa appare la mancata integrazione degli operatori cameramen in dotazione alla sede di Palermo (da 9 ridotti a 3) e nell’Ufficio di Catania (da 4 a 2)”.

Nella mozione si parla di “scellerata logica” che “trova conferma nella progressiva riduzione dell’Ufficio di corrispondenza di Catania, dove: a) il coordinatore, andato in pensione da un anno, non è stato sostituito, di fatto delegando le funzioni di coordinamento di quell’Ufficio a due giornalisti veterani che da tempo si alternano nei turni e si rapportano con Palermo, esercitando un ruolo di responsabilità che però non viene loro riconosciuto; b) altrettanto evidente appare la volontà, nel piano di depotenziamento di Catania, di non volere procedere alla nomina di alcun vice caporedattore, rendendo sempre più limitata l’autonomia operativa dell’Ufficio”.

“Il drastico ridimensionamento dell’Ufficio di Catania – si legge sempre nella mozione – non trova alcuna ragionevole spiegazione, in considerazione del fatto che la redazione etnea produce il 50% del Tg regionale, eppure rimane ulteriormente penalizzata dal mancato inserimento nel progetto di ‘digitalizzazione’ che rende più complicato il rapporto operativo con Palermo”.

Insomma, “l’impegno e la professionalità profusi in Rai Sicilia da vertici regionali – prosegue la mozione – non bastano a compensare la evidente penuria di personale giornalistico e tecnico, costringendo a produrre un’offerta non competitiva e palinsesti sempre più poveri, con la cancellazione del rotocalco settimanale, con l’assenza di servizi speciali, di rubriche di approfondimento e con una informazione assai limitata nei giorni feriali e quasi del tutto assente nei giorni festivi”.

Secondo i parlamentari, “in una regione di frontiera come la Sicilia che per la sua stessa collocazione geografica meriterebbe una attenzione particolare da parte dei vertici del servizio pubblico, serve invece una programmazione più vicina alle realtà locali, anche a quelle più periferiche”.

Quindi il passaggio che riguarda un po’ tutta l’informazione siciliana:

“Il depotenziamento delle strutture Rai in Sicilia – si legge nella mozione – coincide con la sensibile contrazione subita dal servizio radiotelevisivo privato negli ultimi anni nell’Isola e con la scomparsa di decine di testate giornalistiche, alcune delle quali anche ‘storiche’ per anzianità e qualità”. Uno scenario che determina “un’inevitabile riduzione dell’area del confronto e del pluralismo delle idee, consolidando una preoccupante area di disoccupazione professionale dei giornalisti, tecnici, amministrativi e pubblicitari”.

La mozione impegna “il Governo della Regione ad intervenire presso la Direzione centrale della Rai:

a) per esprimere il rammarico del Parlamento regionale, interprete del diffuso malcontento della utenza isolana che paga regolarmente il canone annuo senza ricevere un adeguato corrispettivo nel servizio pubblico radiotelevisivo;

b) per chiedere il potenziamento urgente delle strutture operanti nell’Isola, in termini di personale e di mezzi;

c) per sollecitare l’adeguamento dei palinsesti– anche di quelli nazionali – alle esigenze dettate dalla necessità di raccontare i disagi e le potenzialità della Sicilia, terra drammatica e meravigliosa al tempo stesso, specie nel suo nuovo protagonismo assunto nel panorama internazionale e nel bacino euro-afro-asiatico”.

P.S.

Per quale motivo l’attuale Governo della Sicilia e la maggioranza che lo sostiene, ‘impegnati’ a consentire al Governo nazionale di derubare le risorse finanziarie della Regione, dovrebbero occuparsi dell’informazione?

Anzi, visto che governano da ‘ascari’, il loro interesse è ridurre quanto più è possibile l’informazione, pr fare in modo che i cittadini Siciliani non vengano a sapere gli scippi operati da Roma ai danni

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