Contro la globalizzazione per una Sicilia indipendente dall’Italia e dall’Europa della finanza

Contro la globalizzazione per una Sicilia indipendente dall’Italia e dall’Europa della finanza
20 settembre 2016

Se non vogliamo diventare una colonia al quadrato, noi Siciliani dobbiamo liberarci dall’Italia e da un’Europa che non è certo quella dei popoli. Renzi, le Banche e Confindustria, che spingono per il SI al referendum, hanno stravolto la Costituzione, rendendola prima di tutto incomprensibile, e stanno provando a eliminare le autonomie per poi consegnare una riacquisita centralità statuale ai voleri ultranazionali. Il risultato è che nei supermercati siciliani il 95% delle merci viene dal Continente e dall’estero e che le nostre produzioni, quasi timide e vergognose, occupano i piani più bassi degli scaffali. E giunto il momento di dire No a tutto questo

Dopo che lo spettro del comunismo che si aggirava per l’Europa e il mondo è stato esorcizzato e scacciato nel suo inferno dal capitalismo trionfante, una figura solida, concreta, rocciosa e inflessibile si sta impossessando del mondo, la globalizzazione.

Agisce come una nemesi, un terremoto, un evento naturale cui non si può resistere, mentre è solo un fenomeno umano e che perciò stesso si può contrastare.

La globalizzazione cova un disegno ambizioso e mortale, ridisegnare la mappa geografica del pianeta, ponendo fine ai confini e costruire una fase avanzata dell’homo sapiens sapiens. L’uomo consumatore. Cosicché le funzioni essenziali  si dividono in due, la parte dei produttori e distributori e la parte assegnata d’imperio ai consumatori.

Fantascienza?

Le tappe e la politica di questa nuova “glaciazione” sono l’eliminazione delle identità culturali diverse, l’omologazione dei comportamenti dei consumatori, la diffusione e l’imposizione di linguaggio unico globale che soppianti le lingue nazionali e a maggior ragione quelle regionali.

Lo slancio che il processo di globalizzazione ha ricevuto dalla caduta del muro di Berlino in qua è esponenziale, e le istituzioni comunitarie che non ne hanno saputo o voluto avvertire la pressione e il pericolo  ne sono state travolte. L’Europa dei popoli si è gradualmente, ma irresistibilmente trasformata nell’Europa dei mercati e della finanza.  Anche esse materializzatesi come forze sovrumane e incontrollabili, dotate di una loro vita e di un loro pensiero.

Ovviamente non è così. Siamo di fronte ad una gigantesca operazione liberticida, cui il nostro imbelle Paese non può sottrarsi .

L‘Unione europea si è rivelata per quello che realmente è: un’entità che accorpa i tre motori principali dell’Europa, ossia la Germania, la Francia e l’Alta Italia, quest’ultima, avendo i Savoia scelto dall’Unità ad oggi di non essere a guida di  nazione, ma di un Paese a metà, in posizione subordinata nel contesto europeo e mondiale.

Come strumento della globalizzazione del Mercato e dei Mercati, dal punto di vista politico e democratico la UE si è acconciata a fare parte di un progetto di trasformazione della sovranità dei popoli e delle nazioni verso i centri della finanza mondiale. Le finalità sono chiare e precise: togliere agli Stati la possibilità di legiferare, di disegnare e attuare una propria politica estera, di costruire una propria strategia energetica; e, per contro, di abbassare, o meglio, cancellare le tutele dei lavoratori, rendere il lavoro una risorsa a basso prezzo, ricattabile e facile da sottomettere. E i prodotti che oggi vengono suggeriti, consigliati non tarderà che saranno imposti perché privi di alternativa.

L’Italia di Renzi, quella delle Banche e di Confindustria che spingono per i SI al referendum costituzionale, sta tentando di svolgere scelleratamente il compito affidatole. Ha stravolto la Costituzione, rendendola prima di tutto incomprensibile, quindi ha cercato di eliminare le autonomie per poi consegnare una riacquisita centralità statuale ai voleri ultranazionali.

Ecco l’accanimento del Governo Renzi  nei confronti delle Regioni, e segnatamente nei confronti di quelle a Statuto speciale, la Sicilia in testa, cioè nei confronti di quelle che, avendo a propria difesa garanzie di ordine costituzionale, possono costituire fastidiose sacche di resistenza.

Ecco che Renzi ci colonizza il bilancio, fa eleggere al Parlamento regionale degli schiavi sottomessi e imbelli e guadagna  ogni giorno metri sul terreno della spoliazione e della mortificazione  dei Siciliani.

E’ vera dunque l’affermazione che l’Autonomia è finita? No! E’ vero affermare che l’Autonomia non  c’è mai stata. Ascari e pupi hanno proseguito storicamente nel compito che è stato loro imposto dai quei cattivi maestri che lo hanno svolto prima di loro dall’Unità ad oggi.

Se vogliamo evitare di diventare una colonia al quadrato dobbiamo impegnarci e attrezzarci per cambiare tutto. Per raggiungere l’indipendenza dall’Italia come passaggio necessario per raggiungere l’indipendenza da questa Europa che con due mani si riprende quello che ci dà con una sola.  

E’ vitale per la nostra storia, per la nostra identità, per la difesa reale ed effettiva delle nostre specificità, che si formino  prima nell’Isola e poi nelle istituzioni una maggioranza e un Governo autenticamente indipendentisti che indichino democraticamente ai siciliani la strada per uscire dalla doppia trappola costituita dall’Europa e dall’Italia.

Se non ci inquieta sapere che un piccolo commerciante del Burkina Faso e il grande ipermercato di Londra vendono come bevanda unica la Coca cola, almeno riflettiamo sulla circostanza che nei nostri supermercati già il 95% delle merci viene dal continente e dall’estero e che le nostre produzioni, quasi timide e vergognose, occupano i piani più bassi degli scaffali.

Una produzione che – se potesse dispiegare liberamente, come dobbiamo impegnarci a fare, senza vincoli artificiosi e laccioli imposti da una burocrazia occhiuta – tutte le sue potenzialità sarebbe, a misura della persona, a misura di noi siciliani.

 

 

 

 

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