Sanità, Crocetta confessa di non sapere fare il Presidente della Regione

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Comunicato stampa del governatore che conferma la sua incapacità a rivestire il ruolo che, purtroppo (per noi) occupa da quasi tre anni e mezzo. Dice che i tagli alla sanità li ha voluti il Ministero. Ma la Sicilia, che paga quasi tutta la propria sanità con i soldi dei siciliani, non dovrebbe farsi imporre niente da Roma, soprattutto se si parla di ridurre drasticamente i servizi sanitari per i cittadini

Sui tagli alla sanità regionale la situazione sta sfuggendo di mano ai nostri politicantes maghi dell’ascarismo. Come vi abbiamo detto qui nel dettaglio, le proteste dei cittadini stanno costringendo pure i sindaci collaborazionisti ad alzare la testa: si rischia la rivolta popolare.

Quanto sia incandescente la situazione lo si evince pure da un comunicato stampa fresco fresco di Rosario Crocetta. Che, in buona sostanza, dice che i tagli alla rete ospedaliera sono stati decisi dal Ministero alla Salute e che lui e l’assessore al ramo, Baldo Gucciardi, faranno di tutto per opporsi a questo piano.

Le sue parole precise ve le faremo leggere a breve. Non prima di avere fatto una premessa: con queste parole Crocetta, praticamente, conferma di non sapere fare il Presidente della Regione siciliana.

Perché nessun ministero può imporre tagli alla Sicilia visto che a pagare la sanità siciliana sono i Siciliani. 

Nel dettaglio, su 9.3 miliardi di Euro di spesa sanitaria regionale, lo Stato mette sul piatto solo 2, 2 miliardi. E da almeno un paio di anni ci sono fondatissimi dubbi che non eroghi nemmeno questa parte che gli è dovuta.

Tutto il resto, 7.1 miliardi arriva dalle tasse pagate dai Siciliani. Al di là, dunque, delle competenze statutarie, logica vuole che un Presidente della Regione siciliana capace e al servizio dei Siciliani, non si farebbe imporre da nessuno come spendere i soldi dei siciliani, tanto meno se si tratta di privarli di servizi essenziali come quelli sanitari. 

Ma non è il nostro caso. Così dopo essersi fatto scippare i soldi dei siciliani con i famigerati accordi Stato-Regione, e dopo avere fatto esercizio di lecchinaggio con il Premier venuto in Sicilia per venderci la bufala del Patto per la Sicilia (soldi già nostri del Fondo di sviluppo e coesione e molto meno di quanto ci spetterebbe rispetto ai tributi nostri che intascca Roma, vedi le confessioni di Baccei sui 7 miliardi di Euro l’anno che dovremmo incassare), ora Crocetta, cui qualcuno avrà fatto notare che la protesta dilaga pericolosamente, verga una nota in cui promette battaglia. Contro chi? Contro se stesso?

Ecco le sue parole: “Ho sentito lungamente l’assessore Gucciardi, con il quale condivido le linee per cercare di porre un argine al tentativo troppo facile di razionalizzare la sanità, attraverso processi di depotenziamento di realtà locali che, molto spesso, hanno già subito profondi attacchi e che si vedono privati di servizi essenziali”. Lo dice in una nota il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta.
Da Roma ci si deve rendere conto che quello della Regione siciliana è un territorio in gran parte montuoso, con una rete ferroviaria inesistente nella maggior parte del territorio e con una rete autostradale circoscritta prevalentemente alle tre città metropolitane. Il progetto, dunque, di razionalizzazione deve tenere conto delle distanze reali tra le strutture e soprattutto, non può concentrare soltanto nei tre capoluoghi delle città metropolitane, la maggior parte dei servizi. Ciò porterebbe a un congestionamento delle strutture, creando ulteriori difficoltà all’utenza delle aree metropolitane e disagi notevoli al resto del territorio dell’Isola. Voglio dire con chiarezza – continua il presidente – che l’assessore Gucciardi non ha presentato alcun progetto a Roma, ma che le linee che vengono fuori in questo momento da indiscrezioni di stampa, rappresentano proiezioni delle conseguenze di scelte del Ministero della Salute. In tale contesto, bisogna aprire un confronto chiaro e onesto col governo nazionale, non vogliamo sconti, ma riteniamo inaccettabili le critiche di alcuni esponenti siciliani del governo centrale, che invece di intervenire nei confronti dell’esecutivo nazionale e persino verso esponenti del proprio partito, scaricano sull’assessorato regionale alla Sanità, responsabilità di scelte che non ha fatto.
La presidenza della Regione e l’assessorato alla Salute – aggiunge Crocetta – intendono aprire un confronto con tutti gli assessori, con la coalizione, con il Ministero della Salute e soprattutto con i territori, con i sindaci e con i manager, perchè le linee di azione della sanità non possono essere delle scelte meramente tecnicistiche, ma devono essere il frutto della consultazione democratica. Ci siamo battuti e continuiamo a batterci, in questi anni, contro gli sprechi. Sia i dati degli utili prodotti dalla sanità negli ultimi anni sia la qualità dei livelli essenziali di assistenza, dimostrano che facciamo sul serio. Non possiamo consentire che la razionalizzazione si traduca in tagli di servizi per i cittadini o depotenziamento dei territori. Un esempio per tutti – conclude il presidente – Cefalù o città come Mistretta e Nicosia che in questi anni hanno subito dallo Stato il taglio di Tribunali e carceri e non possiamo consentire che si taglino anche gli ospedali”.

Perché sulla sanità siciliana il Governo Crocetta rischia la rivolta popolare

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