Perché sulla sanità siciliana il Governo Crocetta rischia la rivolta popolare

Perché sulla sanità siciliana il Governo Crocetta rischia la rivolta popolare
13 settembre 2016

Da tre anni e mezzo Rosario Crocetta consente al Governo nazionale di massacrare la Regione siciliana. Finora il gioco gli è riuscito grazie a sindacati felloni e, soprattutto, ai sindaci di centrosinistra che, prendendo in giro i propri elettori, gli reggono il filo. Ma adesso, con i tagli alla sanità, come si dice dalle nostre parti, ‘u babbiu finiu. Perché la gente è veramente incazzata. Potrebbe finalmente essere l’inizio di una protesta sociale di massa. Anche perché i tagli alla sanità non si fermeranno. Al contrario, aumenteranno nei prossimi due anni per volere di Roma  

Persino i sindaci dei Comuni siciliani – in larga parte collaborazionisti del Governo Renzi di professione – stanno iniziando a protestare. In realtà non sono loro a protestare: se dovesse dipendere da loro, si sa, accetterebbero anche i tagli alla sanità. Il fatto è che in ogni cittadina della Sicilia colpita dalla riduzione dei servizi sanitari forniti dagli ospedali – in certi casi assurda: vedi lo sbaraccamento dell’ospedale di Cefalù – stanno nascendo comitati spontanei che contestano i tagli alla sanità. Insomma, per dirla in breve, la protesta sta sfuggendo dalle mani dei sindaci.

Ovviamente, noi facciamo riferimenti ai sindaci di centrosinistra, mettendoci anche dentro i primi cittadini del Nuovo Centrodestra Democratico, partitino che ormai fa parte di questo schieramento politico.

Fino ad oggi questi simpatici sindaci di centrosinistra hanno preso in giro i propri elettori. Là dove i Comuni sono falliti a causa dei tagli del Governo Renzi e del Governo Crocetta non hanno proferito parola. Non hanno spiegato ai cittadini che li hanno eletti che i ‘buchi’ prodotti da Renzi e Crocetta li pagheranno loro – cioè gli stessi cittadini – con un aumento delle tasse e delle imposte locali. Mutu a cu sapi ‘u iuocu, come si usa dire in Sicilia.

Gli stessi sindaci non stanno facendo una mazza per la crisi del grano duro della Sicilia. Eppure non sono pochi i Comuni i cui territori sono interessati dal frumento che quest’anno si vende a un prezzo risibile (14 centesimi di Euro al chilogrammo: per riprendere i costi il grano si dovrebbe vendere almeno a 22-24 centesimi di Euro al chilogrammo).

In effetti, per la crisi dell’agricoltura i sindaci siciliani qualche cosa hanno fatto: un paio di sceneggiate, ovvero finte manifestazioni per far credere di essere accanto agli agricoltori. Con l’assessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracolici, naturalmente del PD, che ha fatto capire che sta lavorando per risolvere i problemi (i suoi, forse: ovvero la sua improbabile candidatura a sindaco di Palermo).

Ma adesso, con i tagli agli ospedali, monta la protesta. A Cefalù, a Noto, a Ribera, a Mazzarino e via continuando.

Nessuno, però, tra gli esponenti del Governo regionale, racconta la verità. E qual è la verità?

La verità è che, quest’anno, la disponibilità finanziaria della sanità italiana era stata fissata in 113 miliardi di Euro ed è stata portata a 111 miliardi di Euro, con un taglio secco di 2 miliardi di Euro.

La verità è che, per il prossimo anno, si prevede un taglio di altri 3-3,5 miliardi di Euro.

La verità è che, nel 2018, si prevede un taglio di altri 5 miliardi di Euro.

In pratica, in tre anni, la sanità italiana dovrebbe subire tagli per 10 miliardi di Euro.

Se il caos di queste ore è il frutto del taglio dei primi 2 miliardi di Euro, cosa succederà il prossimo anno e tra due anni?

Se ne deve dedurre che, tra due anni, chiuderanno direttamente alcuni ospedali?

Cosa sta facendo il Governo Renzi per fronteggiare questa situazione? Nulla di serio.

Ha chiesto a Bruxelles di far indebitare ulteriormente il nostro Paese. Non interventi a sostegno dell’economia italiana, ma altro indebitamento: una follia, se è vero che l’Italia è già indebitata per 2 mila e 300 miliardi di Euro!

In alternativa, il Governo Renzi potrebbe seguire quatto vie:

aumentare la disponibilità del Fondo sanitario nazionale (ma non ci sono i soldi);

aumentare i Ticket (ma scoppierebbe la rivoluzione sociale);

aumentare l’IRAP (ma questo farebbe chiudere una caterva di imprese e il gettito di tale imposta, lungi dall’aumentare, si ridurrebbe);

aumentare l’IVA: che è quello che, con molta probabilità, il Governo Renzi farà (c’è chi non esclude un aumento di due punti!).

E la Sicilia come si colloca in questo scenario? Male, perché è governata da ‘ascari’. La Sicilia governata dal centrosinistra – l’abbiamo visto qualche giorno fa ad Agrigento, in occasione della farsa sui miliardi di Euro del ‘Patto’ con Renzi – è ormai lo scendiletto del Governo nazionale. E’ probabile che i tagli alla sanità, nella nostra Regione, saranno più consistenti rispetto ad altre regioni italiane. E sapete perché?

Semplice: perché al di là della proteste di Catania di qualche giorno fa – represse a colpi di manganello grazie agli ordini impartiti dal Ministro siciliano degli Interni, Angelino Alfano – la Sicilia non si è mai ribellata.

I Siciliani – questa è l’amara verità – si tengono Rosario Crocetta senza dire nulla: E Crocetta continua a massacrare la Regione siciliana e i suoi abitanti.

Questo signore, in combutta con il Parlamento siciliano (‘abitato’ da un altro grande ‘ascaro’: il presidente Giovanni Ardizzone), ha consentito a Roma ti tagliare 10 miliardi di entrate che sono state considerate, con un calcolo in buona parte truffaldino, residui attivi;

ha firmato due ‘Patti scellerati’ con Renzi – uno nel 2014 e uno quest’anno – in base al quale ha regalato risorse finanziarie siciliane al Governo nazionale;

ha massacrato il settore della Formazione professionale;

ha bloccato le politiche attive del lavoro.

E la lista di disastri potrebbe continuare.

Attenzione: tutte queste cose le ha fatte sia perché le organizzazioni sindacali gli hanno retto il gioco, sia perché i cittadini siciliani glielo hanno consentito.

Sulla sanità, però, il gioco potrebbe diventare pesante. Perché i cittadini siciliani potrebbero cominciare a svegliarsi. Non ci sembra che a Cefalù la stiano prendendo bene. E nemmeno negli altri centri della Sicilia.

I sindaci siciliani, in queste ore, fanno finta di essere ‘adirati’: ma lo fanno nell’interesse del Governo Renzi e del Governo Crocetta, non certo nell’interesse dei cittadini che amministrano. La loro, tanto per cambiare, è una sceneggiata.

Ma, lo ribadiamo, il gioco, questa volta, potrebbe andargli male: a loro e a Crocetta.

I fatti di Catania potrebbero essere solo l’inizio. Perché i Siciliani cominciano a capire che il caos che si registra nei Pronto Soccorso e, in generale, negli ospedali, non sono frutto di scelte dei medici e degli infermieri, ma di scelte politiche.

Finora i politici da quattro soldi hanno fatto credere ai cittadini che loro non c’entrano nulla con la mancanza di posti letto negli ospedali siciliani. Ma adesso anche questo gioco è stato ‘sgamato’.

I siciliani hanno già capito che è la politica – il Governo regionale – responsabile dello sfascio della sanità siciliana.

AGGIORNAMENTO: 

Sanità, Crocetta confessa di non sapere fare il Presidente della Regione

 

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