Dopo l’olio d’oliva extra vergine e il grano la UE penalizza anche gli agrumi

Dopo l’olio d’oliva extra vergine e il grano la UE penalizza anche gli agrumi
10 settembre 2016

Un accordo con alcuni Paesi africani – che deve ancora essere ratificato – rischia di mettere in ginocchio l’agrumicoltura europea. Se tale accordo diverrà operativo – e purtroppo tutto lo lascia pensare – la ‘botta’ per l’agrumicoltura siciliana sarà durissima. L’aspetto incredibile è che si consentirebbe l’arrivo di agrumi africani che potrebbero portare nei Paesi del Sud Europa (e quindi anche in Sicilia) malattie delle piante oggi non presenti. E il Governo italiano di Renzi che fa? Non ha difeso l’olio d’oliva italiano, non sta difendendo il grano duro del Sud Italia e, adesso, dirà sì anche a un accordo che rischia di distruggere l’agrumicoltura italiana in generale e siciliana in particolare?

 

Dopo lo sciagurato accordo che ha scaraventato nei mercati dell’Unione Europea oltre 70 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino (che, con molta probabilità, sta già alimentando il mercato illegale: chissà quanto olio d’oliva di qualità scadente viene già imbottigliato e venduto come olio d’oliva extra vergine!), dopo la crisi del grano duro del Sud Italia ‘pilotata’ dal mercato di Chicago per favorire l’export di grani duri canadesi di pessima qualità, arriva il colpo di grazia per l’agricoltura siciliana. In questo caso, ad essere colpita è l’agrumicoltura, coltura che interessa il Sud Europa, Spagna e Mezzogiorno d’Italia in testa. Ancora una volta, dobbiamo ringraziare la solita Unione Europea che privilegia gli agrumi africani rispetto agli agrumi prodotti nel Vecchio Continente.

E’ evidente che, da questo accordo, ci saranno Paesi della Mitteleuropa che ci guadagneranno. A scapito, come già accennato, di alcuni Paesi del Sud Europa. E il Governo Renzi che sta facendo? Non vorremmo che, siccome ad essere colpiti sono gli agrumi siciliani, non muoverà un dito. Su questo vigileremo.

Anche se da questo Governo nazionale di Renzi, fallimentare sotto tutti i punti di vista, non c’è da aspettarsi nulla in favore del Sud Italia. Per Renzi e il suo PD, il Mezzogiorno è un luogo da ‘rapinare’: l’ha fatto strappando 12 miliardi di fondi PAC per pagare le agevolazioni alle imprese del Centro Nord Italia; e lo sta facendo con la squallida sceneggiata del ‘Patto per il Sud’: soldi già delle Regioni del Sud che Renzi ha dimezzato e che sta restituendo come se fosse una novità. Una vergogna!

Il Governo Renzi – tornando all’agricoltura – non ha proferito parola quando il Parlamento Europeo ha votato in favore dell’invasione dell’olio d’oliva tunisino in Europa (per la cronaca, hanno votato in favore del provvedimento i Popolati e i ‘presunti’ socialisti del PSE.

(Quindi PD e Forza Italia hanno votato per penalizzare l’olio d’oliva extra vergine italiano, come potete leggere qui).

Lo stesso Governo Renzi non sta facendo nulla per la crisi del grano duro. E che farà adesso di fronte a un accordo truffaldino che rischia di penalizzare l’agrumicoltura?

“Ancora una volta il comparto agrumicolo pagherà un prezzo altissimo nei rapporti tra UE e Paesi Terzi. Con un ‘conto’ tutto a carico degli Stati del Sud Europa”.

Lo afferma Agrinsieme, il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Aci agroalimentare, in seguito alla recente sottoscrizione dell’accordo di partenariato economico tra l’Unione europea e alcuni Stati dell’area Sud del Continente africano (the SADC EPA State Botswana, Lesotho, Mozambico, Namibia, Repubblica Sudafricana e Swaziland), che dovrebbe essere ratificato nei prossimi giorni.

“Un accordo – prosegue la nota di Agrinsieme – di cui si è discusso poco anche a livello istituzionale, ma che, nell’attuale impostazione, penalizza sicuramente i produttori agrumicoli italiani ed europei. Ad oggi, è già previsto il libero accesso delle arance sudafricane in tutto il territorio dal primo giugno al 15 ottobre”.

L’accordo siglato, mentre estende tale agevolazione a tutti i Paesi firmatari, stabilisce anche una ulteriore dilazione temporale, consentendo l’ingresso di agrumi a condizioni agevolate fino al 30 Novembre, con una riduzione progressiva della tassazione che sarà completamente abolita nel 2025.

Per Agrinsieme, “questo accordo è inaccettabile visti gli effetti negativi che ne deriverebbero a carico del comparto agrumicolo. In primis, a livello economico, a causa della progressiva eliminazione dei dazi in un periodo di sovrapposizione dei calendari di raccolta dei Paesi produttori dell’UE e considerando la dinamica in crescita degli ultimi anni dell’export agrumicolo dai Paesi SADC verso l’Italia e verso l’UE”.

C’è anche un problema di ordine fitosanitario, ovvero di agenti patogeni, oggi non presenti nella nostra agrumicoltura, che potrebbero colpire e distruggere buona parte degli impianti di agrumi europei, compresi quelli siciliani.

“Il territorio con cui è stato siglato l’accordo, infatti – sottolinea la nota di Agrinsieme – è affetto da CBS (Citrus Black Spot), fitopatia non presente in Europa, che potrebbe mettere a rischio l’agrumicoltura europea e nazionale”.

Tutto questo avviene dopo che la Commissione, con la decisione di esecuzione n.715/2016 dell’11 maggio scorso, abbia già previsto un regime di controlli minori sulle importazioni di agrumi destinati alla trasformazione, provenienti da alcuni Paesi tra cui il Sudafrica.

“Il rischio fitosanitario – si legge sempre nella nota di Agrinsieme – non può essere sottovalutato, anche considerando in prospettiva l’effetto Brexit e le sue conseguenze sulle dinamiche commerciali. Il Regno Unito, non avendo produzione agrumicole da tutelare e proteggere, potrebbe aprirsi maggiormente alle importazioni e divenire un pericoloso ponte per il transito delle produzioni extra UE nel territorio dell’Unione”.

Agrinsieme da tempo ha richiamato l’attenzione non solo sul rischio ingresso Black Spot, ma anche sul Greening, temuta avversità per le produzioni agrumicole che potrebbe comprometterne la stessa sopravvivenza. Solo per l’Italia si tratta di circa 150 mila ettari in produzione gestiti da oltre 80 mila imprese per circa 3 milioni di tonnellate di prodotto l’anno: circa 1,2 miliardi di Euro di valore della produzione, pari al 2,4 per cento del valore della produzione agricola nazionale. A livello europeo oltre 500 mila ettari e 10 milioni di tonnellate di prodotto.

“Purtroppo – si legge sempre nella nota di Agrinsieme – la logica complessiva che muove certi accordi a livello europeo è fin troppo chiara e troppo spesso trascura il possibile impatto su filiere strategiche per le economie di alcuni territori. E’ auspicabile che le istituzioni nazionali ed europee trovino il modo per limitare il più possibile le conseguenze di questo accordo su un comparto strategico per i Paesi del Sud Europa”.

“In futuro – ribadisce Agrinsieme – occorrerà tenere ben presenti i principi di precauzione e di reciprocità, ad esempio confrontando gli standard tecnici e le regole di produzione autorizzate nei vari Paesi (in termini di prodotti e mezzi tecnici consentiti), spesso squilibrate a danno dei nostri Paesi”.

“Come per il TTIP, sarebbe auspicabile analoga attenzione ai princìpi e agli standard sanitari e fitosanitari europei -conclude Agrinsieme- che non possono essere messi in discussione da una politica commerciale comunitaria che troppo spesso trascura questi fondamentali aspetti essenziali anche per la vitalità economiche di alcuni comparti e territori”.

P.S.

 

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