Basta con uno Stato italiano che ci umilia, la Sicilia ai Siciliani!

Basta con uno Stato italiano che ci umilia, la Sicilia ai Siciliani!
2 settembre 2016

Il dualismo dell’Italia tra Nord e Sud – che risale agli anni dell’unificazione – non si è ridotto, ma è aumentato. Lo Stato italiano è stato voluto e costruito dalla massoneria internazionale, tramite l’invasione degli Stati preesistenti. Le stesse ragioni per cui è nato, stanno portando lo Stato italiano alla dissoluzione. Oggi, chi governa l’Italia, lo fa per conto della finanza internazionale. In questo scenario la Sicilia deve ritrovare il nostro spirito identitario, prendere le distanze dallo Stato unitario e costruire un futuro su basi totalmente diverse

Ricordo ancora una volta la celebre e vituperata frase di Metternich:

”L’Italia è soltanto un’espressione geografica”.

Quando a scuola i ragazzi la leggono o la sentono pronunciare dai loro professori di storia, sono “nell’età illusa”, l’età manichea in cui c’è chi ha soltanto torto ed è cattivo, e c’è chi ha sempre ragione ed è buono. Metternich fu ed è uno dei cattivi della storia d’Italia per come ci venne e ci viene ancora propinata.

Purtroppo, solo una minoranza di quei ragazzi approfondisce gli studi di storia e si accorge che c’è in realtà “un alto gatto”, per dirla con il canarino Titti. Per gli altri, e sono i più, quelli che prendono altre strade nella vita, Metternich resta un cattivo e la storia resta quella imparata sui banchi di scuola.

Oggi, però, dopo 150 di Unità, anche chi non ha approfondito la “storia patria”, ma è in buona fede, non può non  convenire con lo statista austriaco.

La nazione italiana è un’invenzione, rappresentata soltanto a livello teorico, per quanto concerne la sua unificazione territoriale e a livello burocratico per quanto attiene alla sua formazione statuale.

Se così non fosse, “la dislocazione dualistica” all’italiana della sua economia, della sua formazione culturale, del suo sentimento sociale, tra Nord e Sud, lungi dall’incancrenirsi durante la monarchia, come invece è stato, avrebbe dovuto essere colmata.

La Repubblica italiana, purtroppo, nacque senza avere cancellato le sue marce radici, che erano insite nel regno sabaudo, uno Stato costruito dalla massoneria internazionale e dai poteri bancari, tramite l’invasione degli Stati preesistenti.

Le stesse ragioni per cui è nato, stanno portando lo Stato italiano verso la dissoluzione, ragioni che possono sintetizzarsi nella funzione di servizio agli interessi della finanza internazionale.

“Così come le sue basi furono poste dalla massoneria inglese e piemontese, così oggi quegli stessi poteri forti stanno lavorando alla distruzione di ogni autonomia politica statuale”, e non si fermeranno fino a quando gli Stati non saranno ridotti a dei gusci vuoti di poteri e pieni di consumatori ignari e passivi.

C’è per noi siciliani una via di salvezza? E  se c’è, qual è?

Noi siciliani dobbiamo ritrovare il nostro spirito identitario, prendere le distanze dallo Stato unitario, e costruire un futuro su basi totalmente diverse.

Per prima cosa dobbiamo respingere e denunciare con forza la religione artificiale che ha costruito e mantenuto in vita lo Stato italiano  nei  suoi 150 anni passati; dobbiamo demolire una volta per tutte la creazione  della mitologia ufficiale (quella dell’epica e dell’epopea risorgimentale, riportandola  alla sua reale dimensione di guerra sanguinosa di conquista).

Dobbiamo contrastare e soppiantare l’apparato paraliturgico che ci soffoca di simboli menzogneri: il tricolore, l’inno, la celebrazione degli eroi.

Dobbiamo astenerci e contestare un calendario di solennità civili strumentali e false.

(Un esercizio assai istruttivo, per esempio, sarebbe quello di cambiare un  giorno in tutta la Sicilia la denominazione delle  strade intitolate a Nino Bixio con quella di “via dei Martiri di Bronte”, i siciliani  trucidati da lui personalmente o su suo  ordine, e così via).

Noi dobbiamo ispirarci e rifondare la nostra Sicilia su principi etici e spirituali, prima che sociali ed economici, quelli che ci derivano dalla nostra consapevolezza identitaria, ricordando tutti che il tempo nel quale venne dato il nome alla nostra terra è immemorabile.  

E che da allora chi abita “la bella Trinacria //che caliga dal Passero al Peloro”  è  siciliano.

 

 

 

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