Prosegue in Sicilia la ‘guerra’ per il controllo delle Camere di Commercio (e degli aeroporti) della Sicilia

Prosegue in Sicilia la ‘guerra’ per il controllo delle Camere di Commercio (e degli aeroporti) della Sicilia
11 agosto 2016

Botta e risposta tra Confcommercio e Confesercenti Palermo dopo che gli uffici dell’assessorato regionale alle Attività produttive hanno ‘corretto’ la spartizione delle poltrone. Ma, al di là di questa vicenda, è interessante osservare quello che sta succedendo in tutta l’Isola. In ballo ci sono soldi e potere all’ombra di tre aeroporti siciliani: Fontanarossa, ‘Falcone-Borsellini’ e Comiso. Vi raccontiamo perché il Governo Renzi ha imposto Leoluca Orlando e Enzo Bianco ai vertici delle Città Metropolitane di Palermo e Catania

Non c’è pace per le Camere di Commercio della Sicilia, oggetto di ‘guerre’, ora nascoste, ora palesi. Ovviamente, ‘guerre’ per controllarle. E, di conseguenza, per controllare quello che le Camere di Commercio controllano, almeno in parte (per esempio, gli aeroporti dell’Isola). E poi i posti di sottogoverno, sempre molto ambiti: Porti, Interporti e via ‘poltroneggiando’.

In queste ore si registra un comunicato diramato dai vertici di Confcommercio Palermo:

“L’assessorato regionale alle Attività produttive, attraverso un decreto – si legge nel comunicato – ha assegnato un ulteriore seggio a Confcommercio Palermo in vista della formazione del Consiglio camerale che andrà ad eleggere il presidente della Camera di Commercio di Palermo ed Enna. Nel precedente decreto, il seggio in più era stato erroneamente assegnato a Confesercenti. Ma in seguito ad una precisa segnalazione da parte di Confcommercio Palermo, l’assessorato regionale Attività produttive ha riconosciuto l’errore di calcolo commesso. Il seggio è stato, quindi, attribuito a Confcommercio Palermo”.

Per la cronaca, oggi, in Sicilia, le Camere di Commercio sono quattro: Palermo-Enna, Catania-Siracusa-Ragusa, Caltanissetta-Trapani-Agrigento e Messina, rimasta sola soletta (provincia troppo massonica? Boh…). L’accorpamento è stato effettuato all’insegna del ‘risparmio’.

In questo comunicato di Confcommercio si parla del futuro della Camera di Commercio Palermo-Enna.

“Confcommercio Palermo – prosegue il comunicato – che va avanti oggi da sola a seguito dello scioglimento dell’apparentamento con le altre sigle del commercio e dell’artigianato, conquista dunque un altro seggio sul commercio con 7 consiglieri su 8 seggi disponibili. A Confesercenti va un solo seggio e nessun seggio alle altre sigle. Confcommercio Palermo mantiene poi 2 seggi nel turismo, 1 nell’industria, 1 nei trasporti e 2 sui servizi alle imprese, confermandosi così la prima forza associativa imprenditoriale della provincia di Palermo”.

“Nonostante tutti gli ostacoli che ci sono stati frapposti in questi mesi – afferma Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo – questo di oggi è un ulteriore risultato che ci fa andare avanti con serenità e fiducia nel nostro percorso di legalità e trasparenza per riuscire ad ottenere un risultato che prima di tutto riconosca il principio di legittimità, che da sempre è il nostro primo obiettivo. Tra l’altro, nei prossimi giorni il consiglio dei ministri si occuperà del testo che attua la riforma della pubblica amministrazione e che contiene anche il provvedimento sulla riforma delle Camere di Commercio: passeranno da 105 a 60 e sono previsti incarichi gratuiti per presidenti e consiglieri e una diminuzione dei tagli dei dipendenti così come erano stati previsti”.

Non manca la replica di Mario Attinasi, presidente di Confesercenti Palermo:

“Il nuovo decreto dell’assessorato regionale alle Attività produttive sulla composizione degli organi della Camera di Commercio di Palermo ed Enna presenta macroscopici errori evidentemente indotti da una mancanza di adeguati controlli sul numero degli associati per singole associazioni. Al di là del seggio che viene tolto a Confesercenti Palermo in favore di Confcommercio Palermo, in seguito alla richiesta di accesso agli atti che abbiamo fatto di recente alla Camera di Commercio, se emergeranno incongruenze ed errori prenderemo seriamente in esame l’ipotesi di presentare ricorso. Il rispetto della legalità è da sempre, per la nostra associazione, un principio irrinunciabile, così come lo è la gratuità degli incarichi svolti presso le Camere di Commercio. Ed è proprio in nome della legalità che chiederemo di correggere eventuali  storture, non per una guerra di poltrone, ma per il semplice rispetto delle regole”.

Ci si chiede come sia possibile che negli uffici dell’assessorato regionale alle Attività produttive abbiano potuto sbagliare nell’assegnare i seggi. Con molta probabilità, prima di pensare a possibili ‘dietrologie’, va messa nel conto la difficoltà che sta a monte nel calcolo per l’attribuzione dei seggi.

Nel calcolo bisogna tenere conto del numero delle imprese (possibilmente vere imprese) iscritte in ogni organizzazione, il tipo di imprese (se grandi o piccole), il numero dei dipendenti, l’iscrizione e i pagamenti (e qui si aprirebbe un intero capitolo che darebbe la stura a polemiche infinite), il valore aggiunto prodotto.

Insomma, calcoli non sempre facili: tant’è vero che i funzionari che si occupano di tale materia sono già stati cambiati un paio di volte.

Tutto questo porta alla gestione del potere: che interessa sia la politica, sia il mondo imprenditoriale che vive abbarbicato ad importanti società (le più importanti, in questa fase storica, sono le società aeroportuali della Sicilia).

La ‘guerra’ per il controllo delle Camere di Commercio si lega alle polemiche che hanno accompagnato le tre Città Metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Come si ricorderà, il Parlamento siciliano non avrebbe voluto assegnare, automaticamente, il controllo delle Province di Palermo e di Catania a rispettivi sindaci di queste due città, Leoluca Orlando e Enzo Bianco.

Ma il Governo Renzi – che con l’abolizione dell’Ufficio del Commissario dello Stato per la Regione siciliana impugna le leggi del Parlamento dell’Isola non per questioni di costituzionalità, ma per questioni politiche, spesso di bassa lega – ha impugnato per ben due volte la legge regionale sulla riforma delle ex Province. E l’ha fatto con il chiaro intento di imporre all’Assemblea regionale siciliana, di prepotenza, la propria volontà.

Alla fine la linea di Renzi è passata per precise responsabilità politiche del presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, e del presidente della Regione, Rosario Crocetta. Entrambi si sono adeguati ai voleri romani.

Il primo – Ardizzone – avrebbe potuto e dovuto difendere le prerogative del Parlamento siciliano, dichiarando inammissibile la norma imposta da Roma. Il secondo – Crocetta – davanti alla prima impugnativa del Governo nazionale, avrebbe dovuto opporsi, chiedendo il giudizio della Corte Costituzionale.

Invece né Ardizzone, né Crocetta hanno avuto il coraggio di opporsi a Renzi. Si sa: se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare…

Così Orlando è diventato sindaco metropolitano di Palermo, acquisendo il controllo della ex Provincia di Palermo (nel caso dell’aeroporto ‘Falcone-Borsellino’, ha acquisito il controllo del 40% delle azioni della GESAP, la società che gestisce l’aeroporto del capoluogo siciliano, che si aggiunge al 30% circa del pacchetto azionario controllato già dal Comune).

Bianco, diventando il sindaco metropolitano di Catania, ha acquisito il controllo del 12,5% delle azioni della SAC che facevano capo all’ex Provincia etnea (la SAC è la società che gestisce l’aeroporto Fontanarossa di Catania).

I nostri lettori, adesso, avranno chiaro il perché Renzi ha imposto la norma nazionale al Parlamento siciliano: perché due esponenti a lui vicino – Orlando e Bianco – controllano oggi i due più importanti aeroporti della Sicilia.

Come potete notare, il Governo Renzi ha esteso il suo potere sugli aeroporti siciliani utilizzando le ex Province. ma non si è occupato – ad esempio – di pagare le retribuzioni ai 6 mila e 500 dipendenti delle ex nove Province siciliane.

A Catania gli effetti dell’arrivo del sindaco metropolitano Bianco tra i soci della SAC si sono fatti sentire (a differenza del Comune di Palermo, che detiene il 30% circa delle azioni della GESAP, il Comune di Catania non fa parte dei soci della SAC).

Di recente è stato nominato il nuovo Consiglio di amministrazione della SAC. Con Daniela Baglieri nel ruolo di presidente), Ornella Laneri nel ruolo di amministratore delegato); più tre consiglieri di amministrazione: Gaetano Collura per l’IRSAP (il ‘carrozzone’ che ha preso il posto dei Consorzi ASI), Ettore Di Salvo per la Città metropolitana di Catania e Giovanni Vinci per il Libero Consorzio Siracusa.

Ovviamente, nella partita rientra anche il controllo dell’aeroporto di Comiso (ricordiamo di Catania, Siracusa e Ragusa sono oggi un’unica realtà camerale).

Da notare che, allo stato attuale dei fatti, non funzionano né le Città Metropolitane di Palermo, Catania e Messina che hanno preso il posto delle ex Province di Palermo, Catania e Messina, né i Consorzi di Comuni che hanno preso il posto delle altre sei ex Province dell’Isola. Non funzionano perché non danno servizi ai cittadini (basti pensare all’abbandono della viabilità provinciale).

Ma funzionano per ‘produrre’ poltrone a politici e amici dei politici.

I soldi per la manutenzione delle strade provinciali non ci sono; e non ci sono nemmeno i soldi per gli studenti disabili; e nemmeno i soldi per la manutenzione degli edifici dove hanno sede i Licei e, in generale, le scuole superiori.

Però i soldi per retribuire i titolari di queste poltrone ci sono, eccome se ci sono!

P.S.

Ah, dimenticavamo: nella guerra per gli aeroporti hanno messo in fuori gioco Confindustria Sicilia. O meglio, i ‘trioscuri’ di Confindustria Sicilia…

Foto tratta da blogsicilia

 

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