Ars/ Sulla mancata decadenza del deputato Francesco Riggio i ‘califfi’ di Sala d’Ercole difendono se stessi?

Ars/ Sulla mancata decadenza del deputato Francesco Riggio i ‘califfi’ di Sala d’Ercole difendono se stessi?
27 luglio 2016

E’ la tesi degli avvocati di Pino Apprendi, che ieri hanno tenuto una conferenza stampa. Apprendi dovrebbe prendere il posto del parlamentare Francesco Riggio, condannato lo scorso gennaio dalla Corte dei Conti. Ma, a quanto pare, il Parlamento siciliano si rifiuta di applicare una legge che manderebbe a casa altri deputati, impedendo anche la ricandidatura a parlamentari uscenti. La storia di un grande inghippo

Ragazzi, una novità fresca fresca: a quanto pare i ‘califfi’ dell’Assemblea regionale siciliana – con in testa il presidente, Giovanni Ardizzone – che si sono stretti attorno al deputato Francesco Riggio, bloccando la sua decadenza da Sala d’Ercole dopo che la Corte dei Conti gli ha appioppato una condanna per danno erariale pari a 3 milioni e 700 mila Euro circa, non starebbero difendendo lo stesso Riggio, ma se stessi! Si è scoperto, infatti, che una legge nazionale (il Decreto legislativo n. 267 del 2000: per la cronaca, il Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), che dovrebbe trovare applicazione anche in Sicilia, non viene applicata. E perché non viene applicata? Perché ai ‘califfi’ dell’Assemblea regionale siciliana non gli piace.

Possibile? Possibile. Questa legge, a quanto pare, per molti deputati dell’Ars risulterebbe, come si dice dalle nostre parti, ‘acitigna’. In parole semplici, se venisse applicata per Riggio, dovrebbe essere applicata per altri deputati in carica: con effetti non ancora del tutto chiari. Ci potrebbero essere altre decadenze e, soprattutto, alcuni deputati regionali non potrebbero ricandidarsi alle prossime elezioni.

Insomma non si possono escludere sorprese dietro la mancata dichiarazione di decadenza, da parte dell’Ars, dell’onorevole Francesco Riggio. Tema affrontato ieri, a Palermo, nel corso di una conferenza stampa tenuta da Pino Apprendi, che nel caso in cui Riggio dovesse essere dichiarato decaduto dovrebbe prendere il suo posto.

Apprendi è passato all’attacco e ieri, alla conferenza stampa, si è presentato con tre agguerriti avvocati, che hanno annunciato battaglia sul piano amministrativo e penale.

Gli avvocati sono Stefano Giordano, penalista, e Francesco Leone e Simona Fell. Proviamo a riassumere la vicenda con parole semplici, senza entrare nei tecnicismi.

Pino Apprendi, figura storica della sinistra post comunista di Palermo e provincia, era parlamentare dell’Ars uscente nella passata legislatura. Abituato a ragionare con la propria testa, Apprendi, com’è nel suo stile, non ha guardato in faccia nessuno. Nemmeno gli inciuci che i suoi compagni di partito, nella passata legislatura, hanno imbastito con il Governo regionale di Raffaele Lombardo.

Non solo. Da deputato dell’Ars Pino Apprendi ha anche difeso i lavoratori: cosa, questa, che andava bene ai tempi del Pci, ma non ai tempi di Renzi e del renzismo.

Morale: alle elezioni regionali del 2012 i ‘capi’ del PD gli hanno presentato il conto e Apprendi non è stato eletto. E’ risultato eletto Fabrizio Ferrandelli che, dopo aver girato tre o quattro schieramenti politici, quattro anni fa era approdato nel Partito Democratico.

Lo scorso anno Ferrandelli – forse pensando che il Parlamento siciliano era alla frutta – si è dimesso da deputato. Il suo posto doveva andare a Davide Faraone, che nel frattempo è stato eletto al Parlamento nazionale (e vedi che mangi…). Così è toccato a Riggio prendere il posto di Ferrandelli.

Solo che Riggio – come già ricordato – nel Gennaio di quest’anno si è beccato una condanna dalla Corte dei Conti. Dovrebbe pagare circa 3 milioni e 700 mila Euro. La vicenda nella quale Riggio è infognato è quella del Ciapi, l’ente di formazione della Regione dove negli anni passati ne sono successe di tutti i colori.

Sul piano penale la vicenda Ciapi sembra giù di tono. Mentre i giudici contabili sono andati avanti come rulli compressori, come dimostra la condanna di Riggio.

Dopo la condanna di Riggio, Apprendi pensava di andare a prendere il suo posto all’Ars. Ma la commissione verifica di poteri del Parlamento siciliano ha deciso che Riggio può restare dov’è.

“Una vicenda che mi ha amareggiato – ha detto ieri Apprendi -. Sono sdegnato dall’atteggiamento di autoconservazione della classe politica”.

Apprendi ha accusato il Parlamento siciliano di “atteggiamento pilatesco”. In realtà, come ieri hanno dimostrato, carte alla mano, i suoi legali, in questa storia c’è molto di più: c’è una politica siciliana che, quando gli conviene, applica le leggi nazionali (è successo con la riforma delle Province: pur avendo potestà esclusiva sugli enti locali, la presidenza del Parlamento siciliano ha preferito recepire – a quanto pare sulla base di un ricatto politico – la legge nazionale che porta il nome dell’attuale Ministro, Graziano Delrio); nel caso del già citato Decreto legislativo n. 267 del 2000, lo stessa Parlamento dell’Isola ha deciso di non applicarlo.

Insomma, due pesi e due misure, a seconda della convenienza: il modo peggiore per difendere le prerogative autonomistiche: prerogative autonomistiche che hanno senso e sostanza sui grandi principi giuridici, non certo per difendere i condannati che dovrebbero andare a casa.

Su questo punto i legali di Apprendi sono stati chiarissimi nel segnalare la situazione di “incompatibilità con mantenimento della carica nel caso in cui, con sentenza passata in giudicato, il soggetto in questione – in questo caso l’onorevole Riggio – “sia stato dichiarato responsabile nei confronti dell’ente di appartenenza, ovvero di istituti o aziende da esso dipendenti o vigilati, e non abbia estinto il debito”.

Secondo i legali di Apprendi questo è proprio il caso di Riggio, visto che il Ciapi è un ente vigilato dalla Regione. Seconso i legali, Riggio dovrebbe essere dichiarato decaduto (per inciso, sui debiti non pagati, applicando questa legge, alcuni attuali deputati dell’Ars rischiano di non potere essere ricandidati).

Insomma, non è detto che, stavolta, la politica dell’autoconservazione, come la definisce Apprendi, ne esca bene. L’avvocato Giordano ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo. E se un penalista si muove, è chiaro che ci sono profili penali. Si muovono anche i già citati avvocati Leone e Simona Fell. In questa storia, che adesso si complica, c’è da giurarci, ne vedremo delle belle.

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