La beffa del barcone recuperato: niente soldi ai medici per l’identificazione dei cadaveri

La beffa del barcone recuperato: niente soldi ai medici per l’identificazione dei cadaveri
12 luglio 2016

L’Italietta dei Pulcinella colpisce ancora. Dopo avere sfoggiato buonismo e umanità, ora non si pagano i medici addetti al recupero dei cadaveri del barcone affondato nel 2015 e recuperato qualche settimana fa..

Questo è proprio il Paese di Pulcinella. L’ennesima conferma arriva dalla beffa del barcone affondato il 18 Aprile del 2015 e recuperato qualche settimana fa che adesso si trova in una struttura refrigerata ad Augusta con il suo carico di morti. Finora ne sono stati recuperati circa 200, si tratta perlopiù di resti. Il recupero di questo barcone è stato presentato al mondo intero come un gesto di grande umanità da parte dell’Italia che si impegnava a identificare quel che resta di quei poveri corpi per restituirli alle famiglie.

Ebbene, come era ampiamente prevedibile, si trattava dell’ennesima pulcinellata di un Governo che vive di annunci e propaganda. Si scopre, infatti, che il conto di questa ‘grande umanità’ viene presentato ai medici legali e ai tecnici di laboratorio che si stanno occupando di questi cadaveri e che come rivela Franco Viviano su Repubblica, non hanno visto il becco di un quattrino.

Devono pagarsi i viaggi (molti arrivano da fuori), il vitto e l’alloggio e hanno dovuto pure comprare con soldi loro qualche attrezzatura. Per loro non è stato previsto nemmeno un luogo dove cambiarsi, lo fanno in macchina.

Paolo Procaccianti, direttore dell’istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo che collabora con Cristina Cattaneo dell’istituto di medicina legale di Milano (istituto Labanof), la coordinatrice del team impegnato in questa grande scommessa,conferma: “Ho raccolto – leggiamo nell’articolo di Repubblica –  lo sfogo dei miei colleghi che operano in condizioni difficili, sia per i cadaveri che si trovano in un particolare stato sia per le condizioni di trattamento che ricevono. I colleghi stanno affrontando enormi sacrifici e continueranno a farlo, sacrificando tempo sottratto alla famiglia per una missione umanitaria e scientifica importante, ma non si può consentire che debbano sobbarcarsi le spese minime per potere lavorare. Non abbiamo e non vogliamo indennità di missione o di trasferta, i miei colleghi e quelli di altre università italiane hanno accettato di svolgere questo compito gratuitamente, un lavoro che continuerà anche a luglio e agosto. Però almeno i rimborsi…”.

Per non parlare degli annunciati esami del DNA necessari al riconoscimento dei cadaveri: sono costosissimi e neanche per questo si vede un euro.

Insomma, siamo come sempre alla farsa. La stessa che si ripete nella propaganda buonista di sempre. Quella dell’accoglienza, in primis. Il Governo si fa bello col mondo intero parlando di una Italia che accoglie tutti, peccato che poi scarica sugli enti locali molti costi: dalla primissima accoglienza, all’assistenza sanitaria, fino alla controversa questione dei minori non accompagnati.

L’Italietta dei Pulcinella è buona. Tanto poi, il conto del buonismo lo paghiamo noi…

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