Politiche del lavoro/ E’ ufficiale: Governo Crocetta e Ars hanno preso in giro mille e 400 persone

Politiche del lavoro/ E’ ufficiale: Governo Crocetta e Ars hanno preso in giro mille e 400 persone
25 giugno 2016

Questo blog l’aveva scritto subito dopo l’approvazione di una norma, da parte della commissione Bilancio e Finanze che si è prestata a questa burla. Poi è arrivato il sì dell’Aula. E poi è arrivato il nulla mescolato col niente. A certificarlo ufficialmente, adesso, è un’interpellanza presentata dai parlamentari dell’Ars della Lista Musumeci

In Sicilia funzionano le politiche del lavoro? La domanda sorge spontanea leggendo un’interpellanza presentata da tre parlamentari dell’opposizione all’Ars: Nello Musumeci, Santi Formica e Gino Ioppolo. 

“Il Governo regionale – scrivono i tre deputati di Sala d’Ercole – adotti, in tempi brevissimi, tutti i provvedimenti attuativi contenenti le modalità, i criteri e la tempistica dovuta, per garantire e salvaguardare economicamente e giuridicamente i lavoratori indicati nell’articolo 13 della legge ex ddl 1133/1155 A Stralcio I, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 24 maggio 2016”.

Nell’interpellanza, naturalmente rivolta al Governo della Regione, i parlamentari chiedono “di individuare la copertura finanziaria da destinare a questi lavoratori, per assicurare loro la continuità lavorativa e retributiva mensile”.

I lavoratori in questione sono, soprattutto, i cosiddetti ex sportellisti, cioè i dipendenti degli ex Sportelli multifunzionali licenziati dal Governo regionale di Raffaele Lombardo e tenuti a ‘bagno-maria’ dall’attuale Governo di Rosario Crocetta e dai parlamentari dell’Ars di centrosinistra.

Nei mesi scorsi il Parlamento siciliano ha approvato una norma che avrebbe dovuto consentire a questo personale (circa mille e 400 soggetti) di tornare al lavoro. Questo blog ha scritto subito che si trattava di una presa per i fondelli (come potete leggere qui).

I fatti ci stanno dando ragione. Una certificazione della presa in giro che arriva, per l’appunto, anche dalla citata interpellanza dei parlamentari dell’Ars della Lista Musumeci:

“Il Decreto Legislativo n. 150, del 14 settembre 2015 – si legge infatti nell’interpellanza – impone di assicurare i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep). Fra questi vi sono l’orientamento, sia di primo che di secondo livello, nonché l’orientamento finalizzato all’autoimpiego e le misure di accompagnamento al lavoro”.

“Gli articoli 22 e seguenti, del medesimo Decreto Legislativo- si legge sempre nell’interpellanza – fissano le regole inderogabili, in virtù delle quali i lavoratori possono beneficiare degli ammortizzatori sociali e, più in generale, delle iniziative di sostegno al reddito. Tali regole, la cui violazione è sanzionata con la perdita dei benefici (indennità, assegno, etc), prendono il nome di ‘condizionalità’ e al loro interno vi è proprio l’implementazione dei servizi per l’impiego, il cui mancato potenziamento viene ritenuto preclusivo ai fini dell’accesso ai finanziamenti comunitari”.

“Con l’art. 13 della legge ex ddl 1133/1155 A Stralcio I – Disposizioni stralciato/A – prosegue il testo dell’atto ispettivo – si intende dare attuazione al decreto legislativo 14 settembre 2015 n. 150, per assicurare i livelli essenziali di prestazioni in materia di servizi e politiche attive e passive del lavoro. Nello stesso articolo 13, tuttavia, non si evincono né le modalità, né i criteri da adottare per i lavoratori di cui all’art. 12 della legge regionale n. 24 del 2000 e neanche la tempistica nell’attuare l’iter amministrativo per porre in essere quanto sancito dallo stesso art. 13, che dunque, ad un’attenta lettura, appare privo dei punti essenziali e necessari che vadano oltre alla mera individuazione dei lavoratori”.

“Erogare i Livelli essenziali per l’impiego (Lep) e attuare la riforma – conclude Musumeci – sono condizioni improrogabili per garantire l’accesso ai fondi SIE e inoltre, in assenza di strutture idoneamente potenziate, questi sarebbero soggetti a disimpegno automatico, con ovvie ricadute negative per la Sicilia”.

Insomma, dopo l’approvazione della norma da parte dell’Ars è tutto fermo. Nessun atto amministrativo è stato fatto dopo l’approvazione della norma, neppure l’elenco che doveva essere prodotto entro 30 giorni dalla pubblicazione della legge. Una presa in giro su tutta la linea.

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