La fine dell’Autonomia/ Crocetta e il PD li conosciamo: e di lei, presidente Ardizzone, ne vogliamo parlare?

La fine dell’Autonomia/ Crocetta e il PD li conosciamo: e di lei, presidente Ardizzone, ne vogliamo parlare?
24 giugno 2016

Renzi, il PD siciliano e Crocetta ormai li conosciamo bene: sono quelli che sono: nemici giurati di 5 milioni di Siciliani. E di lei, presidente del Parlamento dell’Isola, onorevole Giovanni Ardizzone, ne vogliamo parlare? Pensa di essere diverso da loro? Le dimostriamo perché le passerà alla storia come il becchino dell’Autonomia finanziaria della Regione siciliana

Ricapitoliamo. Il Governo Renzi, nel Dicembre dello scorso anno, eroga alla Regione siciliana 900 milioni di Euro. Ben poca cosa rispetto alle somme che trattiene dalle entrate che spettano alla stessa Regione in violazione dello Statuto.

L’assessore regionale all’Economia, Alessandro Baccei, in Aula, afferma che a questi 900 milioni di Euro si sommeranno altri 500 milioni di Euro che arriveranno subito dopo l’approvazione della manovra economica e finanziaria da parte del Parlamento siciliano.

Sia i 900 milioni di Euro arrivati nelle ‘casse’ della Regione lo scorso Dicembre, sia gli ulteriori 500 vengono presentati come erogazioni dello Stato.

Il Governo Renzi avrebbe dovuto erogare i 500 milioni di Euro a fine Febbraio. Di questi soldi si saprà qualcosa solo in questi giorni, cioè nella terza decade di Giugno.

Prima i tecnici dell’assessorato all’Economia ci hanno spiegato che a Roma sarebbe stato raggiunto un accordo. Lo Stato riconosce, finalmente, alla Regione una quota dell’IRPEF a valere sull’articolo 36 dello Statuto. I ‘numeri’ dell’accordo sarebbero i seguenti:

per quest’anno lo Stato riconosce alla Regione siciliana un miliardo e 400 milioni di Euro a titolo di IRPEF a valere sull’articolo 36 dello Statuto: sono i 900 milioni erogati nel Dicembre scorso e i 500 che dovrebbero ancora arrivare;

per il 2017 lo Stato riconosce alla Regione siciliana sempre un miliardo e 400 milioni di Euro e sempre a titolo di IRPEF a valere sull’articolo 36 dello Statuto;

dal 2018 in poi l’erogazione dello Stato alla Regione, sempre a titolo di IRPEF a valere sull’articolo 36 dello Statuto, si attesterà su un miliardo e 800 milioni di Euro all’anno.

Sembra un buon accordo. Ma arriva la prima sorpresa: il miliardo e 400 milioni di Euro di quest’anno, o meglio, la tranche di 500 milioni di Euro che ancora non è arrivata nella ‘casse’ della Regione fa parte di un nuovo ‘Patto’ siglato tra il Governo Renzi e il presidente della Regione, Rosario Crocetta.

Crocetta non è nuovo a firmare questi ‘Patti scellerati’. Ne ha firmato uno nel Giugno del 2014, rinunciando agli effetti di ricorsi vinti dalla Regione in Corte Costituzionale. Tema: la finanza regionale e i rapporti con lo Stato. Un accordo che ha fatto perdere alla Regione (cioè a 5 milioni di Siciliani) oltre 5 miliardi di Euro.

Nei giorni scorsi – siamo sempre a Giugno, mese ‘magico’ per Crocetta – il presidente della Regione ha firmato un secondo ‘Patto’ con Renzi. Nel quale, in cambio di 500 milioni di Euro, accolla alla Sicilia una serie di pesanti penalizzazioni e, incredibilmente, rinuncia ai contenziosi con lo Stato che vanno dal 2014 al 2016 (rinuncia, in pratica, a nome di 5 milioni di Siciliani, ad altri soldi che lo Stato deve alla Regione siciliana!).

Se ne volete sapere di più di questa nuova vergogna firmata da Crocetta potete leggere i seguenti articoli:

questo articolo  

e questo articolo

Non è finita. Due giorni fa i parlamentari regionali del Movimento 5 Stelle hanno diramato un comunicato nel quale si racconta un fatto gravissimo (che potete leggere qui):

i già citati 900 milioni di Euro che il Governo Renzi ha erogato alla Regione lo scorso Dicembre e che l’assessore Baccei, il presidente Crocetta e il sottosegretario Davide Faraone hanno sempre indicato come un contributo dello Stato poi trasformato in una quota di IRPEF a valere sull’articolo 36 dello Statuto sono, in realtà, un prestito.

Scrivono i grillini nel comunicato:

“Il comma 689 delle legge 208/2015 prevede che il contributo di 900 milioni attribuito alla Regione siciliana sia restituito con accantonamenti crescenti di 9,9 milioni per il 2016, 14,8 milioni per il 2017, 18,2 milioni per il 2018 e 21,2 milioni di Euro a decorrere dal 2019. Quella che il governo Crocetta, Faraone e il PD hanno spacciato per una grande vittoria – dice il deputato regionale del Movimento 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri – in realtà è l’ennesimo bluff di questo Governo, con ricadute sanguinose sulla pelle dei siciliani”.

Contrariamente a quello che hanno detto il presidente Crocetta, l’assessore Baccei, il sottosegretario Davide Faraone e altri esponenti del PD, i 900 milioni di Euro erogati alla Regione dal Governo Renzi non sono un contributo, ma un prestito! Soldi che gli ignari Siciliani restituiranno a sangue di papa, come si usa dire dalle nostre parti.

Morale: Crocetta, Baccei e Faraone hanno raccontato bugie!

Non non siamo colpiti dalle bugie raccontate dall’assessore Baccei: si tratta di un personaggio inviato in Sicilia da Renzi che non ha mai fatto e non farà mai gli interessi della nostra terra. Le bugie che ha raccontato fanno parte del ruolo di predatore che è venuto a esercitare nella nostra Isola.

Non siamo colpiti dalle parole di Crocetta e dai ‘Patti’ che sigla con Renzi: l’attuale presidente della Regione è un personaggio che non ha mai contato nulla, prima alla mercé del senatore Giuseppe Lumia e degli ‘industriali’ siciliani (o presunti tali), oggi al giogo del PD.

Non siamo nemmeno impressionati dai twitter del sottosegretario Faraone che ha sempre cercato di spacciare per contributi i soldi che non sono altro che prestiti.

Di Crocetta e di Faraone si occuperanno gli elettori Siciliani. Già a questo PD renziano tutto banche, diritti del lavoro massacrati e riforme costituzionali truffaldine la prima ‘botta’ gliel’hanno assestata nei giorni scorsi gli elettori alle elezioni amministrative. E saranno gli elettori Siciliani a punire Crocetta, Faraone, il PD e, in generale, i partiti di centrosinistra che hanno sostenuto e che sostengono l’attuale governo regionale (sarà nostra cura, al momento del voto, ricordare ai Siciliani chi sono, in realtà, questi personaggi e, in generale, gli ‘ascari’ del PD siciliano).

Quello che noi non riusciamo a ‘digerire’, mettiamola così, è l’atteggiamento del presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, che ha consentito e consente a Crocetta e a Baccei di andare a Sala d’Ercole a raccontare bugie sui conti della Regione.

Come può un presidente dell’Ars non sapere che un contributo di 900 milioni di Euro è, in realtà, un prestito contratto dal Governo sulla pelle dei Siciliani?

A noi risulta che la notizia fosse nota agli uffici del Parlamento siciliano. Lui solo non ne sapeva nulla? Non ha un capo di gabinetto? Non si avvale di consulenti per le questioni finanziarie?

Questo presidente Ardizzone è come il vino ‘spunto’: peggiora con il passare del tempo. Così come la fermentazione acetica trasforma, piano piano, il vino in aceto, il presidente Ardizzone sta trasformano il Parlamento siciliano nello scendiletto del Governo Renzi.

Vale poco o nulla la sceneggiata che ha fatto con la Ministra Boschi che, considerando, per l’appunto, il Parlamento siciliano come un nulla politico, ha ‘intimato’ ai parlamentari dell’Ars di non permettersi di eliminare dalla legge elettorale nei Comuni la ‘Riserva indiana’ della preferenza di genere.

Ardizzone – che peraltro, anche sulla preferenza di genere, si è adeguato ai voleri romani – ha fatto finta di attaccare la Ministra Boschi su una questione di principio, dicendo che la stessa Ministra non può interferire con l’attività legislativa del Parlamento siciliano.

Il presidente Ardizzone è un finto-autonomista, non tanto perché è d’accordo sulla ‘Riserva indiana’ della preferenza di genere, ma perché, anche su altre questioni – dove la Regione siciliana è libera di legiferare come crede – ha ‘tappetinizzato’ il Parlamento siciliano.

Basti pensare alla riforma delle ex Province. Invece di difendere la volontà del Parlamento siciliano, Ardizzone ha difeso le ragioni di un Governo nazionale di prepotenti, che ha imposto alla nostra Regione la legge da quattro soldi che porta di nome di Delrio.

Su come gestire gli enti locali dovremmo decidere noi Siciliani: invece ci stanno imponendo una legge nazionale, peraltro fallimentare, solo perché chi va a comandare in due delle tre già di per sé grottesche Città metropolitane della Sicilia (con riferimento a Palermo e Catania) sono sodali di Renzi (e forse perché nella terza Città metropolitana – Messina – conta di andare a comandare lo stesso presidente dell’Ars).

Tutto questo, presidente Ardizzone, è incredibile!

Dal presidente Ardizzone, in questi mesi, non una sola parola è arrivata contro un Governo nazionale che deruba sistematicamente le finanze regionali. 

Non una sola parola è arrivata dal presidente Ardizzone contro un Governo nazionale che impugna le leggi dell’Assemblea regionale siciliana non per motivazioni costituzionali, ma per motivazioni di bassa politica.

A decidere sulle leggi siciliane, presidente Ardizzone, è il Governo Renzi, non la Corte Costituzionale. E non ci venga a dire che a decidere sui ricorsi alla Consulta contro le impugnative ‘politiche’ di Roma è il Governo: lei intanto, da presidente del Parlamento siciliano, avrebbe dovuto porre la questione politica: ma nemmeno questo ha fatto: da lei, anche su questo fronte, solo conniventi silenzi. 

Ora sono arrivate le due ennesime vergogne: i 500 milioni di Euro in cambio di pesanti penalizzazioni a carico di 5 milioni di Siciliani e i 900 milioni di Euro del Dicembre dello scorso anno che sono, in realtà, un prestito.

La Regione siciliana trattata come l’ultima delle colonie, l’Autonomia finanziaria fatta a pezzi.

E lei che fa, presidente Ardizzone? Sta ancora zitto, zitto, zitto…

La prossima settimana ci sarà un dibattito a Sala d’Ercole su questi ennesimi ‘furti con destrezza’ a spese di 5 milioni di Siciliani? E se ci sarà, lei che farà, presidente Ardizzone: lascerà entrare in Aula l’assessore Baccei – personaggio che nessuno ha eletto – che finora è stato smentito dai fatti? Nemmeno Baccei sapeva che i 900 milioni erano un prestito? Dovere andare avanti con questa commedia degli inganni?

Perché, presidente Ardizzone, non ve ne andate tutti a casa? Quanti altri danni dovere combinare ancora?

 

 

 

 

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