Il ricatto della Boschi ai torinesi: “Se non votate Fassino perderete 250 milioni di Euro”

14 giugno 2016

Ormai Renzi si comporta come un tiranno. E la stessa cosa fanno i suoi ministri. Ad Atene i tiranni erano l’espressione della corruzione dalla città stessa (cioè dello Stato). Allora il tiranno interpretava ogni forma di dissenso come il frutto di una congiura o di un inganno. E finiva col governare tra le paure, tra ricatti, forzature ed eccessi. Proprio come le parole pronunciate dalla Boschi a Torino…

Quando mi tocca sentire spropositi come quello della ministra Maria Elena Boschi che, in buona sostanza, minaccia gli elettori torinesi di non fare loro assegnare 250 milioni di Euro (pubblici, ovviamente, quindi non suoi) se non votano per Piero Fassino, il candidato sindaco del PD al ballottaggio, viene da chiedere a tutti i cattivi maestri che attraversano il Paese se non sia il caso di ritornare a ragionare sulla legittimità del potere, quando esso è esercitato senza il consenso dei cittadini.

Che altro è il governo Renzi, se non un’applicazione apparentemente soft del potere senza consenso? Ragioniamo.

Un Parlamento delegittimato dalla Corte Costituzionale, supremo garante della legittimità delle leggi, invece di andarsene a casa, nomina un quisque de populo, senza arte né parte Presidente del Consiglio.

Nell’Atene del V secolo a.C. ogni forma di regime non fondato su un libero patto costituzionale tra cittadini aveva un nome preciso. Si chiamava tirannia. Che parolona, tirannia! addirittura!

Chi conosce la storia sa che i tiranni non si presentano dicendo:

“Salve, io sono il tiranno, vi toglierò la libertà, ridurrò i vostri spazi sociali e civili, vi spremerò il più possibile a vantaggio mio e dei miei seguaci”.

No, i tiranni vi dicono:

“Così non possiamo continuare, ci vuole un governo stabile, forte, che faccia le riforme necessarie al Paese, senza lacci e lacciuoli”.

Poi vi diranno:

“La sicurezza dei cittadini è un bene supremo. Faremo tutto quello che sarà necessario per garantirla e siamo sicuri che, per la sicurezza, ognuno sarà disposto a sacrificare un po’ della sua libertà”.

Come vedono i greci il tiranno? ll tiranno viene visto come nato per corruzione dalla città stessa (cioè dello Stato). Corruzione. Vi dice niente questa parola?

La spirale della tirannia si dipana sempre uguale, evidenziando sempre più la paura che si accompagna al potere, soprattutto la paura che nutre  il tiranno, quella di perdere il potere.

Ogni agire che il tiranno suppone avverso al proprio potere viene interpretato come il frutto di una congiura o di un inganno, la sua figura è circospetta perché teme ed è costretta a governare tra le paure. Cominciano i ricatti, le forzature, gli eccessi.

Per fortuna si comincia anche a commettere tanti errori, belli grossi.

 

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