Regione senza soldi, spesa bloccata tranne che per i dipendenti e per l’Ars

Regione senza soldi, spesa bloccata tranne che per i dipendenti e per l’Ars
7 giugno 2016

Finite le elezioni amministrative torna a proporsi, in termini sempre più drammatici, la mancanza di liquidità della Regione. “La spesa è bloccata – denuncia il vice presidente dell’ANCI Sicilia, Paolo Amenta -. I Comuni sono senza soldi e aspettiamo tutti che il Governo nazionale eroghi alla Regione i 500 milini di Euro che aspettiamo dallo scorso Febbraio”

Regione siciliana senza soldi. Risorse finanziare solo per pagare i dipendenti e il Parlamento dell’Isola. Tutto il resto – a cominciare dai Comuni – è zero Euro. A grandi passi verso il default?

“La situazione è drammatica – ci dice Paolo Amenta, vice presidente dell’ANCI Sicilia -. Ed è drammatica per tutti. Per tanti settori della pubblica amministrazione regionale. Per i Comuni. E per i Consorzi di Comuni e per le tre Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina, le istituzioni che hanno sostituito le nove Province”.

“Giusto non porre la questione poco prima del voto per le elezioni amministrative – precisa il vice presidente di ANCI Sicilia -. Ma le elezioni comunali sono state celebrate. Ed è bene che anche i nuovi sindaci sappiano in che condizioni saranno costretti ad operare”.

“In queste condizioni è impossibile andare avanti – dice ancora Amenta -. Sappiamo che l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, è a Roma per cercare di sbloccare questa situazione. Roma, già lo sorso febbraio, avrebbe dovuto erogare alla nostra Regione 500 milioni di Euro. Siamo a Giugno e di queste risorse finanziarie non c’è traccia”.

“Ricordo – precisa ancora il vice presidente di ANCI Sicilia – che quasi tutti i Comuni siciliani non hanno ancora approvato il Bilancio 2016. L’esercizio provvisorio è scaduto il 30 Aprile scorso e non è stata nemmeno autorizzata la proroga. Siamo in attesa di capire che cosa dobbiamo fare, per esempio, con i precari”.

“Mi fa piacere che il dibattito sui tagli operati ai Comuni dal Governo nazionale e dal Governo regionale coinvolga altri colleghi e le forze politiche. Meglio tardi che mai”.

Stamattina, sulla propria pagina facebook, il sindaco di Caltavuturo, Domenico Giannopolo, interviene proprio sulla crisi finanziaria dei Comuni. Il post di Giannopolo ha un titolo molto diretto:

“IL VOTO AMMINISTRATIVO E LE RESPONSABILITA’ DEL GOVERNO”.

“Negli ultimi sei anni – scrive Giannopolo – il governo nazionale ha tagliato 18 miliardi di Euro ai Comuni. A denunciarlo è stato Piero Fassino, nella sua qualità di sindaco di Torino e di Presidente dell’ANCI. 18 miliardi di Euro in meno significa mettere una miccia esplosiva sotto i municipi d’Italia pronta a far saltare in aria un pezzo del sistema istituzionale e democratico di questo paese. In un momento di grande crisi sociale (ha ragione Fassino nel suo commento al voto di Torino) la neutralizzazione nei fatti del ruolo dei Comuni e dei Sindaci nel fronteggiare la crisi del paese, non poteva non produrre una delusione (tradotta in astensione o nel voto di protesta) e una frustrazione delle comunità”.

“Attenzione – prosegue Giannopolo – non si vuole sostenere la teoria per la quale considerare i Comuni esenti dalle politiche di risanamento del bilancio dello Stato, ma c’è modo e modo. Qui si è superata la soglia. La finanza locale non esiste più. Chi fa il sindaco sa perfettamente di cosa si sta parlando. I Comuni sono stati obbligati ad aumentare le tasse per colmare gli ingenti tagli; e quando non l’hanno fatto non hanno potuto chiudere i propri bilanci stretti tra spese obbligatorie e sostenibilità del debito con la Cassa depositi e prestiti”.

“Renzi dopo essere stato responsabile assieme a Monti di questa aggressione oltre misura ai Comuni in continuità con Berlusconi – conclude il sindaco di Caltravuturo – adesso mostra delusione per il risultato. In un altro post abbiamo espresso la nostra opinione sul futuro del PD e del sistema politico italiano, ma il fatto che il PD subisce un tracollo nelle periferie di Roma, di Napoli, di Bologna, di Milano e di Torino, significa che nei luoghi della crisi (non basta andare a Napoli in campagna elettorale a parlare di Bagnoli) è mancata la politica del governo e l’offerta politica del PD: del PD che governa a Roma e in periferia”.

 

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