Trattativa Stato-mafia: ci sono le prove ma l’argomento non interessa…

Trattativa Stato-mafia: ci sono le prove ma l’argomento non interessa…
5 giugno 2016

Interrompiamo le trasmissioni appassionate sugli inchini a Corleone per concentraci su inchini di portata un attimino più ‘rilevante’. Parliamo, infatti, degli inchini della politica italiana alla mafia che, secondo i giudici di Firenze, sono ampiamente provati e che vanno sotto il nome di Trattativa stato-mafia. 

A darne notizia, mentre come detto tutti si concentrano sulla processione a Corleone (episodio vergognoso se confermato, anche se negli ultimi anni in Sicilia una sorta di isteria mediatica in affannosa ricerca di visibilità ha visto inchini pure dove non c’erano), è, ovviamente, Il Fatto quotidiano, uno dei pochi giornali che cerca ‘sostanza’ per fare rumore.

In un articolo firmato dalla giornalista siciliana, Sandra Rizza, si dà conto della sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Firenze che il 24 Febbraio ha condannato all’ergastolo Francesco Tagliavia per la strage dei Georgofili (nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993 l’esplosione dell’autobomba imbottita con circa 277 chilogrammi di esplosivo uccise cinque persone n via dei Georgofili aFirenze, nei pressi della storica Galleria degli Uffizi).

Nelle motivazioni depositate il 20 Maggio, la conferma della Trattativa è provata non solo dall’avvio poi interrotto, di iniziali contatti emersi tra rappresentanti istituzionali e vertici mafiosi” ma anche “logicamente postulata dalla stessa prosecuzione della strategia stragista”. 

Una conferma del fatto che i magistrati di Palermo, in prima fila Nino di Matteo, antipatici a tutti i potenti di ieri e di oggi, hanno ragione nel non volere abbandonare le indagini su uno dei periodi più scuri di questa nostra Italietta e sui i più noti e potenti fratelli “di-taglia” (copyright Terra e Liberazione).

“Si può considerare provato – scrivono i giudici di Firenze – che dopo la prima fase della trattativa, avviata dopo la strage di Capaci, peraltro su iniziativa di provenienza istituzionale e arenatasi dopo via D’Amelio, la strategia stragista proseguì alimentata dalla convinzione che lo Stati avrebbe compreso la natura dell’obbiettivo del ricatto, proprio perché vi era stata quell’interruzione”.

Nell’articolo si fa notare come quelle motivazioni, depositate il 20 maggio, siano rimaste ignorate da gran parte dei media (e che volete? Meglio le processioni, no?). Cosa che ha suscitato l’indignazione di Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’associazione vittime dei Georgofili che sempre oggi e sempre sul Fatto Quotidiano viene intervistata da Giuseppe Lo Bianco, altro bravo giornalista siciliano:

“La sentenza Tagliavia- dice la signora- non ha trovato la giusta risonanza sui media e ancora mi chiedo perché. Questa omertà che sembra di Stato è impressionante. Come se ricordare quella trattativa oggi potesse essere scomodo per qualcuno. Aspettiamo pure la Cassazione ma, piaccia o meno, la trattativa c’è stata. Lo hanno scritto due diverse Corti e qualcuno dovrà risponderne”.

Nei due articoli si parla anche di prospettive e di una strada che resta tutta in salita per i giudici di Palermo attaccati su ogni fronte. Vale davvero la pena leggerli.

Per il resto che dire? Buona processione a tutti.

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