Le riforme costituzionali: la politica e il disprezzo per la sovranità popolare

Le riforme costituzionali: la politica e il disprezzo per la sovranità popolare
28 maggio 2016

Oggi il nostro blog comincia un ‘viaggio’ nella riforma costituzionale. Siamo davanti a poteri forti che, con Renzi e con il Ministro Boschi, stanno provando a far passare una riforma costituzionale molto simile a quella di Berlusconi che gli italiani hanno già ‘bocciato’. Dimostreremo come queste modifiche alla nostra Costituzione costituiscano un serio pericolo per le nostre libertà democratiche. E minaccino pure ciò che ci sta altrettanto a cuore: la sopravvivenza stessa della specialità costituzionale della Sicilia

 

In un mio precedente intervento ho cercato di identificare le cause della corruzione che sta strangolando il nostro Paese. Ma il vero cancro della nostra società è la carenza  di senso civico, la tolleranza di una illegalità sempre più diffusa e contagiosa. Interi gruppi  sociali si muovono in una terra di mezzo tra sussulti, rari, di indignazione, e connivenze, frequenti, con parti malate della società.

Perché? Anche in questo caso le responsabilità della politica sono pesantissime. Così come nella corruzione si è messo sotto accusa lo sganciamento della politica dal territorio e quindi dalle persone, così per l’illegalità diffusa può chiamarsi in causa l’inveterato comportamento della politica che si traduce in un profondo disprezzo della volontà popolare.

Quanti sono i referendum popolari in cui il popolo sovrano, il corpo elettorale si è espresso con chiarezza contro il permanere di talune normative? Tanti. E qual è stata la risposta della politica?  Un totale disprezzo della volontà popolare e la riaffermazione, sotto altra forma, di quelle norme che il voto del popolo aveva eliminato.

Il Ministero dell’Agricoltura, eliminato da un referendum, rientra “più bello e splendente che pria” sotto le mentite spoglie del Ministero delle politiche agricole. La gestione pubblica dell’acqua viene periodicamente contraddetta da atti e disposizioni delle pubbliche autorità. Si è salvato il No al nucleare, ma in questo caso, va detto, grazie a qualche fondo nero nella generosa disponibilità dei petrolieri.

E del finanziamento pubblico dei partiti ne vogliamo parlare? Cacciato via come i mercanti dal tempio, è ritornato sotto altra forma, cosa che nella coscienza collettiva del Paese è suonata come un’ignobile presa in giro.

Che cosa crede la politica, che questi gesti miserabili siano senza conseguenze? Che non  preparino il degrado morale del Paese? Che cosa deve pensare l’uomo della strada? Che, siccome la politica, quella che dovrebbe rispettare e attuare la volontà del popolo, pur di difendere i propri interessi, invece la disprezza, così anche il singolo può ritenersi  autorizzato, nel suo piccolo, a scavarsi una nicchia di illegalità sostanziale.

Il degrado  della società comincia sempre dall’alto, è l’esempio, sempre e comunque, il volano insostituibile di un meccanismo che, in discesa, investe e tenta tutti, corrompe i più deboli e  quanti non cercano altra scusa per sentirsi autorizzati  a delinquere. Tu mi freghi? E io frego te.

Un esempio per tutti. E’ irrealistico pensare che l’evasione fiscale sarebbe assai inferiore all’attuale se gli italiani  sapessero che i soldi delle loro tasse non servono per foraggiare la casta? E’ un’illusione? Forse sì e forse no.

Resto comunque sempre dell’opinione che, oggi più che mai, gli italiani sono migliori di chi li rappresenta in Parlamento.

In questo contesto di disprezzo della volontà popolare si inserisce la forzatura della riforma costituzionale renziana. Già il popolo italiano ha detto no con il referendum del 2006 alla riforma costituzionale voluta da Berlusconi, il cui cardine, come in quella di  Renzi, erano la fine del bicameralismo perfetto e la costruzione di Stato-Governo blindato da regole di supremazia nei confronti delle altre componenti della Repubblica.

Quella riforma non passò anche grazie alla mobilitazione dell’opposizione, quell’opposizione che oggi, diventata  maggioranza, invece di muoversi con coerenza, ripropone, mutatis mutandis, la stessa riforma. E allora viene spontaneo chiedersi: perché la politica, destra o sinistra che sia, in questa materia agisce allo stesso modo? Forse perché qualcuno al di fuori della politica spinge in  quella direzione e la politica, destra o sinistra che sia, sembra ugualmente smaniosa di portare  a questo qualcuno il prodotto finito?

Cui prodest, a chi giova veramente la fine del bicameralismo perfetto, la costruzione di uno Stato forte, la centralità del Governo della finanza pubblica?

A sentire l’outing di Confindustria a favore del Sì, già qualche idea ce la possiamo fare. Ma, come le lumachine, a Settembre, con le prime piogge, ben altri soggetti, tanti, in qualche modo, verranno fuori e ci sorprenderanno con le loro speciose argomentazioni.

Sono queste alcune delle domande che occorre porsi e noi, nel nostro piccolo, cercheremo le risposte, analizzando, sine ira et studio, il merito della “riforma Boschi”. Dimostreremo come queste modifiche alla nostra Costituzione costituiscano un serio pericolo per le nostre libertà democratiche  e per quello che ci sta altrettanto a cuore, e minaccino la sopravvivenza stessa della specialità costituzionale della Sicilia.

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