Rifiuti: perché Roma blocca l’emergenza per la ‘scorpacciata’ di appalti senza controlli?

Rifiuti: perché Roma blocca l’emergenza per la ‘scorpacciata’ di appalti senza controlli?
10 maggio 2016

Per ora non c’è accordo tra Roma (Governo Renzi) e la Sicilia (Governo Crocetta). Detto questo, l’emergenza in materia di rifiuti resta il viatico fondamentale per dare vita al ‘festival’ degli appalti in deroga alle leggi vigenti e, naturalmente, senza controlli nel nome dei soldi mansi

Non è facile decifrare quello che sta succedendo in Sicilia in materia di rifiuti. Ci sono elementi facilmente desumibili dalla realtà, e ce ne sono altri sui quali regna la piena e totale oscurità.

Un dato certo, incontrovertibile, è che in Sicilia la raccolta differenziata dei rifiuti è ben poca cosa. Ci sono, è vero, realtà importanti. Ma, nel complesso, nell’Isola, la raccolta differenziata si ferma al 5 per cento o giù di lì.

Di fatto – questo è un altro dato incontrovertibile – il 95 per cento dei rifiuti prodotti in Sicilia, ovvero circa 2,5 milioni di tonnellate all’anno, finisce nelle discariche. Discariche che sono in parte pubbliche (poche), in parte private (molte).

Un terzo dato incontrovertibile è che l’unico che ha provato a spezzare il sistema delle discariche private che operano in Sicilia è stato l’ex assessore regionale, Nicolò Marino. Ed è proprio per questo – cioè per aver cercato di colpire gli interessi dei titolari delle discariche private – che Nicolò marino è stato messo fuori dal Governo della regione presieduto da Rosario Crocetta.

Un quarto dato incontrovertibile è che, da quando hanno messo fuori l’ex assessore Nicolò Marino, la Regione ha provato, in tutte le salse, a farsi riconoscere da Roma lo stato di emergenza.

Perché la Regione – o meglio, i governanti della Sicilia – vogliono lo stato di emergenza? Perché una volta ottenuto lo stato di emergenza si possono gestire appalti milionari aggirando, a norma di legge, le leggi in materia di appalti pubblici. Assegnando ad imprese ‘amiche’ gli appalti.

Il gioco è tutto lì: la dichiarazione dello stato di emergenza, quindi, non serve per risolvere i problemi legati ai rifiuti, ma a risolvere un altro genere di ‘problemi’ legati a quelli che in Sicilia vengono definiti picciuli mansi, cioè soldi facili.

Quanto scriviamo è il quinto dato incontrovertibile: la Sicilia, in materia di rifiuti, è stata commissariata fino al 2008, ma i problemi – legati ai rifiuti – sono rimasti tali e quali, anzi, si sono aggravati.

Dal 2001 al 2008 sono stati ‘risolti’ altri ‘problemi’ legati al mangia mangia degli affidamenti senza gara di opere per decine e decine di milioni di Euro. 

Alla fine gli attuale governanti della Sicilia hanno ‘ragione’: perché chi li ha preceduti ‘sì’ e loro ‘no’?

Domanda che chiama altre domande.

Forse con il clima che c’è in Italia – arresti di qua, arresti di là – a Roma temono problemi?

Non crediamo che, in Sicilia, il problema sia questo. L’ingegnere Roberto Sciascia, sul suo blog, ha denunciato cose incredibili in materia di gestione degli appalti legati ai rifiuti. E non è successo nulla.

E allora il problema dov’è, visto che a Roma e in Sicilia i Governi sono a guida PD? Insomma, perché non si mettono d’accordo?

Non si mettono d’accordo perché, evidentemente, tra questi ‘galantuomini’ di Roma e della Sicilia non c’è accordo su come debbono affrontare ‘l’emergenza rifiuti’: cioè su come si debbono spartire…

Perché non si mettono d’accordo? I renziani sono garantiti, se è vero che fanno parte del Governo della Regione, controllando, addirittura, l’assessorato che gestisce i rifiuti.

Vero. Ma i renziani romani temono che, con la girandola di appalti, si avvantaggino i loro avversari. Perché? Perché non si sentono ‘garantiti’ nel territorio siciliano, dove non basta dire: “Io sono l’assessore”. C vogliono altri requisiti.

Comunque tranquilli: a nostro avviso – ormai è solo questione di tempo – la ‘quadra appaltizia’, in materia di rifiuti, arriverà.

Anche perché si avvicinano le elezioni e un bel commissariamento per affrontare l’emergenza rifiuti della Sicilia potrebbe configurarsi come un toccasana elettorale.

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