In Liguria è ormai un disastro ecologico. E se succedesse in Sicilia?

23 aprile 2016

Del petrolio finito nel mare della Tunisia, a qualche miglia da Lampedusa, non si sa più nulla. Ma il petrolio che, in queste ore, invade il mare della Liguria non può essere tenuto nascosto. E’ chiaro che i turisti non potranno non tenerne conto. Un disastro ecologico che, alla fine, è il frutto amaro di un modello di sviluppo che vede insieme il PD e Forza Italia. Intanto il Canale di Sicilia si va riempendo di trivelle che si aggiungono alle petroliere…

Nessuno parla più del petrolio finito nel mare della Tunisia. Silenzio assoluto. Però è impossibile nascondere quello che sta succedendo in queste ore in Liguria, dove un argine di contenimento, creato per cercare di arginare l’avanzata in mare della marea di petrolio, ha ceduto. Un altro argine è stato aperto per evitare che il livello del fiume Polcevera si innalzasse ancora di più. Insomma, il petrolio è finito in mare: nel mare di una regione dove il turismo è, o dovrebbe essere, importante. ma dove, di fatto, il petrolio e i petrolieri contano di più.

Già, i petrolieri, gli amici di Renzi e del suo PD: ovvero Il capo del Governo e il partito che hanno riempito di trivelle i mari del nostro Paese. Con tutte le garanzie possibili per scongiurare incidenti.

Si è visto, in Liguria, che fine hanno fatto queste garanzie…

Volendo, a Porto Petroli di Multedo arriva il greggio che arriva anche in Sicilia. Oggi magari nella nostra Isola ne arriva un po’ meno, perché i russi della Lukoil preferiscono far arrivare il petrolio già raffinato. Potremmo dire che in Sicilia non sono stati mai registrati sversamenti in mare di petrolio significativi (cosa vera solo in parte, perché qualche anno fa uno sversamento è andato in scena a Gela).

Ma questo non significa che l’inquinamento da petrolio – e in particolare, dell’inquinamento causato dalla presenza di raffinerie – non abbia colpito la Sicilia. Al contrario, in certe aree della nostra Isola l’inquinamento provocato dalla chimica ‘pesante’ e dalle raffinerie di petrolio è stato ed è un problema molto serio. Basti pensare a Melilli, a Priolo, alle raffinerie di Augusta, allo stabilimento chimico di Milazzo (dove è andato in scena un incendio sul quale è calato il silenzio: se verifichiamo, ci accorgeremo che il sindaco di Milazzo è del PD: tanto per cambiare), fino alla già citata Gela.  

A Porto Petroli di Multedo, in Liguria, arriva il petrolio nei silos della Iplom. Da qui il greggio passa nelle condotte da 70 centimetri. Domenica scorsa, tardo pomeriggio, proprio mentre i seggi nei quali si votava per il Referendum antitrivelle erano ancora aperti, una di queste condotte è esplosa, forse perché la pressione era troppo forte. Della serie, bisogna sbrigarsi anche a scaricare il greggio, perché una nave petroliera più rimane ferma, più costa. Grandioso il liberismo economico fatto proprio dall’Unione Europea, no?

La sera le notizie erano striminzite: l’esplosione c’è stata, ma il danno è contenuto. Il giorno dopo i pescatori notavano le chiazze di petrolio in mare. La situazione è sempre sotto controllo: in questi casi è meglio minimizzare e non far conoscere come stano le cose.

Solo che le cose, per alcuni tratti di costa della Liguria, si stanno mettendo veramente male. Il sindaco di Genova, Marco Doria, dice che “le panne oceaniche di contenimento, alte 1 metro e 80, hanno retto”. Dalla regione Liguria si affannano a dire che tutto sta funzionando a dovere.

Tutti sono mobilitati. Peccato che il petrolio in mare c’è: e c’è poco da fare: le bellezze e le sconcezze non si possono nascondere.

Bisognerà capire, a questo punto, che cosa ne penseranno i turisti. Partirà sicuramente una campagna di ‘informazione’ per dire che “tutto è a posto”. Ma alle persone con un po’ di sale in zucca non sarà difficile osservare che, se il petrolio è finito in mare, proprio tutto a posto non deve essere. Piaccia o no, ma la notizia che il petrolio ha investito il mare di Pegli e del Savonese è passata.

Con il liberismo economico in poppa non si può avere tutto!

Nell’éra di internet non è facile nascondere la realtà legata alla cronaca (dopo la cronaca, quando la parola dovrebbe passare al giornalismo d’inchiesta, beh, lì si può lavorare: vedi il caso dell’inquinamento di petrolio in Tunisia del quale, come già ricordato, non si parla più; idem – anche in questo caso l’abbiamo accennato – per l’incendio della raffineria di Milazzo.

Il disastro ecologico della Liguria è tutto dentro la vecchia partitocrazia, con in testa il solito PD e anche Forza Italia. “Situazione delicata, ma sotto controllo”. E’ “delicata” perché il petrolio in mare è visibile; il “sotto controllo” rientra nel tragicomico italiano.

Intanto la raffineria Iplom di Busalla, dove si è verificato l’incidente, bloccherà la produzione lunedì e dal 6 maggio sarà Cassa integrazione, a rotazione, per 240 lavoratori su 252. Liberismo economico più incidente uguale inquinamento e disoccupazione. Meraviglioso…

Sì, davvero un bel modello di sviluppo: lavoro e tutela dell’ambiente in contrapposizione. Per noi, in Sicilia, non è una novità: la CGIL di Siracusa ha costruito la propria esistenza difendendo la chimica ‘pesante’: e pazienza per i bambini nati deformi, o per i morti che il battagliero sacerdote di Augusta, don Palmiro Prisutto, ricorda nella sua attività pastorale. Alla faccia delle alte gerarchie ecclesiastiche aretusee che, per fare un piacere ai potenti (una mano lava l’altra, di dice), avrebbero voluto ‘sbarellare’ il prete ribelle. Che invece è rimasto. Tiè!

Ma oggi, in Sicilia, oltre all’inquinamento, c’è un tema in più, che si sintetizza nella seguente domanda:

che cosa succederà se un incidente del genere dovesse verificarsi nel Canale di Sicilia? Che “argini di contenimento” ci vorrebbero? Quante “panne oceaniche” metterebbero in mare?

Ancora: le trivelle volute da Renzi sono sicure? Sicure come la raffineria che ha inquinato il mare della Liguria?

 

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