Dietro lo ‘scivolone’ di Ivan Lo Bello c’è il mondo delle trivelle, tra petrolio e petrolieri

Dietro lo ‘scivolone’ di Ivan Lo Bello c’è il mondo delle trivelle, tra petrolio e petrolieri
17 aprile 2016

L’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Potenza ha scoperchiato alcuni pentoloni. Uno di questi si trova proprio in Sicilia e, in particolare, ad Augusta, città martoriata dall’inquinamento: città che attende da anni una bonifica che tarda ad arrivare. E qui, ad Augusta, tra pontili e petrolio, che vanno in scena i protagonisti di questa storia: Gianluca Gemelli, Nicola Colicchi, Paolo Quinto, l’ormai ex Ministra Federica Guidi, il Ministro Graziano Delrio e Ivan Lo Bello

Eh sì, dietro lo scivolone di Ivan Lo Bello, oggi vice presidente nazionale di Confindustria e presidente di Unioncamere, già presidente di Confindustria Sicilia, c’è tanto per cambiare, il complicato mondo delle trivelle, del petrolio e dei petrolieri. Insomma, è la storia sulla quale indaga la Procura della Repubblica di Potenza. La vicenda, per intendersi, che ha portato anche alle precipitose dimissioni dell’ex ministro Federica Guidi, la donna che i pubblici ministeri definiscono “inconsapevole strumento del clan”.

Storie di grandi affari, insomma. In una città della Sicilia orientale – Augusta – martoriata dall’inquinamento delle raffinerie. Un angolo della nostra Isola dov’è in corso una partita strategica con grandi attori internazionali. Basti pensare alla presenza dei russi della Lukoil, che da queste parti, dopo aver fatto ‘shopping’, hanno iniziato a far arrivare petrolio raffinato (e anche a vendere benzina alla pompa con il proprio marchio).

Città ‘colonizzata’ dai petrolieri – con una delle rade più inquinate del mondo (ancora non si è capito se arriverà mai il momento per bonificare la rada di Augusta, considerata un deposito di mercurio…) – Augusta è molto ambita per i pontili. Ed è proprio per assicurarsi il controllo di un pontile nel porto di questa città che, secondo le indagini dei magistrati, viene costituita un’associazione per delinquere. Ne fanno parte, sempre secondo i pubblici ministeri, Gianluca Gemelli (il compagno dell’ex Ministra Guidi), Nicola Colicchi, Paolo Quinto (che negli atti dell’inchiesta – stando a quanto scrive Il Fatto Quotidiano – è indicata come è indicato negli atti dell’inchiesta come capo della segreteria della senatrice del PD, Anna Finocchiaro) e Ivan Lo Bello.

Come abbiamo scritto ieri (e lo potete leggere qui), a Colicchi e Gemelli viene attribuito il ruolo di “promotori, ideatori ed organizzatori” dell’affare; mentre Quinto e Lo Bello sarebbero i “partecipanti”. I quattro si sarebbero messi insieme per realizzare un progetto: fare del porto di Augusta che è la città dov’è nato di Gemelli, uno dei principali centri di stoccaggio di petrolio del Mediterraneo. UN affare da circa 20 milioni di Euro all’anno.

Da anni si parla di rendere operativi e competitivi i porti di Augusta e di Pozzallo. Ma non per fare arricchire i petrolieri e il modo che gira attorno a loro. Si dovrebbe puntare ad attrezzare questi porti per intercettare una parte delle merci che arriva dal Canale di Suez. Di questo possibile scenario, che darebbe ricchezza alla Sicilia, se ne parla e basta. Di concreto, invece, c’è solo il petrolio. Questi sono i fatti.

Lo Bello, dopo che l’inchiesta è diventata di dominio pubblico – e dopo le dimissioni della Ministra Guidi – si è chiamato fuori da questa storia. Ha detto di essere rimasto “deluso” e  “tradito” dall’amico Gemelli. Il vice presidente nazionale di Confindustria non ha mai detto di nutrire interesse per il pontile nel porto di Augusta. Di diverso avviso i magistrati, che invece lo chiamano in causa proprio per il pontile di Augusta, ma anche per altri progetti: impianti energetici e permessi di ricerca e i “Sistemi di difesa e sicurezza del territorio” che dovrebbero vedere la luce in Campania.

Secondo gli inquirenti, l’organizzazione puntava ad ottenere “nomine di pubblici amministratori compiacenti o corruttibili”, sfruttando “il contributo di conoscenze ed entrature politico-istituzionali acquisite in anni di militanza politica da Quinto e Colicchi”. I pubblici ministeri citano il caso di Alberto Cozzo, commissario straordinario del porto di Augusta, anche lui indagato. Per la cronaca, Cozzo ha ottenuto la riconferma nell’incarico.

“Per realizzare il suo sogno – si legge in un’inchiesta pubblicata da Il Fatto Quotidiano lo scorso 8 Aprile (che potete leggere qui) uno stoccaggio che vale milioni di euro l’anno, Gemelli chiede aiuto a De Giorgi: è necessario sbloccare, all’Autorità portuale di Augusta, un uomo a lui vicino, che non creerà problemi nell’attrezzare il pontile necessario all’attraccaggio delle petroliere, nell’installazione dei tubi necessari al trasbordo, nell’autorizzare la serie di serbatoi che conserveranno il greggio. Quell’uomo si chiama Alberto Cozzo e, nel dicembre 2015, il ministero di Delrio lo conferma nel suo ruolo di capo dell’autorità portuale di Augusta”.

Qui entra in scena l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, anche lui coinvolto in questa storia. Ed entra in scena anche il Ministro Graziano Delrio, che, leggiamo sempre ne Il Fatto Quotidiano, “attraverso la catena dei suoi più alti funzionari, autorizza la nomina di Alberto Cozzo a capo dell’Autorità portuale di Augusta. E così anche il ministero retto da Delrio, insieme all’ex presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, entra nell’indagine sul ‘quartierino’ – come lo chiama la Guidi in un’altra intercettazione – che controllava mezzo governo, visto che, secondo l’ex Ministra, poteva contare sul suo sottosegretario dell’epoca, Claudio De Vincenti, e addirittura sul ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, entrambi indicati come “pedine” della combriccola guidata da Gemelli e dal suo fidato amico Nicola Colicchi, presidente della Camera di commercio di Siracusa, in passato a capo della Compagnia delle opere. Senza contare le pressioni che riuscivano a esercitare anche sul ministeri delle Finanze e della Difesa, scoperte proprio nella gestione della Legge Navale”.

Si rimane basiti nel leggere questo passaggio tratto sempre dall’inchiesta de Il Fatto Quotidiano:

“Per portare a termine i suoi scopi, la ‘combriccola’ – altra espressione usata dalla Guidi al telefono – ha persino fatto assumere, come consulente a titolo gratuito, un uomo fidato al Ministero dello Sviluppo economico: si chiama Valter Pastena. Lo stesso Pastena, riportando le parole di De Giorgi, si vanta di aver scritto di proprio pugno la ‘legge navale: ‘Il dott. Pastena che sta a questo tavolo a fianco a me – ha detto De Giorgi – l’uomo che ha scritto materialmente la Legge Navale e che c’ha trovato i sei miliardi…’. Ma c’è ancora un tassello da aggiungere, dopo la promozione-rimozione dell’ammiraglio Camerini, ed è la nomina del nuovo capo dell’Autorità portuale di Augusta. È a quel punto che, stando al tenore delle intercettazioni, scende in campo un pezzo da novanta come Lo Bello, ex presidente di Confindustria Sicilia. È lui l’uomo che spinge. E che riesce a far breccia con Delrio. ‘Delrio e Lo Bello stanno si stanno muovendo per la nomina che ci interessa’, dice Gemelli al telefono, nell’autunno 2015″.

“Gli investigatori seguono passo dopo passo l’iter burocratico, nelle decine di telefonate che si scambiano gli uomini della ‘combriccola’. E restano increduli. Perché la nomina avviene. Come avviene anche il trasferimento dell’ammiraglio Camerini. Se quanto emerge dagli atti fosse confermato, la combriccola avrebbe scritto la Legge Navale da 5,4 miliardi, trasferito un ammiraglio, nominato il capo di un’autorità portuale. E con l’aiuto – consapevole o non – del ministro Delrio. Sul quale pendeva, da parte della stessa combriccola, persino un’attività di dossieraggio sulla quale la Procura intende fare ulteriore chiarezza. E quella doppia casella sbloccata ad Augusta, per Gemelli e Colicchi, con l’aiuto di Lo Bello e Delrio, valeva milioni di barili l’anno da stoccare in Sicilia. Un affare milionario. Stroncato dalla Squadra mobile di Potenza e dalla Procura.

E Lo Bello? Dice: “Ho appreso dalle agenzie di stampa di essere indagato dalla magistratura di Potenza” è il commento di Lo Bello. Che conclude: “Ho sempre avuto piena fiducia nell’operato dei magistrati. Chiederò alla procura di Potenza di poter essere sentito quanto prima per chiarire ogni cosa”.

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