Torre Salsa: il progetto del Resort ADLER è sbagliato e deve essere rifatto

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Anche se in modo ‘gesuitico’ la commissione Ambiente dell’Ars ha dovuto prendere atto che, nella redazione del progetto per il Resort di Torre Salsa, sono state commesse leggerezze ed errori. Segnalati in una relazione che porta la firma dei vertici di Marevivo di Legambiente e del WWF (queste ultime due organizzazioni ambientaliste sembra si siano risvegliate dal ‘letargo’: meglio così). La ‘sorpresa’ di un secondo progetto turistico. E l’impegno di Mareamico: “Non ci sarà privatizzazione della spiaggia e lavoriamo anche per rimettere in discussione la privatizzazione della spiaggia operata dal gruppo Forte con il Resort Verdura”

 

Sul Resort che dovrebbe vedere la luce a Torre Salsa – non si capisce se dentro o al confine con la Riserva naturale che si distende tra Eraclea Minoa e Siculiana Marina, in provincia di Agrigento – continua ad andare in scena una recita a soggetto. La novità è che nel teatrino consociativo sono arrivati anche due nuovi ‘attori’: il Parlamento siciliano e Legambiente Sicilia. Insomma, chi in questi anni – e soprattutto negli ultimi mesi, è precisamente dal 24 Settembre dello scorso anno, quando il quotidiano on line La Voce di New York ha tirato fuori la notizia (come potete leggere qui) – non ha proferito parola ha improvvisamente deciso di parlare.

La commissione Ambiente e Territorio dell’Assemblea regionale siciliana ha convocato una riunione per parlare di questo contestatissimo progetto avallato da alcuni ambientalisti, dagli uffici della Regione siciliana e dal Comune di Siculiana. La riunione, oltre che tardiva, è un po’ ridicola, perché il Parlamento dell’Isola – che non può certo ignorare quello che succede in una delle più importanti Riserve naturali della Sicilia – avrebbe dovuto informarsi prima e non dopo che è esplosa la polemica.

Alla riunione i vertici di WWF, Legambiente Sicilia e Marevivo hanno presentato un documento comune. Un ‘pitazzo’ di sette-otto pagine che vi risparmiamo, a parte un passaggio che commenteremo nella parte finale di questo articolo. A nostro avviso l’unica associazione ambientalista che si è battuta contro questo progetto è Maremico. Per carità, il documento presentato dalle tre associazioni ambientaliste non è sbagliato (anche se con un linguaggio da sapientoni a scoppio ritardato le cose serie, nel documento, si dicono). Solo che Legambiente Sicilia, fino ad ad ora, non era mai intervenuta su questa vicenda; mentre il WWF (che, lo ricordiamo, gestisce la Riserva di Torre Salsa) ha addirittura autorizzato il progetto per la realizzazione del Resort del gruppo austriaco ADLER!

Vero è che Franco Andaloro – oggi numero uno del WWF siciliano – ha smentito i suoi colleghi che gestiscono la Riserva di Torre Salsa. Ma questa bizzarra autorizzazione ‘rilasciata’ dal WWF rimane agli ‘annali’.

In base a quale criterio, poi, un soggetto privato (il WWF) rilasci ad un altro privato (il gruppo ADLER e la società Ritempra) un’autorizzazione che realizzare un Resort in un’area d’interesse pubblico (il Sito d’Interesse Comunitario) è un mistero (tema che il parlamentare regionale Nino Malafarina ha affrontato, assieme ad altri aspetti di questa vicenda, nell’articolo che potete leggere qui).

A proposito della riunione della commissione Ambiente dell’Ars abbiamo letto una dichiarazione ‘ottimistica del sindaco di Siculiana, Leonardo Lauricella: “Sono soddisfatto del dibattito in commissione Ambiente all’Ars dove è emerso che il progetto è in regola dal punto di vista urbanistico e paesaggistico e che è stato rispettato correttamente tutto l’iter autorizzativo. Il Comune andrà avanti nel rispetto delle norme e dell’ambiente”.

A noi veramente risulta l’esatto contrario: e cioè che il progetto del gruppo ADLER per il futuro Resort di Siculiana non è affatto in regola perché è stato realizzato dentro un Sito d’Interesse Comunitario (SIC). Un progetto che non ha tenuto conto del Piano paesaggistico: tant’è vero che la Sovritendenza ha revocato l’autorizzazzione che era stata concessa forse un po’ troppo frettolosamente.

“Non funziona nemmeno la variante urbanistica – ci dice Claudio Lombardo, protagonista di Mareamico -. E non funzionano nemmeno tutti gli aspetti legati al rispetto dei 150 metri dal SIC”.

“Il progetto non è affatto in regola e deve essere rifatto – precisa ancora l’esponente di Mareamico -. E andrà ripensato al di fuori dell’area dove ricade il Sito d’Interesse Comunitario, nel rispetto del Piano paesaggistico e nel rispetto dei 150 metri dallo stesso SIC. In ogni caso, il nuovo progetto non dovrà mettere in discussione il diritto dei cittadini siciliani e dein turisti in generale ad usufruire della spiaggia. Se i signori della ADLER pensano di privatizzare la spiaggia come hanno fatto Rocco Forte e i suoi amici. Anzi, a proposito del Resort di Ricci Forte stiamo vagliando con i nostri legali le modalità per rimettere in discussione un’assurda privatizzazione della spiaggia e del mare da parte di questi signori”.

Ecco il passaggio interessante della relazione:

“Sono in generale da escludere tutte le localizzazioni comprese entro le aree vincolate ai sensi della legge n. 431/85 e, in via cautelativa tutte le localizzazioni comprese entro una fascia di 150 metri dai seguenti elementi puntuali ed aree:

– siti d’interesse comunitario e zone di protezione speciale derivanti dalla direttiva habitat.

Pertanto la variante urbanistica e il successivo PRG (Piano Regolatore Generale ndr) che l’ha organicamente recepita, non potevano localizzare in tale area l’insediamento produttivo intestato a Ritempra. L’impianto turistico, infatti non si trova nella fascia di rispetto, ma addirittura dentro il Sito d’Interesse Comunitario sopra descritto. Dall’esame del PRG emerge inoltre che è previsto un altro insediamento produttivo turistico, denominato ‘Eutopos’ – di cui alla variante urbanistica approvata in conferenza di servizi in data 27/11/2002 e con deliberazione del Consiglio Comunale n. 2 del 22 gennaio 2013 – confinante con Ritempra, ricadente fuori dal perimetro SIC, ma all’interno della fascia di rispetto dei 150 metri”.

Insomma, i ‘ragazzi’ avrebbero pronti due progetti per questo tratto di costa: il già citato Resort made in ADLER e una seconda sorpresa turistica da realizzare, addirittura’ all’interno della fascia di rispetto dei 150 metri dal SIC.  

“Non meno rilevante – si legge sempre nella relazione – appare la constatazione che gli elaborati del PRG non contengono l’indicazione dell’esistenza del SIC e detto piano è stato approvato senza essere sottoposto a procedura di Valutazione di Incidenza, in contrasto con la normativa di settore (cfr. altresi’ procedura di preinfrazione n. 6730/2014/ENVI). Tutto ciò descrive un contesto in cui evidentemente la strumentazione urbanistica è stata approvata ignorando completamente la presenza di un SIC (nel senso che i pianificatori probabilmente ne ignoravano l’esistenza stessa), e ciò rappresenta un vulnus determinante nell’inficiare le previsioni dello stesso per ciò che riguarda le destinazioni urbanistiche delle aree ricadenti all’interno e in prossimità dello stesso sito. Un vulnus che non può certamente essere superato a posteriori dal fatto che i progettisti del resort hanno presentato una valutazione d’incidenza, ragione per la quale al momento non intendiamo entrare nel merito di quest’ultima pur ritenendola affatto esaustiva”.

“Nel gennaio del 2014 – prosegue il documento – è stato adottato il Piano paesaggistico degli ambiti regionali 2, 3, 5, 6, 10, 11, 15 ricadenti nella Provincia di Agrigento. Tale adozione ha fatto scattare norme di salvaguardia che da quella data, in attesa di una modifica o dell’approvazione definitiva da parte della Regione Siciliana, sono diventate comunque cogenti e sovraordinate rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici locali. Dopo tale adozione, su richiesta del comune di Siculiana, la Sovrintendenza di Agrigento ha evidenziato come una parte del progetto, in particolare la zona delle piscine e del depuratore, sia in contrasto con le norme di salvaguardia e quindi sia necessaria una modifica non solo per recepire tutte le condizioni imposte dai N.O. e dalle autorizzazioni precedentemente rilasciate, ma anche per renderlo coerente con il Piano paesaggistico. Tutto ciò però assume scarsa rilevanza pratica, dal momento che il vulnus al PRG, prima descritto, sostanzialmente caduca qualsiasi altro dubbio relativo alla legittimità delle scelte progettuali”.

 

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