Il tonfo della ZTL di Orlando e Catania: ora hanno ‘vinto’ tutti, anche quelli che si riparavano sotto le ali del Comune…

Il tonfo della ZTL di Orlando e Catania: ora hanno ‘vinto’ tutti, anche quelli che si riparavano sotto le ali del Comune…
7 aprile 2016

Il blocco della ZTL di Palermo non è stato deciso dalla politica, ma dal TAR Sicilia. Che si è pronunciato su un ricorso amministrativo. Senza questo ricorso – e senza la determinazione e il coraggio di chi l’ha presentato – oggi i palermitani pagherebbero un balzello iniquo, odioso e illegittimo. La figura politica che ci ha messo la faccia è stata Nadia Spallitta. Sul fronte imprenditoriale si è esposta solo Confartigianato. Mentre le altre organizzazioni sono rimaste alla finestra. Gli scivoloni di Rifondazione comunista e SEL

 

Come da tradizione, in queste ore, a Palermo, i salti sul carro del vincitore non si contano più. Il TAR Sicilia ha ‘bocciato’ non tanto e non soltanto la Zona a Traffico Limitato (ZTL) del sindaco Leoluca Orlando e dell’assessore Giusto Catania, quanto uno stile di governo di una grande città che fa acqua da tutte le parti. Oggi hanno vinto tutti: anche quelli che, nel caso in cui i giudici amministrativi avessero dato ragione al Comune, avrebbero plaudito all’Amministrazione comunale e alla finta mobilità sostenibile…

Su questo punto è bene fare chiarezza: non è stata la politica ad evitare alle famiglie e alle imprese di Palermo un balzello iniquo e irragionevole; così come non sono stati i rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali a costringere il sindaco e il suo fido assessore a ritirare un provvedimento amministrativo senza capo, né coda.

Al contrario, a bloccare la ZTL sono stati i giudici amministrativi che si sono pronunciati su un ricorso presentato da un gruppo di associazioni – Bispensiero, Vivo Civile e Comitato Salviamo il Cuore di Palermo – e da circa 200 cittadini. E, soprattutto, dalla vice presidente del Consiglio comunale, Nadia Spallitta, che in questa storia ha messo il cuore e la faccia.

Giusto ricordare il ruolo degli avvocati Alessandro Dagnino e Giovanni Scimone. Ma avvocato è anche Nadia Spallitta, che è stata, anche sotto il profilo giuridico, protagonista di questa vittoria contro l’arroganza del potere. Sotto il profilo politico, è lei che si è esposta. E non è certo un caso se, qualche settimana fa, per ritorsione, un gruppo di consiglieri comunali ha provato anche a ‘disarcionarla’ dalla vice presidenza del Consiglio comunale.

Oggi, l’abbiamo già sottolineato, tutti ‘festeggiano’ il blocco della ZTL. A cominciare dai rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali della città. Ma siccome a noi piace dire le cose come stanno, ricordiamo che l’unica organizzazione imprenditoriale che, in questa storia, ha preso il toro per le corna è stata Confartigianato Palermo e, in particolare, il suo presidente, Nunzio Reina. I dirigenti delle altre organizzazioni imprenditoriali sono rimasti alle finestra.

Certo, quando è stata promossa la manifestazione in Piazza Pretoria, davanti la sede del Municipio di Palermo, si sono presentati i rappresentanti di tutte le sigle. E non potevano farne a meno, perché il balzello contrabbandato come ZTL avrebbe colpito, in primo luogo, le imprese.

Detto questo, i signori di Confcommercio, di Confesercenti, della CNA, Confindustria Palermo, della Lega delle Cooperative e via continuando con tutte le altre sigle non hanno mai promosso una protesta vera contro l’Amministrazione comunale di Orlando: come già ricordato, si sono accodate a Confartigianato perché non avrebbero potuto fare altro, pena le proteste dei propri iscritti.

Ma questi signori e queste signore non hanno mai organizzato una manifestazione, né hanno firmato il ricorso contro la ZTL. Oggi ‘festeggiano’ l’inchiummata della ZTL con lo stesso spirito con il quale avrebbero salutato un provvedimento del TAR Sicilia favorevole all’Amministrazione comunale.

A noi la cosa non stupisce: questi signori a Roma fiancheggiano il Governo Renzi, in Sicilia ‘tengono bordone’ al Governo di Rosario Crocetta e a Palermo stanno con Orlando e la sua Amministrazione. Al massimo, si limitano a chiedere tardivamente le dimissioni dell’assessore Catania, ma non trovano nulla da dire sul loro ‘compare’ Orlando.

Il PD di Palermo si è mosso in ordine sparso. Certo, Nadia Spallitta è del PD. Ma i vari Rosario Filoramo e compagna bella hanno accompagnato il tutto con qualche bella parola. A firmare il ricorso nemmeno ci hanno pensato.

Della serie, armiamoci e partite…

E che dire di Rifondazione comunista, il partito dell’assessore Catania? A parte qualche protesta, subito rientrata, la linea è stata una: ‘allineati & coperti’.

Il balzello della ZTL colpiva tutti indistintamente, cittadini ricchi e cittadini poveri? Pazienza. L’ordine era quello di fare ‘cassa’. In questi casi, per i rifondaroli di Palermo, non c’è alcuna differenza tra ricchi e poveri: l’importante è ‘tosarli’.

La dimostrazione che questa forza politica è controllata da un gruppo di radical chic del quale l’assessore Catania è l’indiscusso ‘leader’.

Questo spiega il perché in una città dove la povertà è cresciuta e cresce a ritmo esponenziale, Rifondazione comunista, che dovrebbe essere il partito di riferimento dei diseredati, è solo un partito di piccoli borghesi che si atteggiano a ‘intellettuali’: una ‘banda’ di radical chic autoreferenziale: soggetti che si sostengono e si votano tra di loro: non a caso le percentuali elettorali che raggiungono sono da prefisso telefonico ai tempi della Sip…

Anche la difesa dell’AMAT, da parte dei ‘compagni’ di Rifondazione comunista non è convincente. Anche noi siamo favorevoli a un’Azienda pubblica per il trasporto delle persone. ma quando la politica trasforma l’Azienda pubblica un un ‘Carrozzone mangiasoldi’, beh, allora c’è poco da difendere. Il nostro blog ha raccontato (come potete leggere qui), proprio sulla gestione dell’AMAT, fatti gravi che non sono stati smentiti.

Idem con patate per i ‘compagni’ di SEL, che in Sicilia hanno eletto un parlamentare nazionale: altri radical chic che, in questa storia, non hanno aperto bocca, se non per difendere una Tram che serve meno dell’1 per cento della popolazione.

L’Amministrazione comunale, infine. Che esce a pezzi da questa storia. Di fatto, i giudici del TAR Sicilia, anche se con eleganza, lasciano intendere che l’attuale Amministrazione comunale ‘capitanata’ da Orlando in questa storia della ZTL ha praticamente. sbagliato tutto.

La ZTL è caduta per questioni amministrative. I giudici del TAR hanno sanzionato un procedimento amministrativo sbagliato. E questa è una doppia sconfitta per Orlando: sconfitta da sindaco e sconfitta da docente presso la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

Insomma, sul Diritto Amministrativo il sindaco Orlando ha emulato e, forse, superato il suo predecessore, l’avvocato Diego Cammarata. Entrambi sono caduti in malo modo sulla ZTL.

I tagli finanziari del Governo nazionale di Matteo Renzi e del Governo regionale di Rosario Crocetta ci sono. Ma il sindaco Orlando, invece di prendersela con Renzi e con Crocetta, ha provato a infilare le mani in tasca ai cittadini palermitani.

Invece di difendere i cittadini palermitani, Orlando e Catania ha difeso le ragioni del Governo Renzi e del Governo Crocetta. Provando a fare pagare il conto ai cittadini.

L’aspetto sconcertante è che Orlando, nonostante la batosta presa, insiste. Dice che la strada che ha seguito fino ad oggi è giusta. E, anzi, cerca la ‘sponda’ romana, non per farsi riconoscere i soldi che il Governo nazionale ha scippato ai Comuni siciliani e alla Regione siciliana, ma per ribadire che lui, il sindaco di Palermo, è amico del Ministro Delrio…

Orlando avrebbe già dovuto ritirare la delega all’assessore Catania: ma non l’ha fatto. E non sembra avere intenzione di farlo.

Ancora. La storia che l’Amministrazione Orlando ha scelto la “mobilità sostenibile” è una scusa. La verità è che il Comune retto da Orlando ha scelto i grandi appalti ferroviari che sono diventati ormai insostenibili.

Sono già stati spesi 800 milioni di Euro per il Passante ferroviario, ma l’opera è bloccata con disagi enormi per i cittadini (si pensi alle 60 famiglie che hanno perso la casa, ai blocchi stradali, agli alberi tagliati).

Un altro centinaio di milioni di Euro è stato speso per la cervellotica chiusura di un mezzo anello ferroviario. Anche in questo caso, lavori bloccati e caos in una Piazza Politeama sventrata e privata degli alberi, con via Emerico Amari chiusa al traffico, via Sicilia chiusa al traffico, viale Lazio chiusa al traffico. E il gruppo imprenditoriale che stava realizzando tale opera sotto inchiesta per reati gravissimi. Un disastro.

Il Tram – che avrebbe avuto un senso logico dopo il completamento del Passante ferroviario – è stato completato in frett’e furia prima del Passante, sia per giustificare tutte le grandi opere ferroviarie bloccate, sia per tentare di far passare tale opera come realizzata con i fondi europei per arraffare altri soldi da Bruxelles. Appalti, soldi, appalti.

Tra l’altro, il Tram – 15 chilometri di strada ferrata senza gallerie – è costato una cifra sproporzionata: oltre 320 milioni di Euro (su tale vicenda si aspetta il pronunciamento della Corte dei Conti).

Morale: dopo una spesa di oltre un miliardo e 200 milioni di Euro in opere ferroviarie che hanno devastato una città funziona solo un Tram che serve meno dell’1 per cento della popolazione di Palermo, incasinando la vita a tutti gli altri cittadini, alle prese con strade tutte buche, interruzioni, trincee.

E questo sarebbe il trasporto “sostenibile”? E per questo farsesco e grottesco trasporto “sostenibile” famiglie e imprese siciliane si sarebbero dovute svenare?

Egregio sindaco, gliela possiamo dire una cosa? Se lei non è in grado di amministrare può sempre andarsene a casa. Eviterà altre brutte figure.

Foto tratta da retepalermo.it  

 

 

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