L’Ars e l’azzeramento dei crediti storici della Regione verso lo Stato: perché il silenzio di sindacati e imprenditori?

L’Ars e l’azzeramento dei crediti storici della Regione verso lo Stato: perché il silenzio di sindacati e imprenditori?
3 marzo 2016

Con la vergognosa manovra economica e finanziaria 2016 approvata ieri dal Parlamento siciliano a maggioranza ‘ascara’ lo Stato ruba un’altra barca di soldi alla nostra Regione. Come mai le forze sociali ed economiche della nostra sempre più disastrata Isola non fiatano? Sui sindacati la risposta – a parte qualche eccezione – è scontata: di fatto, sono dei ‘collaborazionisti’ del governo Renzi. Diverso il discorso per gli imprenditori e per i professionisti. Che dovrebbero ribellarsi. Perché diventa importante la manifestazione del 30 Marzo contro il governo Crocetta: unico presidente della Regione che non si è appellato contro le trivelle 

Non mancherà certo il tempo di illustrare e commentare la manovra economica e finanziaria approvata ieri dal Parlamento siciliano. Del resto, i lettori che ci seguono – e che crescono di giorno in giorno – hanno già letto e commentato insieme con noi tutti i passaggi salienti di questa pessima manovra varata da un’Assemblea regionale siciliana a maggioranza ‘ascara’. In attesa di leggere il testo che verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione ci cimentiamo in qualche considerazione politica.

Il primo elemento che salta agli occhi è il ricatto politico operato dal governo Renzi. Roma, negli ultimi due anni, ha massacrato le finanze della nostra Regione calpestando ripetutamente lo Statuto. Né il governo di Rosario Crocetta, né la presidenza dell’Ars si sono opposti. Nel caso del presidente della Regione, non c’è da stupirsi: è un esponente del PD – lo stesso partito di Renzi – ed è quello che, nella primavera del 2014, ha siglato con l’esecutivo nazionale il ‘Patto scellerato’, regalando a Roma oltre 5 miliardi di Euro che una sentenza della Corte Costituzionale aveva assegnato alla Regione siciliana.

Diverso è il discorso per il presidente dell’Ars, che è il garante del Parlamento siciliano. Dall’onorevole Giovanni Ardizzone – soprattutto in occasione di questa vergognosa Finanziaria – ci si sarebbe aspettati un moto di ribellione, almeno un segnale di discontinuità rispetto agli ultimi due anni. Invece dalla presidenza dell’Ars non è arrivata alcuna voce di dissenso verso l’ennesima prepotenza romana.

Ognuno, quando si è al vertice delle istituzioni, si assume le proprie responsabilità verso la storia: che non sempre, egregio onorevole Ardizzone, è la storia compiacente scritta dagli storici di regime: tipo quelli che, ancora oggi, celebrano le ‘gesta’ di quel ‘bandito’ di Garibaldi e degli assassini di casa Savoia. Insomma, non è detto che le nefandezze che avete avallato con questa legge passeranno nel silenzio generale.

Le nefandezze che il Parlamento siciliano a maggioranza ‘ascara’ ha approvato ieri sono tante e noi, nei giorni scorsi, li abbiamo abbondantemente raccontate: il ‘furto con destrezza’ ai danni del Fondo pensioni dei dipendenti regionali: 50 milioni di Euro che non risolveranno i gravissimi problemi finanziari dei Comuni; e altri 9 milioni di Euro che ritarderanno di un mese, forse di due mesi, il fallimento delle ex Province.

Segue a ruota il papocchio sui 24 mila forestali, ai quali, di fatto, è stato bloccato il turn over, con i sindacalisti che hanno convinto gli stessi operai della Forestale che, tra quattro mesi, tutto tornerà come prima: cosa non vera (per onestà di cronaca, va detto che l’UGL siciliana non sta prendendo parte alla congiura del silenzio su tale vicenda).

La lista delle nefandezze è lunga: come dimenticare la bizzarra ‘ingiunzione’, formulata a carico dei Comuni, che li obbligherebbe a stabilizzare i precari, altrimenti, è scritto nella legge, la Regione non erogherà agli stessi Comuni i fondi che, di fatto, gli nega già (per la cronaca, i Comun i siciliani sono creditori, verso la Regione, del 50% dei fondi a valere sul 2015…).

In questa ‘raccomandazione’ da ‘vecchia Sicilia’ (la parola sarebbe un’altra…) c’è tutta la vecchia politica siciliana: i 24 mila precari dei Comuni vanno tenuti in caldo per le prossime elezioni, perché con le loro famiglie sono una parte fondamentale del blocco sociale di circa 800 mila-un milione di siciliani che debbono riassicurare l’elezione agli ‘ascari’ che oggi governano la Regione. Il tutto alla faccia dei giovani siciliani che hanno frequentato bene Licei e Università che, in buona parte, saranno costretti ad emigrare. 

E che dire dello scippo di 127 milioni dalla sanità siciliana? Soldi che, pe ril 50% verserà lo Stato, ha detto – mentendo e sapendo di mentire – l’assessore alla Salute, Baldo Gucciardi, esponente di quella banda di rinnegati della Dc (o della sinistra Dc: sono sinonimi) che ha dato vita, assieme ai rinnegati dell’ex Pci, al ‘glorioso PD (i dettagli di questo ennesimo imbroglio contabile ai danni della Regione li potete leggere qui).

Gli argomenti sarebbero ancora tanti. Ma ce n’è uno che dobbiamo sottolineare con forza e, nei giorni scorsi, è stato segnalato da Sicilia Nazione e dal professore Massimo Costa di Siciliani Liberi: l’azzeramento, con l’approvazione di questa manovra, dei crediti storici che la Regione vanta verso lo Stato.

“Questi crediti – hanno sottolineato ieri, ancora una volta, gli esponenti di  Sicilia Nazione – che dovevano essere definiti attraverso un accordo in sede di Commissione Paritetica, non sono stati quantificati sulla base delle nuove leggi di contabilità e non sono quindi stati inseriti in questo bilancio. A questo si aggiunge l’accordo forfettario contenuto negli allegati alla Finanziaria, che calcola in appena un miliardo e quattrocento milioni il credito con lo Stato, determinando con ciò l’azzeramento di tutto il pregresso”.

Per la cronaca, Sicilia Nazione ha pubblicato nel proprio sito tutti i nomi e le foto dei deputati regionali che hanno approvato la Finanziaria e il Bilancio: “Hanno tradito i loro elettori e tutti i siciliani, facendo perdere risorse indispensabili. È giusto che siano ricordati e condannati dall’opinione pubblica per quello che hanno fatto”.

Restano alcune domande. Tolti i sindacati, che a parte qualche eccezione, di fatto, sono solo i “collaborazionisti” del governo Renzi (se siete interessati all’ascarismo e al collaborazionismo vi consigliamo la seconda puntata del video Suite siciliana del dottore Franco Busalacchi che trovate sul nostro sito, sulla destra in alto), non riusciamo a capire perché i vertici delle varie organizzazioni imprenditoriali della nostra Isola – Confindustria Sicilia, Confartigianato, CNA, Confesercenti, Confcommercio, CIA, Confagricoltura, Coldiretti e via continuando con le altre sigle – tacciano ai propri iscritti un fatto così grave.

L’azzeramento di tutti i crediti storici della Sicilia nei riguardi dello Stato danneggerà ulteriormente la già fragilissima economia siciliana: saranno centinaia e centinaia di milioni di Euro che invece di essere restituiti alla nostra Regione resteranno a Roma. Sono soldi che anche gli imprenditori siciliani hanno versato pagando le tasse e che avrebbero dovuto rientrare in Sicilia. Di questo ulteriore impoverimento anche loro – gli imprenditori iscritti a queste organizzazioni – ne pagheranno, e pesantemente, le conseguenze. 

E allora perché i vertici di tali organizzazioni tacciono? Perché ‘loro’ – cioè i ‘capi’ di tali organizzazioni – sono ‘garantiti’ dal governo nazionale e dal PD sulla pelle dei propri iscritti?

E’ una domanda alla quale gli iscritti di queste organizzazioni – e non i ‘capi’ – debbono provare a dare una risposta.

Lo stesso discorso, per certi versi, vale anche per i professionisti che operano in Sicilia: cari ingegneri, cari architetti, cari geologi, cari agronomi, cari geometri e via continuando con tutte le professioni: l’azzeramento di questi crediti storici penalizzerà anche voi: anzi vi penalizzerà in modo più pesante e più beffardo, perché voi, forse, avete contribuito più di altre categorie, con le tasse che avete pagato nel corso degli anni, a formare i crediti che la Regione vantava verso lo Stato: crediti che il ‘vostro’ Parlamento a maggioranza ‘ascara’ ha azzerato!

Lo stesso discorso vale per gli avvocati: va da sé che se oggi i clienti non possono pagare le spese legali, ebbene, ciò è la diretta conseguenza della crisi economica: una crisi economica che l’azzeramento dei crediti storici della Sicilia verso lo Stato peggiorerà nei prossimi anni.

Non ci siamo dimenticati dei medici siciliani. Ai quali diciamo – con riferimento ai medici pubblici – che con l’attuale manovra approvata dall’Ars, i loro stipendi, bloccati, se non ricordiamo male, dall’ultimo governo Berlusconi, rimarranno tali, cioè bloccati, per i prossimi vent’anni e forse più.

E non ci siamo dimenticati nemmeno di noi giornalisti (soprattutto di quelli senza contratto). L’azzeramento ‘ascaro’ di questi crediti storici ridurrà ulteriormente le occasioni di lavoro. E peggiorerà la situazione di tutti i mezzi d’informazione, che avranno a disposizione meno risorse dalle pubbliche amministrazioni (con riduzioni crescenti nei prossimi anni).

Abbiamo il dovere di avvertirvi che fino a quando non vi ribellerete a questi ‘ascari’ che stanno affamando la Sicilia la situazione non potrà che peggiorare.

Come ribellarsi?

In primo luogo, non votando più per le forze politiche che ieri hanno approvato questa pessima manovra.

In secondo luogo, partecipando, in massa, alla manifestazione popolare indetta per il prossimo 30 Marzo a Palermo. La manifestazione nasce spontaneamente per dire “No” alle trivelle, in vista del referendum del 17 Aprile.

Per la Sicilia – anzi, per i siciliani – quella del 30 Marzo è una manifestazione importantissima: perché la Regione presieduta da Crocetta è stata l’unica tra le Regioni italiane interessate dagli effetti nefasti delle trivelle dei petrolieri a non presentare ricorso presso la Corte Costituzionale: un ricorso sacrosanto contro lo sfregio del mare e della terraferma.

Dunque la manifestazione del 30 marzo è l’occasione non soltanto per dire “No” alle trivelle nel Mediterraneo, ma anche per dire “No” al governo Renzi che sta massacrando i siciliani e al governo degli ‘ascari’ di Crocetta che ‘regge il sacco’ al Pinocchio del Mugello. 

 

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